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ASUGI informa

Asugi, Poggiana all'attacco: "Nessuna volontà di depauperare la sanità o “rovinare ciò che funziona”

Luca Marsi·

In questi giorni molte considerazioni e osservazioni sono pubblicate sulla Stampa relative a presunte volontà di depauperare la sanità o addirittura “rovinare ciò che funziona”.

Non da ultimo l'articolo a firma del signor Marco Braida, pubblicato sui media locali il 30/05/2022 (che non mi risulta sia mai stato responsabile della programmazione strategica di ASUGI) che, pur nel rispetto assoluto del suo pensiero, contiene affermazioni tra di loro contraddittorie e piuttosto confuse.

Dire che la riduzione del numero dei Distretti equivale e frammentare l'organizzazione della sanità territoriale è una chiara contraddizione in termini che si spiega da sola.

Dire che si svuota il ruolo e le funzioni del Distretto è semplicemente dimostrazione di non conoscenza del progetto organizzativo di ASUGI e del lavoro che i professionisti al loro interno stanno conducendo per definire quei “percorsi orizzontali” necessari alla costruzione dei percorsi di cura dei pazienti garantendo la continuità assistenziale e l'uniformità dei livelli assistenziali in tutto il territorio di ASUGI.

Questo non “frammenta” ma omogenizza l'assistenza territoriale. Se ci si limita ad analizzare solo la “dimensione verticale dell’organizzazione” e non quella “orizzontale”, ormai non più eludibile nelle organizzazioni complesse, come lo sono le Aziende Sanitarie, si costruiscono solo serie di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, perdendo di vista la persona e l'espressione dei suoi bisogni di salute che nel percorso di vita mutano continuamente.

Mi si consenta infine di tornare ancora una volta sul tema della continuità assistenziale presso l'Ospedale San Polo di Monfalcone, relativamente all'articolo pubblicato lunedì 30 maggio sui media, nella pagina dedicata a Monfalcone.

Solo per precisare che i turni dei medici di continuità assistenziale, che è un Livello Essenziale di Assistenza, che l'Azienda Sanitaria deve garantire, non erano “supportati” da medici in libera professione ma “coperti esclusivamente” con medici con contratto libero professionale.

Quindi il Servizio non annoverava nella propria dotazione Medici Convenzionati, siano essi titolari o sostituti, perché tutti i tentativi, non ultimo un accordo con il Comitato Aziendale della Medicina Convenzionata, per assumere medici in convenzione non ha sortito effetto alcuno.

Ritengo corretto e opportuno segnalare quanto è riportato nel Corriere della Sera del 30 maggio 2022 nella Stampa Nazionale dal titolo “Mentre si svuotano i reparti d'urgenza rimango in prima linea da specializzanda”.

Sono 207 le borse di studio disponibili in Lombardia e meno della metà (101) assegnate, delle quali 16 abbandonate nel giro di pochi mesi.

Interessante anche quanto riportato da Il Tempo di Roma “In 3 anni via metà dei medici”. E’ stimata una carenza per i prossimi 6 anni di 50 mila unità di medici e infermieri da destinare alle Aziende Sanitarie.

Ma non va molto meglio per i medici di famiglia dove nel Lazio nei prossimi tre anni si preannuncia un buco di 1.200 medici di famiglia.

Purtroppo queste sono le condizioni in cui le Aziende stanno operando, risultato di mancate o errate valutazioni della programmazione nazionale negli ultimi 15 anni.

 

 

Il Direttore Generale

Dott. Antonio Poggiana

 

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