Via Sulpicio-via del Pane Bianco: al via bonifica bellica, poi nascerà un nuovo giardino pubblico

Prenderanno il via domani, mercoledì 16 settembre, le operazioni di Bonifica Bellica Sistematica Terrestre nell'area compresa tra via Sulpicio e via del Pane Bianco a Trieste. Un intervento preventivo necessario a causa del rischio residuo legato alla possibile presenza nel sottosuolo di ordigni inesplosi risalenti ai bombardamenti alleati del 10 giugno 1944.
Le operazioni dovrebbero concludersi indicativamente il 23 settembre, condizioni meteorologiche permettendo, e rappresentano un passaggio indispensabile verso la futura trasformazione dell'area in un nuovo spazio pubblico verde.
Il progetto, attualmente in fase di progettazione e inserito nel finanziamento europeo PR FESR 2021-2027 della Regione Friuli Venezia Giulia, prevede infatti la realizzazione di uno spazio verde accessibile, un'area giochi inclusiva, un parcheggio drenante alberato, la valorizzazione dei muretti di pastino e percorsi dedicati alla biodiversità urbana.
Il rischio risale ai bombardamenti del 1944
Dietro la bonifica c'è una pagina della storia di Trieste che riemerge, letteralmente, dal sottosuolo.
Secondo quanto comunicato dal Comune, l'area presenta infatti un rischio residuo di presenza di ordigni bellici inesplosi riconducibile ai bombardamenti alleati del 10 giugno 1944, che interessarono anche lo stabilimento ILVA di Servola e le zone circostanti.
La documentazione storica segnala inoltre la presenza di ordigni inesplosi nel territorio servolano, tra i quali uno in via dei Vigneti.
A rendere ancora più significativa la necessità degli approfondimenti c'è anche una testimonianza diretta raccolta negli anni.
La testimonianza: «Un ordigno penetrò nel terreno»
Un residente avrebbe riferito di aver assistito durante il bombardamento alla penetrazione nel terreno di un ordigno di grosso calibro, stimandone la profondità in circa cinque metri.
La testimonianza, insieme agli altri elementi raccolti nel tempo, ha contribuito a mantenere alta l'attenzione sull'area.
Tra il 2004 e il 2018 sono state infatti effettuate diverse attività di indagine, comprendenti rilievi magnetometrici, GPR e sopralluoghi degli organismi competenti.
Le verifiche non hanno però interessato l'intera zona e non hanno permesso di escludere in maniera generalizzata l'eventuale presenza di residuati bellici nel sottosuolo.
Le precedenti indagini avevano interessato circa 450 metri quadrati
In particolare, le indagini geofisiche effettuate dall'Università di Trieste tra il 2015 e il 2018 hanno riguardato circa 450 metri quadrati, mentre nelle precedenti verifiche erano stati individuati complessivamente circa 6.000 metri quadrati come area da sottoporre ad approfondimento.
L'area interessata dall'attuale intervento ha invece una superficie complessiva di 4.346 metri quadrati.
Proprio il permanere del rischio ha determinato negli anni l'adozione di specifiche ordinanze comunali che vietano lo scavo e la movimentazione del terreno.
Il via libera dell'Esercito
Adesso si passa alla nuova fase operativa.
A seguito del Documento Unico di Bonifica trasmesso il 9 settembre, il 5° Reparto Infrastrutture di Padova, Ufficio B.C.M. dell'Esercito Italiano, ha rilasciato l'11 settembre il parere vincolante positivo, autorizzando il Comune di Trieste ad avviare le operazioni sul campo.
L'intervento sarà eseguito dalla società specializzata S.O.S. Bonifiche S.r.l., iscritta all'albo del Ministero della Difesa.
Prima si controllerà il primo metro di terreno
Le verifiche saranno effettuate secondo le direttive ministeriali vigenti.
La prima fase comprenderà il rilievo e il taglio controllato della vegetazione spontanea necessario a rendere accessibile il terreno, salvaguardando gli alberi d'alto fusto.
Si procederà quindi alla bonifica superficiale attraverso rilevatori elettromagnetici fino alla profondità di un metro.
Successivamente scatterà la fase più profonda delle indagini.
Trivellazioni e sonde fino alla quota del possibile ordigno
La bonifica profonda verrà effettuata mediante perforazioni verticali non a percussione, organizzate secondo una maglia di 2,80 per 2,80 metri.
All'interno delle perforazioni saranno introdotte sonde magnetometriche che scenderanno fino alla quota d'impatto stimata dell'ordigno.
L'obiettivo è verificare in maniera sistematica il sottosuolo e garantire la massima sicurezza sia alle maestranze che dovranno successivamente lavorare nell'area sia alle persone che in futuro utilizzeranno il nuovo spazio pubblico.
Il Comune precisa infatti che la bonifica rappresenta una normale e doverosa procedura preventiva prevista prima dell'avvio di opere pubbliche che comportino scavi in aree caratterizzate da un rischio residuo di natura bellica.
Dopo la bonifica potrà partire il nuovo giardino
Il futuro dell'area guarda però decisamente oltre il suo passato bellico.
Una volta concluse le indagini e ottenuto il certificato finale di bonifica, sarà formalmente revocato il divieto di scavo. A quel punto potrà proseguire l'iter per il nuovo giardino pubblico.
Il progetto punta a consegnare alla comunità uno spazio completamente riqualificato e accessibile, con verde, giochi inclusivi, parcheggi alberati e drenanti, percorsi dedicati alla biodiversità e valorizzazione degli elementi caratteristici del territorio.
Prima, però, bisognerà fare i conti con ciò che potrebbe essere rimasto sotto terra da oltre ottant'anni: dal 16 settembre le sonde cercheranno di chiudere definitivamente una questione aperta dai bombardamenti del 1944 e consentire all'area di iniziare una nuova vita.
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