Zona Bianca, l’assedio delle crociere su Retequattro: Trieste soffocata dai giganti del mare

A Zona Bianca, il programma di approfondimento di Rete4, si è parlato della situazione di Trieste e del rapporto sempre più complesso tra la città e il turismo crocieristico. Negli ultimi anni, la trasformazione è stata evidente: da porto tranquillo e marginale rispetto ai grandi flussi internazionali, Trieste è diventata una delle mete principali per le grandi navi che, impossibilitate ad attraccare a Venezia, hanno trovato nella città giuliana il nuovo punto di approdo.
Dal 2019 ad oggi, i numeri sono cresciuti in modo impressionante: dai 177.000 crocieristi registrati allora si è passati a oltre mezzo milione in pochissimi anni. Una crescita che ha profondamente modificato il volto della città e che è stata notata anche all’estero, tanto che il New York Times ha definito Trieste “la nuova Venezia”. Un paragone che però divide: per qualcuno un riconoscimento prestigioso, per altri un segnale del rischio di snaturamento dell’identità cittadina.
la città divisa tra opportunità e disagi
Il servizio di Zona Bianca ha raccolto le voci di molti triestini che vivono quotidianamente questo fenomeno. Le grandi navi attraccano proprio davanti a piazza Unità d’Italia, portando migliaia di turisti nel cuore del centro storico. C’è chi parla di nuove occasioni per il commercio e di una visibilità internazionale senza precedenti. Ma sono numerose anche le critiche:
- flussi diretti altrove: molti passeggeri, arrivati a Trieste, vengono subito trasferiti a Venezia lungo percorsi in cui non trovano esercizi commerciali, lasciando alla città pochi benefici economici;
- disagi acustici: già dalle prime ore del mattino, verso le 6 o le 6:30, gli altoparlanti di bordo trasmettono gli annunci ai passeggeri, udibili anche dalle abitazioni vicine;
- inquinamento atmosferico: le navi mantengono accesi i generatori 24 ore su 24, producendo fumi che, secondo i residenti, riempiono l’aria di sostanze nocive;
- problemi di mobilità urbana: la pista ciclabile recentemente realizzata viene spesso chiusa con transenne per motivi di sicurezza, oppure occupata dai trolley dei turisti.
Un residente ha raccontato: «Io abito tre file di case dietro, leggermente in alto, e sento distintamente gli annunci delle navi. È uno spettacolo sconcertante».
richieste di trasparenza
La popolazione locale non sembra contraria in assoluto al turismo, ma chiede una gestione più equilibrata. «Non si può scaricare la colpa sul turista», affermano alcuni cittadini, «la responsabilità è di chi non gestisce questo fenomeno evitando storture».
La proposta condivisa è quella di istituire un osservatorio indipendente che analizzi i costi e i benefici del turismo crocieristico: dall’impatto ambientale ed economico fino alla vivibilità della città. L’obiettivo è avere dati concreti su cui basare decisioni future, evitando che la questione resti solo terreno di scontro tra favorevoli e contrari.
una trasformazione in corso
Quel che è certo è che Trieste sta vivendo una fase di trasformazione rapida e profonda. Il porto, che per decenni era rimasto ai margini dei grandi flussi turistici, è oggi al centro di strategie internazionali. L’arrivo delle navi ha cambiato il panorama urbano: i giganti del mare sono alti come i palazzi circostanti e creano un forte impatto visivo, oltre che ambientale.
Il dibattito è destinato a proseguire, e il caso di Trieste rappresenta un esempio emblematico di come il turismo di massa possa generare al tempo stesso opportunità e tensioni.
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