Doppia preferenza di genere: il Friuli Venezia Giulia resta ultima in Italia

"Le Regioni italiane hanno ormai tutte introdotto la doppia preferenza di genere nelle rispettive leggi elettorali per le elezioni regionali. All'appello manca il Friuli Venezia Giulia che, insieme alla Sicilia, appare sempre più distante dal resto d'Italia. Oggi, su un totale di 48 consiglieri regionali, in Regione le donne sono solo 9, diventate 10 dopo una dimissione: una delle percentuali più basse in Italia".
Lo affermano in una nota le consigliere regionali Laura Fasiolo e Manuela Celotti (Pd), Giulia Massolino e Simona Liguori (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg), Rosaria Capozzi (M5S) e Serena Pellegrino (Avs) commentando la sentenza (pubblicata ieri, giovedì 12 marzo), attraverso la quale la sezione civile del Tribunale di Trieste ha respinto l'azione di accertamento della legittimità della legge elettorale regionale del Friuli Venezia Giulia 18 giugno 2007, numero 17, promossa dalle associazioni di donne. "Sulla doppia preferenza di genere pesa l'inerzia della Regione Friuli Venezia Giulia, che non ha dato seguito all'adeguamento della legge elettorale. La richiesta era emersa già nella scorsa legislatura, anche grazie a una proposta di legge del Pd (primo firmatario Francesco Russo), arrivata in Aula ma respinta dalla Maggioranza di Centrodestra" commentano ancora le esponenti di Opposizione. "Neppure l'appello rivolto al presidente Fedriga e ai consiglieri regionali con una lettera del 14 novembre 2022, sottoscritta da 27 associazioni, ha avuto seguito - aggiungono le consigliere -. La richiesta era quella di intervenire legislativamente per introdurre nella legge elettorale un meccanismo correttivo capace di favorire l'elezione del genere meno rappresentato". "Oggi - continuano - l'esito negativo dell'azione giudiziaria promossa dalle associazioni di donne allontana ulteriormente il Friuli Venezia Giulia dalle regioni italiane che hanno introdotto la doppia preferenza di genere, uno strumento che consente di esprimere il voto di preferenza per un massimo di due candidati di sesso diverso appartenenti alla stessa lista".
Secondo le consigliere, "il dispositivo della sentenza della giudice Giovanna Carlesso, sul ricorso presentato da associazioni femminili e da singole cittadine e cittadini, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza evidenzia che, essendo il Friuli Venezia Giulia una Regione a statuto speciale, non può essere equiparata a quelle a statuto ordinario. La legge 165 del 2004 (che all'articolo 4, comma 1, lettera c-bis, stabilisce i principi fondamentali per le legislazioni elettorali delle Regioni a statuto ordinario) non è infatti direttamente applicabile alla Regione Fvg".
"E ancora - proseguono - la scelta rientra quindi nella discrezionalità del legislatore regionale, il cui operato è sindacabile solo in caso di manifesta irragionevolezza o arbitrarietà, vizi che la sentenza non ravvisa nella normativa regionale vigente. Il riferimento è dunque alla legge statutaria regionale 17 del 2007, norma di rango primario emanata in attuazione dell'articolo 12 dello statuto speciale". Risulta quindi evidente il rinvio alla politica che -, osservano le consigliere regionali del Centrosinistra - non può più ignorare questa difformità nelle modalità di espressione del voto rispetto alle altre Regioni italiane. L'assenza di un meccanismo che favorisca l'elezione delle persone del genere meno rappresentato costituisce una perdurante e ingiustificata violazione di norme sia costituzionali sia ordinarie". "Le disposizioni degli articoli 51 e 117 della Costituzione, finora disattese, potranno essere rispettate - concludono - solo se la Maggioranza regionale deciderà finalmente di adeguare la legge elettorale".
ACON/COM/sm
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