1° Maggio, l'appello della Confsal: “Serve una nuova democrazia sindacale”

Riceviamo dalla segreteria Fesica – Confsal FVG e pubblichiamo. “Il Primo Maggio potrà tornare ad avere un senso solo se il sindacato tornerà ad avere senso!”. La Fesica Confsal del Friuli Venezia Giulia ribadisce questo concetto già espresso in occasioni precedenti per sottolineare, ancora una volta, e di fronte alle incertezze espresse nel settore anche da questo Governo (come nel debole “decreto lavoro 1° maggio” appena varato), la sempre più urgente necessità di una profonda riforma della rappresentanza sindacale e del ruolo stesso del Sindacato. Una riforma che vada a completamente sostituire l’ormai superata e inefficiente Legge 300 del 1970 (il c.d. “Statuto del lavoratori”) confezionata a misura di un mondo del lavoro che ha subito negli ultimi cinquant’anni profonde modificazioni e che anzi, per molti aspetti, è venuto meno e ha perso la sua forza originaria proprio a causa degli stessi cosiddetti “grandi sindacati”, delle loro “concertazioni” e delle loro rinunce in cambio di comodi privilegi.
L’occasione che si presenta a questo Governo, se volesse veramente lasciare una traccia in questo campo, sarebbe quella di predisporre una coraggiosa nuova legge di riforma generale della “democrazia sindacale”, su basi del tutto nuove e adatte ai tempi, anziché correre dietro – come avviene in questi giorni – a sigle ormai “decotte”, prive di motivazioni e sempre più vuote di iscritti, che sopravvivono solo grazie a meccanismi di rappresentanza artefatti e a norme costruite su misura. E’ evidente, anche e anzi soprattutto in questo mondo attuale, così pieno di sfide, rischi, innovazioni fino a ieri impensabili, la necessità di riaffermare alcuni forti principi anche nel mondo del lavoro e della produzione, e ciò può avvenire ponendo come pilastro una Legislazione coraggiosa che ristabilisca il primato di idee forza quali uno Stato Sociale e nazionale, luogo di convergenza, nel nome della Civiltà del Lavoro, di tutte le forze sane e di tutte le categorie produttive, per il superiore benessere della Comunità. E nel quale il Sindacato ritrovi il suo preciso ruolo di proposta normativa, controllo, decisione, affermazione e rappresentanza degli interessi dei lavoratori.
Tutto il resto, buttato là “a spot” (dai compensi per i rider al cosiddetto “rispetto dei contratti” quando sappiamo che sono proprio le “maggiori sigle” a firmare spesso dei contratti inaccettabili !) sono solo dei “pannicelli caldi” e degli slogan occasionali. E come tali del tutto inutili, tanto quanto inutili sono le false chiacchiere di circostanza, i vocianti cortei “rituali”, i “concertoni” del finto 1° Maggio di questo sistema che, in assenza di una forte rettificazione, sta giungendo alla sua fine. Sarebbe ora che chi governa prendesse finalmente atto della situazione e prendesse con urgenza delle decisioni in merito all’indispensabile, atteso cambiamento.
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