Friuli Venezia Giulia tra le regioni con più divorzi: gennaio mese chiave delle scelte di coppia

L’inizio dell’anno si conferma un periodo cruciale per le scelte relazionali. Secondo le evidenze raccolte da Unobravo, piattaforma attiva nell’ambito del supporto psicologico, gennaio rappresenta un momento in cui molte persone rivalutano priorità, legami affettivi e benessere emotivo. Non si tratta solo di buoni propositi generici: per il 53% degli psicologi coinvolti in un sondaggio tra professionisti, il tema più frequente discusso a inizio anno riguarda proprio il miglioramento delle relazioni o la gestione dei conflitti di coppia.
Questa spinta al cambiamento, spiegano gli esperti, può favorire percorsi di crescita, ma può anche far emergere insoddisfazioni latenti, portando talvolta a decisioni di separazione o divorzio.
Italia, popolazione divorziata cresciuta del 59% in meno di dieci anni
I numeri fotografano un cambiamento profondo nella società italiana. Nel 2015 le persone divorziate erano 1,37 milioni. Nel 2024 sono salite a 2,18 milioni, con un incremento del 59% in meno di un decennio. La crescita è stata costante, con aumenti annuali medi tra il 4% e il 7%, salvo un lieve rallentamento durante gli anni della pandemia.
Le donne rappresentano il 58% della popolazione divorziata: oltre 1,27 milioni nel 2024 contro circa 908 mila uomini. Un dato che gli esperti collegano a fattori demografici, sociali e a dinamiche legate alla maggiore aspettativa di vita e alle seconde unioni.
Friuli Venezia Giulia tra le regioni con più divorzi pro capite
Il fenomeno non è uniforme sul territorio nazionale. Le regioni del Nord e del Centro mostrano tassi più elevati rispetto al Sud. Il Friuli Venezia Giulia si colloca tra le aree con maggiore incidenza, con 426 divorziati ogni 10.000 abitanti, superando regioni popolose come la Lombardia e avvicinandosi ai livelli di Liguria ed Emilia-Romagna.
Gli esperti collegano questi dati a diversi fattori: maggiore urbanizzazione, indipendenza economica, età media della popolazione e atteggiamenti culturali più aperti verso la separazione come possibile soluzione a situazioni di disagio prolungato.
Quasi tre divorzi su dieci sono giudiziali
Nel 2023 in Italia si sono registrati quasi 80.000 divorzi. Una quota significativa, pari a circa il 29%, è di tipo giudiziale, ovvero casi in cui i coniugi non riescono a trovare un accordo e il percorso si trasforma in una procedura conflittuale.
Secondo gli psicologi, proprio i divorzi giudiziali sono associati a un carico emotivo maggiore. Le controversie legali prolungate possono intensificare stress, ansia e senso di perdita di controllo, con un impatto più pesante sul benessere psicologico rispetto alle separazioni consensuali.
Non un fallimento, ma una transizione complessa
Gli esperti sottolineano che il divorzio non va letto come un fallimento morale, ma come una transizione relazionale che in alcuni casi può rappresentare l’esito più sano per le persone coinvolte. Il danno emotivo aumenta soprattutto quando il conflitto si prolunga, la comunicazione si interrompe o si resta intrappolati in situazioni di sofferenza.
Tra le indicazioni evidenziate per tutelare il benessere psico-emotivo: riconoscere le proprie emozioni, mantenere un dialogo rispettoso, rafforzare il supporto sociale, ricostruire nuove routine e, quando necessario, rivolgersi a un percorso psicologico o a servizi di terapia di coppia.
Il quadro che emerge è quello di un’Italia in trasformazione, dove anche il Friuli Venezia Giulia si inserisce tra i territori più coinvolti in un cambiamento che tocca da vicino la vita privata, le relazioni e la salute emotiva delle persone.
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