Cambio di comando nella Casa Circondariale “Ernesto Mari” di Trieste

Dal 1.7.2024 è il Dirigente Aggiunto Dr.ssa Annamaria PERAGINE a
ricoprire l’incarico di Comandante titolare della Casa Circondariale
“Ernesto Mari” di Trieste, con l’andata in quiescenza del
predecessore, il Dirigente Antonio Marrone.
La Dottoressa Peragine, già Avvocato e Giornalista pubblicista, ha
ricoperto dal 2014 l’incarico di Vice Comandante del carcere di
Trieste, con parentesi di reggenza presso la Casa Circondariale di
Gorizia e di Venezia Santa Maria Maggiore.
“Ringrazio sinceramente il Comandante uscente con cui ho avuto il
piacere e l’onore di collaborare per quasi dieci anni; è stato il mio
mentore e di lui ho apprezzato l’essere una persona “per bene”,
gentile, onesta, misurata, professionale, che ha sempre dimostrato
vicinanza e supporto a tutte le donne e gli uomini del reparto.
E’ un ruolo complicato quello del Comandante di Reparto di un carcere,
perché la sua prima responsabilità è la gestione di risorse umane, che
occorre sia prudente, perché avviene in un contesto emozionalmente
duro, connotato dai sensi di privazione, solitudine, fragilità e
disagio, a volte associati a problematiche sanitarie dei detenuti.
Questi fattori rappresentano delle pre-condizioni che impongono
l’adozione di tutta una serie di cautele per operare in sicurezza, che
si basano sulla preziose capacità di osservazione, di ascolto, di
mediazione dell’operatore penitenziario.
Il carcere, ormai da svariati anni, ha cambiato pelle: dall’essere una
“istituzione totale”, autoreferenziale, con l’attuazione del paradigma
dell’umanizzazione della pena, vive di continue contaminazioni con
l’ambiente esterno.
Questa nuova vision dell’Amministrazione penitenziaria ha riempito di
contenuto il principio rieducativo della pena di cui all’art.27 della
Costituzione ed ha aggiornato, conseguentemente, l’impegno di tutti
gli operatori penitenziari; in particolare è stato arricchito il ruolo
del personale di Polizia Penitenziaria, cui si è riconosciuto il
valore di depositario della conoscenza della persona detenuta e delle
sottili dinamiche intramurarie, entrambi fondamentali per costruire,
poi, percorsi risocializzanti.
Con tali premesse, è fondamentale sia costruire un lavoro di rete con
tutte le professionalità operanti all’interno dell’istituto, nel
rispetto delle diverse competenze, che sviluppare leali collaborazioni
con le Autorità esterne, che a vario titolo interagiscono con
l’istituzione penitenziaria”.
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