sabato 10 ottobre 2026
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Segnalazioni

"Pasqua "buona" solo se si elimina la crudele usanza di ammazzare i giovani agnellini"

Luca Marsi·
Pubblichiamo da Fabio Rabak Delegato PAI Trieste
 
La Pasqua sarà davvero "buona" solo se si elimina la crudele usanza di ammazzare i giovani agnellini.
 
Pensaci un attimo: gli agnellini ci ispirano tenerezza quando li vediamo, eppure a un mese di vita vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su TIR strapieni, per arrivare a un lurido macello in cui gli animali terrorizzati vengono immobilizzati, storditi, appesi a un gancio per una zampa, e lasciati dissanguare.
 
Tutto questo, perché? Solo perché a molti piace mangiarli! Non potrebbe esistere un motivo più futile per sottoporre questi cuccioli a tanta sofferenza, e alla morte.
 
Ogni anno a Pasqua vengono uccisi 900 mila tra agnelli, capre e pecore. Animali che arrivano quasi tutti dai paesi dell'est, con lunghi "viaggi della morte", stipati in camion in condizioni insostenibili e mai sottoposti a controlli.
 
Pasqua è sinonimo di primavera e primavera è sinonimo di risveglio. Le piante mettono le prime foglioline, il canto degli uccellini si fa pieno di allegria e sfumature, un risveglio alla vita che riempie di gioia il cuore degli uomini, gratificando lo sguardo con il verde dei campi che ogni giorno diventa più intenso dopo i colori appassiti dell’inverno. 
Un rinnovamento globale che si proietta nell’anima e la rigenera, facendoci profondamente partecipi del ciclo della vita che rinasce. Ed è proprio in questo contesto che muovono i primi passi agnellini e  capretti appena nati, inermi creature dotate di bellezza e grazia. 
 
Le tradizioni spirituali dell’Induismo, del Buddhismo, dello Yoga, ribadiscono l’importanza dell’astenersi dal mangiare animali come condizione imprescindibile per il raggiungimento della completezza dell’uomo e la salvezza spirituale. 
 
Oggi difendere gli animali, proteggerli è ormai un’esigenza vitale per la sopravvivenza anche degli esseri umani, poiché il rifiuto di ogni violenza favorisce lo sviluppo della sensibilità e della coscienza. 
 
È quello che dovrebbe augurarsi chiunque abbia a cuore il loro benessere, perché questa festività sia tale non soltanto per gli uomini, ma anche per migliaia di cuccioli destinati a finire anzitempo la loro vita in ossequio a un’insensata e anacronistica tradizione, infatti la parola ebraica pesach significa passare oltre, tralasciare, quindi tralasciamo questa tradizione ormai superata.
 
Nonostante ci sia stato un calo negli ultimi anni, sono ancora troppe le famiglie italiane che li portano in tavola durante il giorno in cui la Chiesa celebra la resurrezione di Cristo. Qualcosa non va nel celebrare la vita e fare festa ricorrendo alla morte pianificata di esseri indifesi, sacrificandoli sull’altare dell’egoismo di chi non ha occhi per vedere, orecchi per sentire e antepone la propria soddisfazione culinaria. 
 
E tutto questo in un mondo che offre molte scelte alimentari, e una varietà di cibo non animale abbondante e nutriente, da non rendere assolutamente necessario continuare a cibarsi di carne.
 
Tra le comunità cristiane più antiche, l’agnello era rappresentato sulle spalle del pastore e simboleggiava l’anima salvata da Cristo.
Facciamo memoria che già il profeta Isaia per bocca di Dio disse: «Io non bevo il sangue dei vostri sacrifici, non mangio la carne dei vostri agnelli» (cfr. 1,11).
 
In tutte le religioni l’uomo ha sacrificato qualcosa per il suo dio, ma con Gesù c’è un capovolgimento totale. Dio sacrifica sé stesso, una volta e per sempre, per la salvezza dell’uomo. Un Dio che ha sfidato la violenza perché Gesù è l’uomo della tenerezza, è il trionfo dell’amore. 
 
Ogni creatura è amata dal nostro Dio. Basta sacrifici, solo l’amore è vincente. Per questo è orribile festeggiare la Pasqua uccidendo migliaia di cuccioli di agnello. L’unico agnello di Dio di cui dobbiamo cibarci a Pasqua è l’Eucaristia. 
 
La tradizione dell’agnello a Pasqua non ha nessuna argomentazione teologica sostenibile, perché la tradizione cristiana non è fondata sul sacrificio degli animali che non solo sono inutili, ma addirittura crudeli e sicuramente lontani dall’idea di amore e compassione verso tutti gli esseri viventi.
 
È un rito cruento, in forte contraddizione col concetto di Resurrezione, che porta con sé il rinnovamento della fede e della speranza. È un rito non necessario in una società, la nostra, già impregnata di violenza e di morte, che serve soltanto a soddisfare gli interessi dell’ industria alimentare.
 
In conclusione, un esercito di vite appena nate sta per l’ennesima volta per essere immolato sull’altare dei nostri credi e dei nostri appetiti, non diversamente da quanto avviene quotidianamente con tutti gli altri animali, egualmente sfruttati e martirizzati.
 
Non mangiare nessun animale, gli animali sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che hai a casa. Tutti provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli.
 
Ecco perché occorre evitare di uccidere agnelli e altri animali per la Pasqua, e vivere la Pasqua senza crudeltà per nessuno!
 
La tradizione dell’agnello risale alla Pasqua ebraica: il pasto a base di agnello, come leggiamo nel libro dell’Esodo al capitolo 12, era il simbolo della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana, ricordava come era stato Dio stesso a far uscire il suo popolo, rivelandosi più forte del faraone. La Pasqua cristiana riconosce in Cristo l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, colui che con la sua passione, morte e risurrezione ci ha liberato definitivamente e ci ha donato la salvezza.

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