Chiusura area a caldo, Grim: «Politica miope, stava producendo ed assicurava posti di lavoro»
“Al netto del lavoro fatto dalle organizzazioni sindacali in questi difficilissimi mesi, dove abbiamo assistito secondo me ad un unicum del nostro paese -istituzioni pubbliche ( comune e regione di centro destra) che hanno quasi “spinto “ per arrivare a chiudere un pezzo di produzione di una industria che stava producendo ed assicurava posti di lavoro, in nome del “ soddisfacimento di una - tragica per me- promessa elettorale e della mitologia della ahimè imperante decrescita felice (!)- stanno venendo al pettine i nodi che la chiusura dell’area a caldo della ferriera porterà con se’". Lo rileva Antonella Grim, Consigliera comunale Italia viva trieste.
"Nella necessità - continua la nota - , evidenziata anche dalle organizzazioni sindacali, che la regione assuma determinati e ulteriori impegni, nella assenza, a mio parere, ad oggi del comune, e nell’attesa di capire compiutamente quale potrà essere l’azione che metterà in campo l’autorità portuale, nei prossimi mesi operai e famiglie dovranno affrontare, alcuni forse lo spostamento del posto di lavoro, altri la cassa integrazione con il rischio di diminuzione della entrata mensile necessaria per sostenere la famiglia, altri l’incertezza sul possibile ricollocamento nelle nuove attività che forse sorgeranno nei nuovi spazi".
"Il cerino - conclude - , a mio modo di vedere, pare rischia di restare in mano ai lavoratori, tutelati ad oggi strenuamente dai sindacati che stanno gestendo una empasse che è iniziata dalla fine, dal chiudere senza prima aver definito l’accordo di programma. Continuo a ritenere tutto ciò figlio di una scelta politica miope, di brevissimo respiro, di “giacobinismo ambientale” che porterà trieste a privarsi di un altro pezzo di produzione industriale nazionale. Nell’attesa di diventare “ città turistica” che a girare in centro il 25 e il 26 non pareva proprio: tanti turisti certo, ma altrettanti esercizi commerciali chiusi. E provo vergogna solo a ricordare che qualcuno proponeva facili riconversioni nell’ambito dei servizi turistici a maestranze che lavorano la ghisa da più di vent’anni! Poveri noi, povera trieste!“
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