Protezione civile. Bordin porta il modello Friuli a Buxelles

A cinquant'anni dal terremoto che nel 1976 devastò il Friuli, l'esperienza maturata dalla Regione nella gestione dell'emergenza e della ricostruzione rappresenta ancora oggi un modello di riferimento anche per l'Europa. È questo il messaggio portato dal presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, intervenuto oggi a Bruxelles alla sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni nel dibattito sulla proposta di revisione del Meccanismo unionale di protezione civile. Nel suo intervento, Bordin ha ricordato come il sisma del 1976, che causò quasi mille vittime e lasciò senza casa decine di migliaia di persone, abbia dato vita al Modello Friuli, considerato il migliore esempio italiano di ricostruzione post-sisma, fondato sulla straordinaria resilienza della comunità friulana, sul principio del "dov'era e com'era" e sulla piena trasparenza nella gestione delle risorse. "Quell'esperienza - ha sottolineato - ha segnato anche la nascita del moderno sistema italiano di Protezione civile. Le lezioni apprese allora restano oggi più attuali che mai".
Secondo il presidente del Cr Fvg, una risposta efficace alle emergenze si fonda anzitutto su solide capacità operative a livello locale e nazionale, su una chiara catena di comando e sulla capacità di intervenire tempestivamente dove l'emergenza si manifesta. Un sistema costruito sulla responsabilità diffusa, sul coordinamento operativo e sul ruolo centrale delle autorità territoriali. "Sono proprio questi i principi che devono continuare a ispirare anche l'evoluzione del Meccanismo unionale di protezione civile. Rafforzare questo strumento - ha evidenziato - significa migliorare la preparazione, l'interoperabilità e la capacità di garantire un sostegno rapido tra gli Stati membri, nel pieno rispetto della responsabilità primaria e della guida operativa dei sistemi nazionali". Bordin ha infine ribadito che "la priorità dell'Unione europea deve essere quella di rafforzare il coordinamento e la prontezza operativa nei settori in cui l'azione comune può offrire un reale valore aggiunto, assicurando che la cooperazione renda gli Stati membri più forti, senza limitarne la capacità di azione".
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