mercoledì 4 novembre 2026
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Cronaca

Trieste, ICS replica a Fedriga: «Solo per caso le vittime non erano richiedenti asilo»

redazione·
Trieste, ICS replica a Fedriga: «Solo per caso le vittime non erano richiedenti asilo»

«Il fatto che le due persone decedute nell’incendio fossero estranee al sistema di accoglienza non cancella il legame tra quanto accaduto e la situazione delle persone migranti a Trieste». È la posizione di ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà, Ufficio Rifugiati di Trieste, che interviene con una nota datata 4 novembre 2026 sulle dichiarazioni del presidente della Regione Massimiliano Fedriga dopo la tragedia in Porto Vecchio.

L’associazione sostiene che la condizione delle vittime non ridimensioni la necessità di affrontare il problema delle persone che cercano riparo negli edifici abbandonati. E torna a chiedere un centro di accoglienza a bassa soglia, aperto a chiunque non abbia un luogo sicuro in cui dormire.

«Circa cento persone trovano riparo nei magazzini»

Secondo quanto riferisce ICS, nei magazzini trovano rifugio circa un centinaio di persone, in larga parte in attesa di un appuntamento con la Questura per formalizzare la domanda di asilo.

L’associazione descrive persone «costrette a vivere in edifici abbandonati, prive delle più elementari condizioni di sicurezza ed esposte quotidianamente a gravi rischi».

È su questa situazione che ICS richiama l’attenzione delle istituzioni, contestando che l’estraneità delle due vittime al sistema di accoglienza possa chiudere la discussione sulle condizioni di chi trascorre la notte nelle strutture dismesse.

La richiesta di un riparo per italiani e stranieri

«Che questa volta a perdere la vita siano state due persone estranee al sistema di accoglienza lascia intatta la gravità di una situazione che denunciamo da anni. Così come le responsabilità delle istituzioni», afferma ICS.

La soluzione indicata è l’apertura di un centro di bassa soglia che, spiega l’associazione, garantirebbe «a chiunque non abbia un tetto sopra la testa – cittadini italiani o stranieri – un posto caldo e sicuro dove dormire».

La richiesta riguarda dunque una risposta al bisogno immediato di riparo, rivolta a persone con condizioni e percorsi diversi.

«Posti disponibili, ma ostacoli nell’accesso»

Un altro punto della nota riguarda le difficoltà che, secondo ICS, incontrano le persone intenzionate a chiedere asilo.

L’associazione segnala ostacoli e lunghi ritardi nell’accesso alla procedura e all’accoglienza, evidenziando una situazione che considera contraddittoria: «Al momento il sistema triestino può contare circa un centinaio di posti liberi, ma chi non riesce a formalizzare la domanda non può accedervi».

Per ICS, quindi, la disponibilità di posti non si tradurrebbe automaticamente nella possibilità di offrire accoglienza a chi si trova in attesa di completare il passaggio amministrativo.

Il richiamo alle altre forme di fragilità

La riflessione dell’associazione si estende anche alle condizioni di marginalità, povertà ed esclusione abitativa presenti sul territorio.

La tragedia, scrive ICS, mette in luce forme di disagio sociale «spesso ignorate o sottovalutate dalle istituzioni». Situazioni che riguardano persone con storie differenti, accomunate però dall’assenza di risposte adeguate ai bisogni fondamentali.

«Anche queste realtà richiedono attenzione, risorse e interventi concreti, anziché essere lasciate nell’invisibilità fino a quando non si verifica una tragedia», sottolinea la nota.

«Le soluzioni ci sono»

L’intervento si conclude con una richiesta di azione rivolta alle istituzioni, chiamate ad affrontare quella che ICS definisce «una situazione divenuta ormai drammatica», prima che altre persone perdano la vita.

«Le soluzioni ci sono e le abbiamo indicate, ma continua a mancare la volontà politica di attuarle», conclude l’associazione.

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