Trieste accende candele per l’Iran: in Ponterosso veglia per la libertà e per chi è caduto lottando
Trieste si prepara a un momento pubblico di raccoglimento dedicato all’Iran, con un’iniziativa che sceglie la forza quieta delle candele e delle parole misurate. L’appuntamento è fissato per sabato 24 gennaio, dalle 17:30 alle 19:30, in piazza Ponterosso, nel cuore della città: un luogo simbolico, attraversato ogni giorno da vite, incontri e passaggi, che per due ore diventerà spazio di memoria condivisa.
“Sono caduti dando forma al significato della libertà”
La locandina dell’evento porta un messaggio che non cerca slogan, ma un’immagine netta: persone che stringono una fiamma, una luce piccola e ostinata, mentre attorno si addensa la neve del dolore e del tempo. Al centro, la frase che fa da filo conduttore: “Sono caduti dando forma al significato della libertà. Ci riuniamo per onorare i loro nomi e portare avanti il loro cammino”. È un invito a non lasciare che i nomi diventino numeri, e che le storie si dissolvano nella distanza di un Paese lontano solo geograficamente.
Il senso di un gesto semplice che pesa come una scelta
Accendere una candela, in un contesto così, non è un gesto ornamentale: è una dichiarazione civile, sobria e concreta. È il modo più diretto per dire “ti vedo” a chi, dall’altra parte del mondo, è stato colpito, silenziato, spezzato. E insieme è un modo per ricordare che la libertà non è un concetto astratto da manuale, ma qualcosa che spesso si paga con il corpo, con la voce, con la vita.
Piazza Ponterosso come scena di comunità
La scelta di piazza Ponterosso non è neutra: è una piazza che non permette di “nascondere” l’evento in un angolo, perché è esposta, centrale, attraversata. È una piazza che obbliga a guardare, anche solo per un istante. E quell’istante, in eventi come questo, è già molto: perché è l’inizio di una presa di coscienza, di un pensiero che si ferma, di un’attenzione che si accende.
Un appuntamento che chiede rispetto, non rumore
L’iniziativa dedicata all’Iran si presenta come un momento di presenza e di memoria, senza spettacolarizzazioni. Un modo per onorare i nomi e, soprattutto, per non lasciare solo il loro cammino: quello evocato nel messaggio della locandina, che chiama in causa chiunque creda che il coraggio non debba essere archiviato come notizia di un giorno.