Trieste, la prima donna alla guida dell’Università: “Alle ragazze dico che si può arrivare ovunque” (VIDEO)

Essere la prima donna alla guida dell’Università di Trieste in oltre un secolo di storia rappresenta un risultato importante non soltanto sul piano personale ma anche su quello simbolico.
Durante l’intervista al Pedocin, Donata Vianelli ha spiegato come il significato più profondo di questo incarico sia legato soprattutto al messaggio che può arrivare alle nuove generazioni di studentesse.
La sua elezione rappresenta infatti la dimostrazione concreta che attraverso studio, competenza, lavoro e determinazione è possibile raggiungere posizioni di grande responsabilità anche all’interno di istituzioni tradizionalmente caratterizzate da una presenza maschile predominante.
Un esempio per le nuove generazioni
Nel corso della conversazione, la rettrice ha sottolineato come il proprio percorso possa rappresentare un riferimento per tante giovani che stanno costruendo il loro futuro universitario e professionale.
Il messaggio è chiaro: non esistono traguardi preclusi alle donne quando esistono preparazione, impegno e capacità.
Un concetto che assume un significato ancora più rilevante considerando il contesto accademico nazionale, dove la presenza femminile ai vertici resta ancora limitata.
Il difficile equilibrio tra famiglia e carriera
Donata Vianelli ha ricordato anche un elemento importante della propria esperienza personale: la maternità.
Madre di tre figli, la rettrice ha affrontato nel corso degli anni la sfida di conciliare responsabilità familiari e crescita professionale.
Un percorso che richiede organizzazione, sacrificio e capacità di gestione del tempo, ma che secondo la rettrice dimostra come sia possibile costruire una carriera di alto livello senza rinunciare alla dimensione familiare.
Un cambiamento culturale ancora in corso
Pur riconoscendo i progressi compiuti negli ultimi decenni, Vianelli evidenzia come il percorso verso una piena parità sia ancora lontano dall’essere completato.
La sua presenza alla guida dell’ateneo triestino rappresenta dunque non un punto di arrivo, ma una tappa di un cambiamento culturale che continua a evolversi.
Per questo motivo il suo incarico assume una valenza che supera l’ambito universitario e diventa il simbolo di una trasformazione più ampia della società italiana.
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