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Cronaca

Caso bandiera israeliana al FVG Pride: «Nessuna aggressione, solo un confronto politico»

redazione·
Caso bandiera israeliana al FVG Pride: «Nessuna aggressione, solo un confronto politico»

Prosegue il confronto pubblico sull'episodio avvenuto durante il FVG Pride River Village, svoltosi sabato 4 luglio a Turriaco. Dopo la ricostruzione diffusa da Christina Sponza, dell'Associazione Radicale Certi Diritti, è arrivata la replica congiunta di FVG Pride ODV, Arcigay Udine Fûr APS, ALFI, Lune APS, Associazione Universitaria IRIS e Queer Legacy ODV, che contestano la versione dei fatti.

FVG Pride: "È stato un confronto politico, non un'aggressione"

Nel comunicato, le associazioni affermano di ritenere «doveroso offrire la nostra ricostruzione dei fatti» e sostengono che quanto avvenuto durante il Village «è stato un confronto politico, non un'aggressione».

Le organizzazioni respingono «con fermezza la narrazione secondo cui alcune attiviste avrebbero intimidito o aggredito una delle partecipanti» e precisano che «nessuna persona è stata allontanata dall'evento o privata della possibilità di esprimersi».

Secondo FVG Pride, il confronto sarebbe nato dall'esposizione della bandiera dello Stato di Israele accostata alla bandiera arcobaleno. Per le associazioni quel simbolo «non è neutro», ma rappresenta una forma di rainbow-washing, definita come l'utilizzo delle conquiste delle persone LGBTQIA+ «per legittimare l'operato di uno Stato responsabile di genocidio, di gravissime violazioni del diritto internazionale, dell'occupazione e della sistematica oppressione del popolo palestinese».

Le associazioni sottolineano che questa rappresenta una loro posizione politica già espressa pubblicamente e aggiungono che continueranno a sostenerla. Nel comunicato si legge inoltre che «il Pride è uno spazio di liberazione, partecipazione politica e presa di parola» e che «contestare simboli e narrazioni che riteniamo incompatibili con i valori della nostra lotta equivale ad esercitare il diritto al dissenso e non ad aggredire una persona». Secondo gli organizzatori, raccontare quel confronto come un'aggressione significherebbe «distorcere quanto accaduto evitando di affrontare nel merito le questioni sollevate».

La ricostruzione di Christina Sponza

Di segno opposto il racconto diffuso da Christina Sponza, dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Sponza spiega di aver partecipato al FVG Pride River Village indossando, come sua consuetudine, una maglietta bianca con una bandiera arcobaleno sovrapposta alla bandiera di Israele.

Nella sua dichiarazione afferma di aver scelto quel simbolo perché considera Israele «l'unico Paese del Medio Oriente dove una persona queer può vivere tranquillamente senza rischiare la vita» e sostiene che rappresenti «l'ultima speranza di libertà e democrazia» nella regione, aggiungendo che dovrebbe essere visto come «un baluardo di accoglienza e convivenza pacifica delle differenze».

Secondo Sponza, mentre stava cenando con tre amiche sarebbe stata avvicinata da due ragazze, alle quali si sarebbe poi aggiunta una terza, indicate come esponenti di FVG Pride, «tra cui la stessa presidente».

Nel suo racconto sostiene che il confronto sia stato caratterizzato da «un'aggressività gratuita, provocatoria e ideologica» e riferisce che una delle frasi rivoltele sarebbe stata: «Ma non ti vergogni di indossare quella bandiera?».

Sponza afferma inoltre che, a suo giudizio, nelle manifestazioni LGBTQ+ italiane l'esposizione della bandiera israeliana venga ormai percepita come una provocazione e sostiene che episodi analoghi le sarebbero già accaduti anche in passato.

Versioni contrapposte

Le dichiarazioni diffuse dalle due parti restituiscono ricostruzioni profondamente diverse dello stesso episodio.

Da una parte FVG Pride parla di un confronto politico e del legittimo esercizio del diritto al dissenso nei confronti di un simbolo ritenuto incompatibile con la propria posizione politica; dall'altra Christina Sponza sostiene di aver subito un'aggressione verbale legata all'esposizione della bandiera israeliana.

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