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Dono sangue. Bordin al congresso Fidas: "Donare è un gesto tra i più belli"

Luca Marsi·
Dono sangue. Bordin al congresso Fidas: "Donare è un gesto tra i più belli"

Pordenone diventa capitale del sangue. Ha preso il via oggi, nell'auditorium della Regione, la prima delle tre giornate dedicate al 64° Congresso nazionale Fidas, l'appuntamento della Federazione italiana associazioni donatori di sangue che ha riunito nel capoluogo del Noncello oltre 150 delegati, volontari ed esperti del sistema trasfusionale provenienti da tutta Italia. Il congresso, sostenuto dalla Regione Fvg, si inserisce anche nel percorso verso Pordenone capitale italiana della cultura 2027, confermando il ruolo della città come luogo di confronto, partecipazione e promozione dei valori civici. All'inaugurazione del Congresso ha partecipato anche il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, insieme ai colleghi Andrea Cabibbo, Carlo Bolzonello, Lucia Buna, Simone Polesello, Orsola Costanza e Markus Maurmair. "Pordenone c'è", ha esordito Bordin, evidenziando la folta presenza dei rappresentanti della circoscrizione locale dell'Assemblea legislativa del Fvg come segno di una vicinanza istituzionale concreta, non soltanto formale. "Quando si rappresenta un'istituzione è importante esserci, soprattutto in occasioni come questa, che servono a riflettere, confrontarsi e continuare l'opera di sensibilizzazione verso i giovani. Chi si dedica al prossimo deve sentire che le istituzioni ci sono e sono presenti: il lavoro dei donatori va apprezzato, accompagnato e sostenuto".

Il presidente del Cr ha richiamato le difficoltà dell'oggi, dal calo del volontariato alla crisi della natalità, ma ha voluto mettere in luce soprattutto la forza della risposta delle comunità: "Nonostante tutto, il dono c'è. I donatori si fanno in quattro, aumentano il proprio sforzo per compensare i limiti derivanti dai cambiamenti sociali che stiamo vivendo. È questo l'aspetto più bello: la volontà di intensificare l'impegno proprio quando ce n'è più bisogno". Lo slogan scelto per questa edizione, "Cultura del dono, sorgente di vita", assume un significato particolare in un anno segnato dal 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976. Un legame richiamato anche da Bordin, che ha sottolineato come "quell'anniversario venga vissuto con sentimenti contrastanti: da un lato la tristezza per la morte, la distruzione e ciò che il Friuli era cinquant'anni fa; dall'altro un grande orgoglio per la capacità della nostra regione di ripartire e diventare un modello
nella ricostruzione, nella Protezione civile, nella gestione delle emergenze e nella solidarietà".

Il presidente ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dai donatori anche in quella fase drammatica: "All'epoca ci fu una mobilitazione straordinaria. Quella spinta verso l'altruismo, la generosità e la voglia di aiutare il prossimo ha contribuito a rendere il Friuli Venezia Giulia un punto di riferimento. Oggi la cultura del dono è capillare, presente nelle comunità, nei paesi e nelle frazioni. C'è una gara positiva a dare una mano, a crescere, a costruire associazioni solide e a mettersi al servizio di chi ha bisogno". "Sono entrato nel mondo del dono in ritardo, frenato dalla paura del sangue e degli aghi. Non è stato facile - ha concluso con un passaggio personale -, ma i donatori mi hanno trasmesso un'emozione: quella di essere utile al prossimo. La mia prima donazione è stata una cosa straordinaria. Sono uscito dicendo: oggi sono stato utile a qualcuno. È una delle cose più belle che possiamo fare nella vita".

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