Trieste sorprende: uno studio dell'Università rileva 18 specie di mammiferi, anche gatto selvatico e puzzola

Per la prima volta il territorio comunale di Trieste dispone di una fotografia scientifica sulla presenza dei mammiferi selvatici. Uno studio coordinato da Alessio Mortelliti, docente di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università degli Studi di Trieste, ha infatti documentato la presenza di 18 specie di mammiferi di media e grande taglia, offrendo nuovi strumenti per la tutela della biodiversità e la pianificazione ambientale.
La ricerca rappresenta il primo monitoraggio sistematico mai realizzato all'interno del Comune e colma una significativa lacuna nelle conoscenze sul patrimonio faunistico del territorio.
Oltre 2.300 notti di osservazione senza disturbare gli animali
L'indagine è stata svolta tra novembre 2025 e febbraio 2026 attraverso una metodologia completamente non invasiva basata sul fototrappolaggio.
I ricercatori hanno installato 156 fototrappole, distribuite in 78 punti di monitoraggio tra aree naturali e periurbane del Comune di Trieste, accumulando oltre 2.300 notti di osservazione. Le telecamere si sono attivate automaticamente al passaggio degli animali, permettendo di documentarne la presenza senza alterarne il comportamento.
Diciotto specie censite, tra le più rare anche gatto selvatico e puzzola
Lo studio ha confermato una notevole ricchezza faunistica. Tra le specie più diffuse figurano capriolo, cinghiale e sciacallo dorato.
Particolarmente significativo è stato anche il rilevamento del gatto selvatico e della puzzola, specie considerate di elevato interesse conservazionistico e la cui presenza in un territorio così vicino all'area urbana rappresenta un risultato di grande valore scientifico.
Le prime mappe sulla distribuzione della fauna
Oltre a censire le specie presenti, il gruppo di ricerca ha elaborato, attraverso modelli statistici avanzati, le prime mappe che descrivono la probabilità di presenza e l'abbondanza dei mammiferi nei diversi ambienti del territorio comunale.
Le analisi riguardano aree forestali, ambienti carsici, zone agricole e contesti periurbani, fornendo indicazioni utili per comprendere il rapporto tra fauna selvatica e habitat e individuare le aree dove le diverse specie risultano maggiormente concentrate.
Il Carso e la Slovenia favoriscono la biodiversità
Secondo il coordinatore dello studio, Alessio Mortelliti, la straordinaria ricchezza di mammiferi osservata non è riconducibile ai cambiamenti climatici, bensì alla particolare posizione geografica di Trieste.
Il territorio comunale è infatti strettamente connesso dal punto di vista ecologico con il Carso e con le aree naturali della Slovenia. Questa continuità ambientale, insieme all'espansione dei boschi carsici registrata negli ultimi decenni, ha favorito la presenza di numerose specie selvatiche anche a poca distanza dal centro abitato.
Uno strumento utile per il futuro della città
I dati raccolti costituiranno una base scientifica importante per aggiornare le conoscenze sulla fauna presente nel territorio comunale e potranno essere utilizzati nelle future attività di conservazione della biodiversità, nella gestione faunistica e nella pianificazione urbanistica e ambientale di Trieste.
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