Appello Confcommercio: "Acquisti natalizi nei piccoli negozi per salvare attività di quartiere"
Un appello a guardare ai negozi di vicinato in occasione delle compere e dello shopping natalizi per contribuire al mantenimento di attività essenziali per occupazione e fruibilità sociale di rioni e periferie.
“Sulla scia dell’iniziativa attuata a livello nazionale – spiega Antonio Paoletti, presidente della Confcommercio giuliana, anche la nostra associazione sta organizzando e promuovendo la campagna di sensibilizzazione “Compro sotto casa perché mi sento a casa”. L’obiettivo è invitare la cittadinanza a rivolgersi a botteghe e punti vendita di prossimità che, al di là della loro importanza in termini di produttività e vivibilità delle aree, non dimentichiamolo, hanno fornito un prezioso supporto, specie alle fasce più deboli della popolazione, in occasione del Lockdown.
Un invito, il nostro – chiarisce ancora Paoletti – che non certo implica il disconoscimento dell’importanza delle altre realtà distributive, bensì vuole far riflettere sulla necessità di contribuire alla permanenza sul mercato di piccole o micro-imprese che, proprio per la loro struttura peculiare, fanno più fatica a continuare la loro attività e a fronteggiare ad esempio la concorrenza della GDO e dei colossi dell’e-commerce”.
Un settore del resto, quello delle attività economiche di vicinato, commerciali ma non solo, da tempo in forte difficoltà. Secondo un’indagine di questi giorni, la crisi economica legata alla pandemia e il crollo dei consumi, mettono a rischio in FVG almeno 20mila aziende del terziario, non meno di 2mila Trieste, buona parte delle quali appartenenti ai settori del commercio al dettaglio, oltre che dei pubblici esercizi e di altri comparti intaccati pesantemente dal Covid-19.
“Restando in ambito locale – riprende quindi il presidente di Confcommercio - una nostra campionatura, relativa alla rete distributiva tradizionale, ha evidenziato, nei primi nove mesi dell’anno, una perdita di fatturato media che ha oscillato tra il 20 e il 30%, con picchi anche maggiori per vari segmenti del no food e afferenti in particolare agli spazi commerciali di piccola superficie (-11,% rispetto al -3% di quelli più ampi)
Dinamiche, inoltre, che potrebbero avere pesanti riflessi anche occupazionali se consideriamo che un nostro studio di qualche anno fa, ha rilevato come, a ogni assunzione nella Grande Distribuzione, corrisponda la scomparsa di 2,8 posti di lavoro nelle piccole attività.
Da qui pertanto - conclude Paoletti – l’auspicio che quest’appello venga accolto, in attesa anche di quelle misure normative, in fase di definizione da parte della Regione e caldeggiate da Confcommercio, che prevedono ad esempio, in seno alla legge SviluppoImpresa, concreti interventi a favore delle realtà economiche di vicinato quali la creazione dei Distretti del Commercio e conseguenti azioni di rigenerazione e valorizzazione dei territori e delle imprese in essi ubicate”.
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