giovedì 16 luglio 2026
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Il Comune informa

70 Anni di Trieste Italiana: Il Ricordo Musicale di Giulio Viozzi a Palazzo Gopcevich

Luca Marsi·
70 Anni di Trieste Italiana: Il Ricordo Musicale di Giulio Viozzi a Palazzo Gopcevich

Vola colomba, 70° anniversario del ritorno di Trieste all'Italia

Trieste 1954, la ripartenza

La musica da camera di Giulio Viozzi - Secondo appuntamento

Mercoledì 6 novembre 2024 ore 17.30

Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl (Palazzo Gopcevich, Via Rossini 4)

Il Trio di Trieste e la musica da camera di Giulio Viozzi sono al centro della conferenza-concerto proposta dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” nella Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini, 4), in calendario mercoledì 6 novembre 2024 alle ore 17.30, quale secondo della terna di appuntamenti, a cura di Stefano Bianchi, dedicata alla musica da camera di Giulio Viozzi (1912-1984), nell’ambito della attività culturali realizzate dal Comune di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nella ricorrenza del 70° anniversario del ritorno di Trieste all'Italia.

Nel catalogo delle composizioni di Viozzi scritte per trio, ai sempre presenti violoncello e pianoforte si alternano il clarinetto, il violino e il flauto. L’occasione di scrittura fu la presenza in città di alcune formazioni cameristiche particolarmente care all’autore, tutte formate da colleghi, amici e compagni d’arte: il Trio Ars Nova di Bruno Bidussi (pianoforte) Giorgio Brezigar (clarinetto) e Guerrino Bisiani (violoncello); il Trio di Trieste di Dario De Rosa (pianoforte), Renato Zanettovich (violino) e Libero Lana (violoncello); il Trio Pro Musica di Roberto Repini (pianoforte), Bruno Dapretto (flauto) e Adriano Vendramelli (violoncello).

Protagonisti dell'appuntamento di mercoledì 6 novembre, al centro del quale figura il Trio composto da Viozzi per il Trio di Trieste, sono Marco Favento (violino), Massimo Favento (violoncello) e Corrado Gulin (pianoforte) del Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum, coadiuvati per i contributi musicologici e aneddotici da Corrado Maurel, pubblicista e critico musicale.

“Tutto può la volontà” era solito dire Giulio Viozzi a Dario De Rosa, pianista del Trio di Trieste, formazione emergente del panorama musicale triestino nei primi anni ’50, destinata ad imporsi incontrastata a livello nazionale ed internazionale per circa mezzo secolo.

Dario De Rosa, che non lesinava ironia nel descrivere l’inguaribile attivismo musicale e culturale di Viozzi, lo paragonava a Emil Zatopek, “l’uomo cavallo”, leggendario atleta alle Olimpiadi di Londra negli anni ’50. Eppure nel descrivere tale metodica efficienza, De Rosa forse non si accorgeva che stesse parlando anche di sé e dei suoi due compagni d’arte: Renato Zanettovich e Libero Lana. In occasione del loro settecentesimo concerto (lunedì, 16 maggio 1955), Viozzi scrisse che “la loro Arte, che non conosce rivali, non ammette soste nel suo cammino ininterrotto. Non bastano i limiti della trascendenza: il Trio di Trieste cerca e scopre nuove zone di espressione sonora, nuove verità nel cielo più alto della verità musicale”.

Forse è sulla scia di questa esaltazione che nel 1956 Giulio Viozzi compose, e dedicò loro, il suo Trio per violino, violoncello e pianoforte, opera complessa in tre movimenti (“Incontro”, “Canzone”, “Rapsodia”). Componendola, Viozzi, uomo dall’inesauribile humor quotidiano, forse si divertì a prendere in giro la proverbiale fusione tecnica dei suoi amici del Trio di Trieste: nell’“Incontro” gli strumenti sembrano “non incontrarsi mai”, visto il continuo inseguirsi contrappuntistico che sembra più una corsa ad ostacoli che un cammino congiunto; parimenti la “Canzone”, a parte lo spunto iniziale (poi ripreso alla fine), è una sistematica ricerca di un tema che fa penare chi suona e chi ascolta; la “Rapsodia”, infine, mette insieme ritmi jazzistici alla Dave Brubeck (Take Five + due!) con una singolare marcetta, tra Casella e Stravinskij, tesa a “far deragliare” prima o poi gli strumenti.

L’attaccamento di Viozzi agli strumenti ad arco, soprattutto violino e violoncello, va al di là del rapporto con il Trio di Trieste: la singolare Serenata per violoncello e pianoforte, scritta nel 1933, è uno dei suoi primi brani. Lo stile risente ancora tantissimo della “scuola” del primo ’900; la ricerca della cantabilità si impone quale un 'dovere' necessario per la valorizzazione dello strumento, caratteristica presente anche in “Pensiero” (scritto nel maggio del 1938, in memoriam dell’amico Corrado Valdiserri) e nella Prima Sonata per violino e pianoforte, opera ancora di brevi proporzioni, composta nel febbraio del 1946, ma già con le tracce degli stilemi che negli anni ’50 forgeranno definitivamente la linea estetica del compositore.

Il terzo e ultimo appuntamento con le musiche per Trio di Giulio Viozzi avrà luogo mercoledì 13 novembre, con le composizioni dedicate al Trio Pro Musica (e al flauto).

L'ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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