Coronavirus, ipotesi di chiusura dei confini tra Regioni se i contagi aumentano
Il periodo estivo ha portato ad un considerevole aumento dei contagi, si è tornati a toccare 1000 casi giornalieri e, in vista della ripartenza delle lezioni in presenza, alcuni governatori si chiedono se non sia il caso di chiudere nuovamente i confini regionali nella malaugurata ipotesi si dovesse registrare un’altra impennata.
È il caso del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha annunciato d’esser pronto a chiudere il proprio territorio qualora la situazione si dovesse fare allarmante. Sarebbe così nuovamente impedito il libero spostamento tra Regioni, se non per comprovate esigenze lavorative, urgenze o motivi di salute. Il governatore ha inoltre rivolto un appello direttamente al Ministro della Salute, Roberto Speranza: a seguito dei diversi focolai sviluppatisi in Sardegna, legati a turismo e movida, ha chiesto di testare chi dalla Sardegna fa ritorno in altre Regioni. La procedura è già concordata tra Sardegna e Lazio, che hanno imposto reciprocamente l’obbligo di tampone per chi si sposta tra le due Regioni.
Primo tra coloro che si oppongono alla prassi Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, assieme a Nicola Zingaretti, presidente del Lazio; sostengono che l’unica via percorribile sia quella della collaborazione, affidando la decisione di interrompere o meno la mobilità interregionale al Governo e non alle Regioni.
Enrico Rossi, presidente uscente della Toscana, dopo aver definito De Luca uno «sceriffo» ha ironizzato «sì, chiudiamo, e dopo le Regioni sbarriamo le contee e i borghi». Giovanni Toti, governatore della Regione Liguria, ha affermato che spingere ulteriori chiusure non sia al momento necessario in quanto la situazione sanitaria pare non sia critica.
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