L’Epidemiologo Zorzut: «Coronavirus e norme tipo Yo-yo»
«Sono disposizioni dettate dai crescenti problemi organizzativi e capacità operative della sanità che, evidentemente, in questi mesi di tregua estiva non sono state implementate come sarebbe stato necessario, ma il rigore scientifico andrebbe in tutt'altra direzione. Un paio di esempi:
Tamponi molecolari: prima due, ora basta uno solo per sancire la negativizzazione.
Non sarà più necessario il doppio tampone negativo per confermare la fine della quarantena e l'avvenuta guarigione di un paziente Covid. Sono noti i ritardi nella effettuazione dei tamponi e della loro processazione che evidentemente i laboratori deputati non sono in grado di smaltire in tempo reale, creando gravi disagi a coloro che rimangono sospesi in attesa di conoscere l'esito uniti alla difficoltà, ovvia, del personale sanitario sempre carente, deputato ad effettuare una tale mole di tamponi naso faringei, a domicilio, nei drive in, scuole eccetera. Ecco allora che il Ministero della Salute propone a tavolino un solo tampone negativo, invece dei due fino ad ora necessari per essere riammessi alla vita quotidiana ed interrompere le misure quarantenarie. Tra l'altro si ammette, anche ufficialmente, l'elevato margine di errore dei risultati dei tamponi stessi, che oltre essere soggetti ad elevati falsi positivi e negativi risentono della corretta effettuazione degli stessi. Infatti richiedono una precise “expertise” da parte del personale sanitario dedicato e non possono essere effettuati frettolosamente, ovunque, con risultati diversi l'uno dall'altro (tanti sono i casi del primo test negativo, seguito da uno positivo e poi da altri due negativi e viceversa).
Riduzione del periodo di quarantena: Prima 14 giorni ora 10 giorni.
Ora, il Comitato tecnico scientifico propone di ridurre la quarantena da 14 a 10 giorni. In microbiologia e virologia il periodo di quarantena o isolamento domiciliare non è qualcosa che si discute o si contratta non è un evento “democratico” che si allunga o accorcia a piacere, ma è un periodo imposto dall'osservazione scientifica ed è strettamente correlato al periodo di incubazione della malattia infettiva in questione. Se una malattia ha un tempo di incubazione rilevato e documentato di 5-8 giorni con casi rilevati anche a 10 giorni di distanza, per il principio di massima precauzione la quarantena dovrà necessariamente essere più lunga, quindi i 14 giorni individuati fino ad ora sono assolutamente corretti. Si può ipotizzare di ridurlo a aumentarlo solo sulla base di evidenze di precisi studi specifici e multicentrici, validati ed incontrovertibili che modifichino quello che sappiamo a oggi. Ridurre la quarantena per ragioni sociali e economiche è un grave errore ed è contrario alla corretta prassi scientifica. Si passi il paragone, è come se nell'acqua potabile ci fosse un inquinante ineliminabile e a tavolino si decidesse di alzarne la soglia di tollerabilità per il consumo umano».
Così l’epidemiologo e specialista in Igiene e Medicina Preventiva Fulvio Zorzut commenta i recenti cambiamenti normativi in materia di prevenzione al contagio, test e periodi d’isolamento.
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