Celebrata la liberazione di Trieste nell'81mo anniversario dalla fine dell'occupazione jugoslava

Questa mattina nella Sala del Consiglio comunale si è svolta la cerimonia per l'81º anniversario della fine dell'occupazione jugoslava di Trieste (1° maggio-11 giugno 1945) e per la contestuale quinta Giornata della liberazione della città di Trieste dall'occupazione jugoslava (istituita con deliberazione della Giunta comunale del 26 maggio 2020). Nota anche come il periodo dei 40 giorni, l'occupazione è negativamente ricordata per i gravi fatti che avvennero. Da parte della polizia politica vi furono arresti, uccisioni e deportazioni, richiamati anche nella motivazione della concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Citta di Trieste, nel significativo passaggio:“Sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria”. In occasione della cerimonia, il presidente del Consiglio comunale, Francesco di Paola Panteca, ha portato il suo saluto alle autorità presenti. “Oggi ci ritroviamo nella sala dei cittadini per ricordare l'81° anniversario di Trieste della fine dei quaranta giorni di occupazione che seguirono la conclusione della Seconda guerra mondiale, una delle pagine più dolorose della storia cittadina”.
Nell'intervento il presidente del Consiglio comunale, Francesco di Paola Panteca ha ricordato come il 12 giugno 1945 abbia segnato il ritorno delle libertà fondamentali e la possibilità per i triestini di guardare nuovamente al futuro con speranza, riaffermando la propria identità e i valori della libertà e della democrazia. Panteca ha inoltre sottolineato l'importanza di custodire la memoria delle vittime e di trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà, affinché tragedie simili non si ripetano. La commemorazione si è conclusa con un richiamo ai principi del rispetto reciproco, della convivenza, del dialogo e della difesa della dignità umana. L'assessore alle Politiche delle finanziarie Everest Bertoli, in rappresentanza del Sindaco, ha tenuto l'intervento di commemorazione.
“Pace. Democrazia. Libertà. Amor di Patria. È in nome di questi valori che il 25 aprile 1945 si compì l’insurrezione generale in Italia settentrionale contro i nazifascisti. Nel resto d’Italia fecero seguito alle insurrezioni l’arrivo delle truppe inglesi ed americane, il coinvolgimento dei vertici partigiani nell’amministrazione territoriale, manifestazioni patriottiche e festeggiamenti. Il primo maggio 1945 nulla di tutto ciò avvenne, poiché giunsero a Trieste le truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, le quali avevano già reso noto che il loro intento non era solo la legittima liberazione del territorio jugoslavo dagli occupanti stranieri e dai loro collaborazionisti”, ha esordito l'assessore Bertoli.
“Ecco quindi che il primo maggio del 1945 per Trieste la Venezia Giulia non ci fu la liberazione, bensì l’inizio di una nuova occupazione straniera. Le immagini che celebrano il 25 aprile nel resto d’Italia mostrano le persone accogliere in piazza partigiani e militari alleati sventolando bandiere tricolori. Per la nostra città l’immagine più iconica è quella dei finanzieri, simbolo della presenza dello Stato italiano, che vengono incolonnati dai partigiani jugoslavi ed avviati ad una breve prigionia che si concluderà con l’eliminazione alla foiba di Basovizza”.
“A Trieste il 5 maggio 1945 chi scese in piazza per ribadire l’appartenenza all’Italia di queste terre fu preso a fucilate dai militari jugoslavi e ancora oggi una lapide in via Imbriani ci ricorda i morti di quella giornata - ha continuato Bertoli -. D’altro canto appena arrivati in città gli jugoslavi esautorarono i comandi partigiani italiani e spostarono le lancette degli orologi sul fuso orario di Belgrado, perché la città doveva diventare jugoslava”.
“Delazioni e arresti, deportazioni e uccisioni in foiba, marce forzate e campi di concentramento, terrore e repressione. Queste erano le caratteristiche della liberazione declinata secondo Josip Broz detto Tito. Una sorte che toccò anche altre località che per il diritto appartenevano comunque all’Italia finché una conferenza di pace non avrebbe determinato un nuovo confine in maniera internazionalmente riconosciuta”.
“L’arrivo nel capoluogo giuliano delle truppe neozelandesi, avanguardia della armate alleate, poche ore dopo la presa del potere jugoslava consentì comunque a Churchill di affermare che era stato messo un piede nella porta prima che si chiudesse. Certo, nelle settimane seguenti gli anglo-americani dovettero assistere alle pratiche jugoslave del terrore senza poter reagire adeguatamente per evitare scontri con un esercito che era stato riconosciuto come alleato e rappresentativo della rinascente Jugoslavia. La presenza degli Alleati a Trieste consentì almeno la possibilità di aprire una trattativa con la Jugoslavia per delineare una spartizione provvisoria in attesa delle decisioni della conferenza di pace”.
“Trieste, Gorizia e Pola da una parte, il resto dell’Istria e Fiume dall’altra. Liberazione da una parte, oppressione dall’altra. Il 12 giugno 1945 vide l’uscita dalla nostra città delle truppe jugoslave e le immagini che abbiamo ben presente mostrano piazza Unità d’Italia piena di persone che salutano le truppe angloamericane sventolando il tricolore e non più parate di jugoslavi provenienti soprattutto dall’entroterra per rivendicare una prevalenza slava nella popolazione ed un’accettazione entusiasta del nuovo ordine che non avevano alcun fondamento.
Trieste, Gorizia, Monfalcone e Muggia riconoscono il valore del 25 Aprile come celebrazione nazionale della Liberazione dal nazifascimo, ma hanno istituito inoltre la ricorrenza del 12 giugno. In aggiunta e non in contrapposizione. Per ricordare che dopo la terribile presenza nazista nelle forme della Zona di Operazione Litorale Adriatico ci sono stati i quaranta giorni di terrore comunista titino”.
“Per ricordare il giorno in cui chi era italiano ha potuto manifestarlo senza temere per la propria vita come chi era sloveno era libero di esprimersi nella propria lingua. Per ricordare che una risoluzione del Parlamento europeo ha equiparato i crimini del comunismo a quelli del nazismo ed il nostro territorio ha sperimentato entrambi. Per ricordare che il Presidente Sergio Mattarella ed il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor si sono tenuti per mano in silenzio davanti al Monumento nazionale della foiba di Basovizza, nella quale proprio in quei quaranta giorni di occupazione si consumarono esecuzioni sommarie ed eccidi. Per ricordare che grazie a quella vera liberazione oggi noi possiamo dire:Viva la libertà, viva la democrazia, viva Trieste italiana”, ha concluso Bertoli. Il prosieguo del programma della Giornata ha previsto l'Alzabandiera in piazza Unita d’Italia, la deposizione di una corona alla lapide che ricorda l'evento nel Parco della Rimembranza, infine l'Ammainabandiera solenne.
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