Trieste piange il professor Aldo Boiti, storico docente del Nordio e collaboratore dell’Università

Trieste piange il professor Aldo Boiti, scomparso improvvisamente nel pomeriggio di lunedì nella sua casa. Aveva 79 anni. La notizia della sua morte ha colpito profondamente chi lo conosceva, gli ex studenti, i colleghi e quanti, nel corso degli anni, avevano avuto modo di incontrarlo sia nel mondo della scuola sia in quello professionale, dove era conosciuto e stimato ben oltre il momento della pensione.
A darne notizia è la figlia, che ha scelto di condividere un ricordo essenziale ma denso di affetto e riconoscenza per una figura che a Trieste ha lasciato una traccia importante. Aldo Boiti era infatti noto soprattutto come docente di matematica al liceo Nordio, istituto nel quale ha insegnato e formato generazioni di studenti, mantenendo nel tempo il profilo di un insegnante apprezzato e di un professionista serio, rigoroso e molto stimato.
Accanto all’attività scolastica, Boiti aveva portato avanti anche una collaborazione con l’Università, altro tassello di un percorso professionale legato allo studio, alla formazione e alla trasmissione del sapere. La sua figura, nel racconto di chi oggi lo ricorda, emerge come quella di un uomo che ha fatto della competenza e della dedizione al lavoro una cifra costante della propria vita, mantenendo un forte legame con il mondo dell’insegnamento e della preparazione scientifica.
Nato a Tarcento nel 1945, il professor Aldo Boiti aveva però costruito a Trieste la parte più importante del suo percorso umano e professionale, stabilendosi in città e diventandone negli anni una presenza conosciuta. Alle sue radici familiari si legava anche la storia della famiglia materna, originaria di Montona d’Istria, elemento che aggiunge un ulteriore tratto biografico a una vita attraversata da geografie e memorie che parlano del confine, della cultura e delle appartenenze di questo territorio.
Oltre all’insegnamento, Aldo Boiti aveva svolto anche un’attività professionale specialistica come esperto qualificato presso gli istituti dentistici della regione, un impegno che aveva continuato a portare avanti anche dopo la pensione. Un dettaglio che restituisce bene l’idea di una persona rimasta attiva, presente e professionalmente coinvolta fino agli ultimi anni, capace di tenere insieme il rigore dell’insegnamento e quello di un lavoro tecnico e delicato, svolto con continuità e riconoscimento.
La morte è arrivata all’improvviso, nella sua abitazione, e secondo quanto riferito sarebbe stata provocata da un probabile infarto che non gli ha lasciato scampo. Una scomparsa repentina, che rende ancora più doloroso il saluto di chi gli voleva bene e di chi, in queste ore, sta cercando di mettere insieme il peso del lutto con il bisogno di ricordare una figura così significativa.
Nel messaggio della figlia, figlia unica, si avverte chiaramente proprio questo desiderio: non lasciare che la notizia resti confinata al dolore privato, ma far sì che il nome e il percorso di Aldo Boiti possano essere ricordati da chi lo ha conosciuto, stimato, incontrato in classe, all’università o nella sua attività professionale. Per questo è stato predisposto anche un necrologio sul Messaggero Veneto, scelta legata non solo alla sua storia triestina ma anche ai tanti legami familiari presenti in Carnia.
I funerali, viene spiegato, si terranno sabato mattina in forma privata o quasi, e al termine il professor Boiti verrà sepolto a Sant’Anna dopo la cremazione. Un ultimo saluto raccolto, nel segno della discrezione, che accompagna una figura che oggi viene restituita alla memoria cittadina soprattutto attraverso il rispetto e la stima che aveva saputo costruire nel tempo.
Nel ricordo di chi lo ha conosciuto, Aldo Boiti resta così il volto di un uomo di scuola, di studio e di lavoro, capace di attraversare ambiti diversi mantenendo intatta la propria credibilità umana e professionale. Un docente di matematica, un collaboratore universitario, un esperto che ha continuato a offrire il proprio contributo anche dopo la pensione, ma soprattutto una persona di cui oggi la famiglia chiede semplicemente una cosa: che venga ricordata.
Ed è proprio in questo desiderio, affidato con pudore alle parole della figlia, che si concentra il senso più profondo di questo saluto. Non solo la comunicazione di una perdita, ma la volontà di restituire a Trieste il profilo di un uomo che in città ha vissuto, lavorato, insegnato e lasciato un segno. Per molti sarà stato il professor Boiti, per altri un collega, per altri ancora un professionista stimato. Per la sua famiglia, oggi, è prima di tutto un padre che se n’è andato troppo in fretta e che merita di essere accompagnato da un ricordo pubblico all’altezza della sua vita.
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