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Cronaca

Trieste, cliente furioso al supermercato: “Il totale era 1,18 euro, mi hanno chiesto 1,20”

redazione·
Trieste, cliente furioso al supermercato: “Il totale era 1,18 euro, mi hanno chiesto 1,20”

Due centesimi. Una cifra apparentemente insignificante che però è bastata per far infuriare un cliente triestino e accendere una discussione destinata a far parlare molti consumatori.

La segnalazione è arrivata alla redazione di Trieste Cafe da parte di un cittadino che racconta quanto sarebbe accaduto in un supermercato del centro città.

Secondo il suo racconto, dopo aver acquistato due bottiglie d'acqua per un importo complessivo di 1,18 euro, si sarebbe presentato alla cassa con l'esatta somma necessaria per il pagamento.

Il problema sarebbe nato nel momento della transazione.

Il lettore sostiene infatti che la cassa abbia applicato automaticamente un arrotondamento del totale a 1,20 euro, chiedendo quindi due centesimi in più rispetto all'importo indicato sullo scontrino.

Una situazione che ha lasciato perplesso il cliente.

«Avevo gli 1,18 euro giusti, comprese le monetine da uno e due centesimi, ma mi è stato chiesto comunque di pagare 1,20 euro», racconta.

Da qui la sua protesta.

Secondo il cittadino, il principio sarebbe più importante della cifra stessa.

Non si tratta infatti del valore economico dei due centesimi, ma della sensazione di vedersi richiedere un importo diverso rispetto a quello risultante dal prezzo dei prodotti acquistati.

Nella segnalazione il lettore definisce l'episodio una sorta di "truffa legalizzata", espressione che fotografa il suo stato d'animo e la sua contrarietà verso il sistema di arrotondamento applicato.

La vicenda apre inevitabilmente un dibattito tra i consumatori.

C'è chi considera irrilevante una differenza di pochi centesimi e chi invece ritiene che il prezzo finale debba sempre corrispondere esattamente a quello indicato, soprattutto quando il cliente dispone delle monetine necessarie per effettuare il pagamento preciso.

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