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Cronaca

Rebek: «Dietro un concerto c’è una macchina enorme, la gente non immagina quanto lavoro serva» (VIDEO)

Luca Marsi·
Rebek: «Dietro un concerto c’è una macchina enorme, la gente non immagina quanto lavoro serva» (VIDEO)

Quando migliaia di persone arrivano in piazza vedono il palco, l’artista, le luci e la festa. Molto meno visibile è invece la quantità di lavoro necessaria per arrivare a quel momento.

Stefano Rebek ha posto l’accento proprio su questo aspetto durante il confronto dedicato al costo degli eventi, ricordando come il prezzo di un concerto non sia determinato esclusivamente dal cachet dell’artista.

«Un artista costa un panico»

Rebek parte dalla componente più evidente.

«Un artista costa un panico».

Ma immediatamente allarga il discorso a tutto ciò che ruota attorno alla sua presenza.

«La gente da casa non ha neanche idea di quante carte, quante scartoffie, quanti uffici, quante cose».

Il concerto diventa quindi il punto d’arrivo di una macchina ben più complessa rispetto a ciò che il pubblico osserva durante poche ore di spettacolo.

Un lavoro spesso invisibile

«È comunque un incubo assurdo», ha aggiunto Rebek riferendosi alla parte organizzativa.

Dietro una grande manifestazione ci sono passaggi amministrativi, rapporti con operatori, organizzatori e strutture.

«La macchina dietro è molto grande».

Un aspetto che secondo Rebek andrebbe compreso maggiormente quando si discute del prezzo di un biglietto o della scelta di sostenere economicamente un evento.

Anche il lavoro artistico deve essere riconosciuto

La conclusione riporta il discorso sulla dignità professionale.

«Il lavoro va pagato».

E ancora: «L’arte va pagata e va riconosciuta perché è un lavoro».

Il ragionamento non riguarda quindi soltanto le grandi star, ma l’intera filiera che permette a un concerto di esistere.

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