Ricerca Fvg all'avanguardia, nuove scoperte nella lotta al Covid
Il protocollo Trieste, messo a punto dall’equipe capitanata dal professor Confalonieri, direttore della pneumologia triestina, a dispetto di quanto dichiarato dall’OMS è stato in grado di dimostrare l’utilità del cortisone nei pazienti Covid ed è da settembre ufficialmente riconosciuto come standard, confermato anche da uno studio inglese condotto su 176 pazienti ed operatori della sanità britannica. Come ha spiegato il Presidente della regione Massimiliano Fedriga questa mattina, lunedì 30 novembre, durante la conferenza stampa sull’andamento della pandemia, il protocollo Trieste «ai tempi aveva destato grosso interesse tra i medici, che avevano in cura Boris Johnson» ed è ora una testimonianza riconosciuta internazionalmente dell’utilità del cortisone «nell’abbassare la risposta immunitaria eccessiva, che potrebbe portare dei danni al paziente».
Un impegno della nostra sanità ha ricordato Fedriga, che racconta di un nuovo studio condotto dall’Università degli Studi di Trieste. Di oggi la richiesta di accreditamento ad Aifa, «ci auguriamo possa portare a buoni dati» spiega «ma siamo solo all’inizio». Al centro dello studio un farmaco, l’Invermectina, un antiparassitario ad ampio spettro, utilizzato contro infestazioni come quella da pidocchi del capo o la scabbia, e che compare nella lista dei medicinali più efficaci e sicuri dell’OMS. «Si ipotizza possa fungere da profilassi per i pazienti no-Covid. Verrà testato sui volontari» che si faranno avanti «nelle case di riposo. I soggetti più fragili». Il medicinale «non ha di fatto effetti collaterali, l’ipotesi è quella che possa abbassare il rischio di contagio».
Altra notizia particolarmente importante arriva da Udine, dove sono state già testate nuove modalità di prelievo di campioni per il test Covid ad Rna. «Parliamo del Gold standard attuale, ovvero i classici tamponi naso-faringei», il metodo a cui si riferisce Fedriga prevede la raccolta di un campione di saliva. Il campione salivare sembra aver dimostrato una maggiore risposta ai test rispetto alla raccolta tramite classico tampone, in quei soggetti sintomatici che sono stati sottoposti ad entrambi «è stata riscontrata un’adiacenza del 100%, addirittura il test salivare è risultato il 10% più sensibile. Chiederemo all’Iss una validazione». Questo eliminerebbe completamente il rischio di contagio da parte degli operatori sanitari che devono effettuare il prelievo ed il disagio che molti provano nel sottoporsi a classico tampone naso-faringeo. Si tratta di una provetta sterile, contenente soluzione salina e che è analizzabile dagli strumenti attualmente a disposizione nei laboratori.
«Sono due notizie positive - riassume quindi il presidente - che lo studio viene dal Friuli Venezia Giulia e che l’azienda è del Friuli Venezia Giulia». Il prelievo salivare verrà effettuato nel Comune di Paularo, uno dei comuni della regione scelti per gli screening di massa annunciati scorsa settimana, dove il monitoraggio è ancora in corso.
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