Trieste con Iran: oltre 200 in piazza della Borsa: “Possono spegnere internet ma non la libertà” (FOTO-VIDEO)

Una piazza piena, un messaggio chiaro e un sentimento comune: non voltarsi dall’altra parte. Questa mattina in Piazza della Borsa, nel cuore di Trieste, si è svolta una manifestazione pacifica a sostegno del popolo iraniano, che ha visto la presenza di oltre 200 persone. Un’iniziativa nata per ricordare le vittime della repressione e ribadire un concetto diventato slogan e promessa: “possono spegnere internet, non possono spegnere la libertà”.
A fare da sfondo, la bandiera iraniana e l’appello contro la censura e il silenzio. Un presidio civile e partecipato, in cui si sono mescolati volti diversi: cittadini, studenti, esponenti politici e persone che da vicino vivono la paura per ciò che accade a migliaia di chilometri, ma che in Europa e a Trieste sentono come una ferita aperta.
Una signora iraniana ha raccontato che 25 bambini, tra i 5 e i 15 anni, a Teheran qualche giorno fa, si erano offerti di mettersi davanti alle persone come scudo, pensando che così non avrebbero sparato ai manifestanti. Invece l’esercito mandato dagli ayatollah, li ha uccisi tutti.
In molti sperano nel ritorno della famiglia imperiale, con la guida l’erede al trono, soprattutto per le sue idee innovative e occidentali.
Lo slogan che domina la piazza: “contro la repressione e il silenzio”
Il manifesto dell’iniziativa lo dice senza giri di parole: internet può essere oscurato, ma non la libertà. Un riferimento diretto alle dinamiche di censura e di blocco della comunicazione che, in Iran, rendono ancora più difficile sapere cosa accade davvero.
La manifestazione, annunciata come appuntamento tra le 11.00 e le 13.00, è diventata il simbolo di un’attenzione che Trieste sceglie di mantenere viva: non solo un gesto, ma una dichiarazione pubblica contro la repressione e a favore del diritto dei popoli a decidere del proprio destino.
Giovane ingegnere iraniano a Trieste Cafe: “la gente è disperata, non c’è lavoro e non c’è libertà”
Tra le voci più dirette e toccanti raccolte da Trieste Cafe c’è quella di un giovane ingegnere iraniano, che ha raccontato in modo netto il clima che si respira nel Paese.
Secondo il suo intervento, il popolo ha capito che con l’attuale regime non può cambiare nulla, mentre la crisi economica continua ad aggravarsi. Le parole descrivono uno scenario duro: mancanza di lavoro, difficoltà a mettere insieme il necessario, famiglie in sofferenza, e soprattutto un punto che per lui è centrale: l’assenza di libertà.
“Il popolo adesso è per strada – spiega – non per chiedere chissà cosa. Chiedono solo la libertà”. E poi la frase più pesante: “Il governo sta uccidendo giovani e bambini per strada perché chiedono un loro diritto”.
Parole che in piazza risuonano come un pugno nello stomaco. E che danno senso all’iniziativa: far parlare chi quella realtà la conosce, la teme e la porta addosso.
Anna Cisint: “repressione, morte e paura. Il loro coraggio è commovente”
Presente in piazza anche Anna Cisint, che ha voluto rimarcare il sostegno verso gli iraniani che stanno combattendo per la propria libertà.
Nel suo intervento, Cisint ha sottolineato come la risposta del regime sia sempre la stessa: repressione, morte, paura. E ha rivendicato vicinanza per il coraggio dimostrato dai ragazzi iraniani “davanti alla morte”.
Ha anche ricordato di conoscere giovani iraniani costretti a vivere lontani dalle famiglie, con l’angoscia costante per ciò che potrebbe accadere ai propri cari, ma nonostante tutto determinati a lottare per il futuro.
Giurissa: “decine di migliaia di vittime, il blocco internet ci impedisce di conoscere i numeri reali”
A intervenire durante la manifestazione anche Lucia Giurissa, vicesegretaria regionale PD e consigliera comunale a Monfalcone, che ha ribadito la linea del Partito Democratico regionale: vicinanza a donne e uomini che combattono contro un regime teocratico.
Nel suo intervento, Giurissa ha puntato l’attenzione su un aspetto cruciale: il blocco internet come strumento che impedisce anche all’opinione pubblica internazionale di comprendere pienamente l’entità delle vittime e della repressione. Un “buio” che rende più facile negare, minimizzare, far sparire.
Poi il concetto politico: autodeterminazione dei popoli e diritto a una libertà che “meritano”.
Una piazza che prende posizione: Trieste non resta in silenzio
Oltre 200 persone in Piazza della Borsa non cambiano da sole il destino di un Paese. Ma cambiano una cosa fondamentale: il silenzio. E quando la repressione passa anche attraverso l’isolamento, l’oscuramento, la paura, allora ogni atto pubblico di solidarietà diventa un frammento di luce.
Trieste, questa mattina, ha scelto di non chiudere gli occhi. Ha scelto di mettere la propria voce accanto a quella di chi, in Iran, chiede una sola cosa: la libertà.
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