sabato 7 novembre 2026
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Cronaca

TEXAS - Negato trapianto di rene a donna 56enne poiché contraria al vaccino anti-Covid

Luca Marsi·
Leilani Lutali, 56enne del Colorado costretta a ricorrere ad un trapianto di rene perché affetta da una malattia al quinto stadio, si è vista negata la possibilità di sostituire l’organo malato con quello di un donatore poiché la sua fede – è una cristiana rinata – glielo impedisce in quanto sostiene l'esistenza di un legame - negato dalla scienza - tra cellule staminali di origine fetale e vaccini anti-Covid. La donna ha dichiarato: “Come cristiana non posso accettare nulla che abbia a che fare con l’aborto. La santità della vita per me è preziosa”. "L’obbligo vaccinale è stato imposto per tutelare la salute degli stessi riceventi di trapianto che corrono un significativo rischio di contrarre il Covid-19, oltre a quello di essere ricoverati o di morire per il virus", ha spiegato Dan Weaver, portavoce di UCHealth, il gruppo ospedaliero coinvolto nella vicenda, “Inoltre esiste la possibilità che donatori non vaccinati, seppur risultati negativi ai test, possano trasmettere il virus a chi riceve l’organo donato”. Il caso ha acceso forti dibattiti, nati dalla - falsa - convinzione per cui i sieri siano stati sviluppati con il contributo, diretto e indiretto, di cellule staminali derivanti da tessuti fetali. Per 'Cristiani rinati' ci si riferisce ai protestanti che hanno sperimentato in prima persona "la rinascita spirituale", attraverso la piena accettazione della fede in Cristo. La paura di morire non sembrerebbe spaventare Leilani perché forte del suo credo nell’aldilà, ma si è detta comunque meravigliata del fatto che il suo ospedale, pur di salvarla dal Covid, sia disposto a lasciarla morire bloccando il suo trapianto. Ora la donna si sta rivolgendo al altre strutture in Texas o in Florida: “Ho fiducia di trovare una soluzione che possa adeguarsi alle mie scelte”. A sostegno della propria posizione, l’azienda ospedaliera ha riferito che "degli studi hanno evidenziato un tasso di mortalità del 20% o superiore nei pazienti che hanno contratto il Covid-19 dopo aver subito un trapianto di organi". A questo proposito l’American Hospital Association, che rappresenta circa 5mila tra ospedali, strutture e reti sanitarie negli Stati Uniti, ha dichiarato - riporta Abc - di non aver dati a riguardo, ma ha sottolineato come la maggior parte dei programmi di trapianto raccomandino fortemente il vaccino a causa del forte indebolimento del sistema immunitario. I riceventi di trapianto hanno infatti un rischio ancora maggiore rispetto a chi subisce un intervento chirurgico "perché devono assumere molti farmaci per reprimere il loro sistema immunitario che altrimenti rigetterebbe il nuovo organo percependolo come un oggetto estraneo", ha spiegato in una nota Nancy Foster, vicepresidente per la Qualità e la Politica di sicurezza del Paziente di AHA.

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