Tecnologie, disagio e diritto allo studio, Pd: “IA opportunità, ma scuola va sostenuta con risorse vere” (VIDEO)
La scuola come campo decisivo dove si intrecciano innovazione tecnologica, fragilità giovanili e responsabilità educative. È il quadro emerso durante l’incontro pubblico dedicato al rapporto tra istruzione e intelligenza artificiale, svoltosi a Trieste sabato 24 gennaio alla libreria Knulp. Un confronto che ha portato al centro non solo il tema delle nuove tecnologie in classe, ma anche il disagio giovanile, il diritto allo studio e il ruolo della scuola come presidio sociale.
Caterina Conti, segretaria regionale Pd Fvg, ha definito l’appuntamento un momento necessario per affrontare un argomento “molto vasto cui non ci si può sottrarre al giorno d’oggi”, sottolineando come le tecnologie entrino ormai stabilmente nella scuola, con ragazzi che ne sono attratti e spesso protagonisti. Proprio per questo, ha evidenziato, si tratta di una “grande sfida educativa”, perché questi strumenti devono essere imparati a gestire, altrimenti rischiano di diventare “un’arma a doppio taglio”.
Diritto allo studio e sostegno concreto a studenti e famiglie
Nel dibattito è intervenuta Irene Manzi, responsabile scuola Pd nazionale, richiamando l’impegno del partito nelle iniziative a sostegno delle politiche scolastiche, a partire dal diritto allo studio. Ha spiegato che l’attenzione si concentra su misure di welfare a favore di studenti e famiglie, come il supporto per l’acquisto dei libri scolastici, il sostegno alle spese legate ai trasporti per raggiungere le scuole e le risorse necessarie per garantire l’accesso all’istruzione. Ha ricordato inoltre come uno degli aspetti su cui si è insistito maggiormente in legge di bilancio riguardi l’edilizia scolastica, in un contesto segnato da tagli che hanno colpito proprio questa voce nel bilancio del Ministero dell’Istruzione.
Educazione sesso-affettiva, urgenza e confronto con le famiglie
Manzi ha collegato il tema scolastico anche ai più recenti episodi di cronaca, affermando che non si può non riflettere sulla necessità e sull’urgenza di interventi a favore dell’educazione sesso-affettiva nelle scuole. Ha ricordato che progetti e iniziative esistono già, ma in modo episodico e non omogeneo, e ha espresso una posizione critica verso impostazioni che condizionano questi percorsi al consenso preventivo delle famiglie o che ne limitano l’applicazione in alcuni ordini scolastici.
Secondo quanto dichiarato, le famiglie devono essere coinvolte, ma prevedere che la scuola debba consegnare preventivamente alle famiglie il materiale didattico per ottenerne il consenso viene letto come un atto di grave sfiducia nei confronti dell’istituzione scolastica. Una scelta che, a suo avviso, rischia di penalizzare proprio i più giovani, impedendo loro l’accesso a progetti ritenuti importanti in una fase definita di vera e propria emergenza educativa, in cui sarebbe invece necessario aiutare studenti e studentesse a comprendere emozioni, inquietudini e cambiamenti.
Intelligenza artificiale, da rischio a opportunità educativa
Sul fronte delle nuove tecnologie, Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale Pd Trieste, ha posto l’accento sul fatto che l’intelligenza artificiale rappresenta sì una sfida, ma soprattutto “una vera opportunità”. Ha spiegato che, come corpo docente e operatori della scuola, l’obiettivo è che l’IA non venga subita nell’ambito dell’istruzione, ma governata. Non bisogna averne paura, ma servono percorsi di accompagnamento sia per i docenti, in termini di formazione, sia per famiglie e alunni.
Paglia ha sottolineato che un uso corretto delle tecnologie può aiutare gli insegnanti ad affrontare le diversità all’interno delle classi, consentendo loro di dedicare più tempo alla relazione educativa e affettiva con gli studenti. Questo aspetto è stato collegato al contesto attuale, in cui si registra un disagio giovanile sempre più evidente nella quotidianità scolastica.
Disagio giovanile e risposta educativa a tutto campo
Nel corso del confronto si è parlato anche di episodi gravi che coinvolgono ragazzi in ambito scolastico, richiamati come segnali di un malessere diffuso. Caterina Conti ha affermato che situazioni di questo tipo vanno trattate con chiarezza e fermezza, parlando con i ragazzi e reprimendo comportamenti gravi, ma ha anche sottolineato la necessità di un lavoro educativo a tutto campo. Episodi simili vengono letti come figli anche di una mancata presa in carico di fragilità, problemi familiari e personali, e richiedono un impegno fatto di educazione, confronto e ascolto, per insegnare ai giovani come stare nel mondo e nella comunità civile.
Anche dal punto di vista scolastico è stata ribadita l’urgenza di restituire centralità alla relazione educativa. L’idea emersa è che le tecnologie, se utilizzate nel modo giusto, possano alleggerire il carico e aiutare i docenti, ma non sostituire il ruolo fondamentale della scuola come luogo di crescita umana, emotiva e sociale.
Nel quadro delineato durante l’incontro di Trieste, la scuola appare così come il punto in cui si incrociano innovazione digitale, sostegno concreto alle famiglie e risposta alle nuove fragilità giovanili, in una fase storica in cui educazione e tecnologie sono chiamate a camminare insieme, senza perdere di vista il benessere e la crescita dei ragazzi.
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