Trieste, cicche di sigaretta buttate in mare: la rabbia di un cittadino, «Ma non vi vergognate?»

Una scena tanto semplice quanto capace di mandare su tutte le furie un triestino: persone che, dopo aver fumato mentre si trovano al bagno, getterebbero i mozziconi direttamente in acqua.
La segnalazione arriva con toni durissimi e nasce soprattutto dall’incredulità davanti a un comportamento considerato completamente incompatibile con il rispetto del mare e degli spazi frequentati da tutti.
«Ma che problemi avete?»
Il cittadino non usa mezzi termini.
«Ma sta gente al bagno che butta le cicche in acqua, finito di fumare, che problemi ha?», domanda con evidente esasperazione.
Il gesto contestato è quello di utilizzare il mare quasi come fosse un posacenere, abbandonando il mozzicone dopo aver terminato la sigaretta.
La rabbia per un gesto evitabile
A far infuriare maggiormente il triestino è proprio la facilità con cui un comportamento simile potrebbe essere evitato.
Basterebbe infatti conservare il mozzicone e gettarlo successivamente in un contenitore per i rifiuti, anziché abbandonarlo nell’ambiente.
«Ma quanto sporchi si può essere? Non vi vergognate?», continua il cittadino.
Parole durissime che restituiscono però un sentimento preciso: la frustrazione di chi vede comportamenti incivili proprio nei luoghi che durante l’estate vengono vissuti quotidianamente da migliaia di persone.
Il mare non può diventare un cestino
La segnalazione va oltre il singolo episodio e pone una questione più generale di educazione e rispetto degli spazi comuni.
Spiagge, stabilimenti, scogliere e mare appartengono alla collettività e ciò che viene abbandonato da una persona rimane inevitabilmente nell’ambiente frequentato da tutti gli altri.
Per il triestino, quindi, non è una questione di essere fumatori o non fumatori. Il problema è cosa si decide di fare del mozzicone una volta terminata la sigaretta.
Un appello al rispetto
La protesta diventa così un appello molto semplice: chi sceglie di fumare al mare dovrebbe anche preoccuparsi di smaltire correttamente ciò che resta.
Una piccola attenzione che evita di trasformare l’acqua e le zone balneari in un contenitore per rifiuti.
E il messaggio del cittadino, pur espresso con tutta la rabbia del momento, può essere condensato in poche parole: il mare di Trieste non è un posacenere.
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