Il disegno segreto del proteo: la ricerca triestina che svela l’identità di ogni individuo grazie alla luce ultravioletta

Dopo i record di dimensioni registrati nel corso sotterraneo del Timavo, dove alcuni protei hanno raggiunto i 100 grammi di peso e i 32 centimetri di lunghezza, arriva una scoperta che apre nuove prospettive nello studio di questo straordinario anfibio.
La ricerca, firmata da Chiara Manfrin del Dipartimento Scienze della Vita dell' Università degli Studi di Trieste e da Marco Restaino della Società Adriatica di Speleologia, approfondisce la conoscenza delle grotte del Carso triestino.
A oltre due secoli dalla nascita della speleologia, questo territorio continua a offrire importanti opportunità di ricerca.
Al centro dello studio c’è il proteo, l’iconico anfibio delle grotte carsiche. Una specie discreta e affascinante, strettamente legata agli ambienti sotterranei e agli acquiferi del Carso.
"La conservazione del territorio e degli acquiferi passa anche attraverso lo studio degli animali che li abitano. Da qui nasce la necessità di monitorare le popolazioni di proteo presenti sul Carso, sviluppando un sistema capace di riconoscere individualmente ogni esemplare, seguirne gli spostamenti e comprenderne la presenza nei diversi siti", racconta Marco Restaino, aggiungendo che a prima vista, i protei sembrano quasi identici, ma sotto la luce ultravioletta, però, la loro pelle rivela macchie e colorazioni giallastre normalmente invisibili o difficili da distinguere.
Da questa caratteristica nasce l’intuizione alla base della ricerca.
Ogni proteo mostra un disegno cutaneo distintivo, simile a un’impronta digitale.
«Ci siamo resi conto che ogni proteo, illuminato con gli ultravioletti, svela un disegno segreto, unico per ciascun esemplare».
Il gruppo di ricerca, grazie agli obbligatori permessi ministeriali, ha documentato oltre 300 protei in una decina di grotte, realizzando il più ampio campionamento mai condotto nell’area. Il progetto ha inoltre prodotto una raccolta fotografica per il riconoscimento individuale attraverso la luce UV, la più ampia al mondo nel suo genere.
"Questo archivio sarà uno strumento prezioso per identificare i singoli esemplari e seguirli nel tempo, così per comprendere meglio le dinamiche delle popolazioni che abitano le cavità carsiche", commenta Chiara Manfrin.
Identificare senza danneggiare è
uno dei principali vantaggi della tecnica insieme al ridotto impatto sugli animali. In passato, l’identificazione individuale poteva richiedere l’iniezione sottocutanea, con aghi e siringhe, di materiali plastici destinati a creare marcature permanenti simili a tatuaggi.
Il riconoscimento fotografico con luce UV offre un’alternativa meno invasiva.
«Questa nuova metodica permette di ridurre al minimo lo stress degli esemplari. Con pochi secondi di esposizione alla luce UV e alcune fotografie, abbiamo tutti i dati che ci servono».
Le osservazioni avvengono direttamente in grotta, senza allontanare i protei dal loro ambiente. Dopo le fotografie, gli animali vengono subito liberati nel punto in cui sono stati osservati, riducendo al minimo il disturbo.
Con i primi 300 esemplari identificati, il lavoro è appena iniziato. La ricerca proseguirà sulle diverse popolazioni presenti nelle grotte carsiche, con l’obiettivo di riconoscere gli stessi individui a distanza di settimane, mesi o anni.
Il confronto delle immagini potrà fornire nuove informazioni sulla presenza dei protei nei singoli siti e sui loro spostamenti nel tempo e l' obiettivo è costruire gradualmente un quadro più completo della vita di questo anfibio enigmatico, unendo osservazione scientifica, documentazione fotografica e tutela degli animali a fini di conservazione. Particolare importante alla luce delle recenti scoperte di una specie endemica italiana.
A oltre due secoli dalla nascita della speleologia, il Carso dimostra ancora una volta quanto il suo mondo sotterraneo abbia da raccontare. Oggi, grazie alla luce ultravioletta, anche le minuscole macchie gialle sulla pelle di un proteo possono diventare la chiave per riconoscere un individuo e seguirne la storia nel tempo.
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