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Cronaca

Trieste, Mauro Manni invita i locali a osare: «Puoi osare, ma devi saperlo fare» (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, Mauro Manni invita i locali a osare: «Puoi osare, ma devi saperlo fare» (VIDEO)

Proporre un’animazione più originale può dare energia alle serate triestine, ma richiede esperienza, misura e capacità di leggere il pubblico. È il messaggio di Mauro Manni, che durante il confronto con Luca Zini e Stefano Rebek invita a sperimentare senza confondere la ricerca di qualcosa di diverso con l’improvvisazione.

«Si predilige a Trieste un’animazione molto standard», osserva Manni, descrivendo una preferenza per una conduzione più tranquilla.

La sua valutazione accompagna un invito ad aprire qualche spazio a proposte meno consuete. L’animatore precisa però di nutrire la massima stima per i professionisti citati durante la trasmissione: il ragionamento riguarda il tipo di intrattenimento proposto e le possibilità di ampliarlo.

L’esperienza di una risposta inattesa

Manni racconta una serata davanti a un pubblico di ragazzi, nella quale aveva scelto un’animazione più intensa, accompagnata anche dalla techno.

Nel suo ricordo, l’esperienza aveva suscitato una reazione particolarmente forte. Alcuni giovani gli avevano manifestato sorpresa per qualcosa che non erano abituati ad ascoltare.

L’episodio diventa il punto di partenza per una riflessione: a volte il pubblico può apprezzare un linguaggio che conosce poco, se chi lo propone riesce a costruire il momento giusto.

«Quando glielo proponi ti guardano prima strano», racconta. Poi, aggiunge, «vivono quella che è l’energia».

Zini collega il racconto alla figura di Franchino, richiamandone la riconoscibilità e la capacità di aver costruito un personaggio. Nel confronto, quel riferimento serve a ragionare sul valore di un’identità personale nell’animazione.

Sperimentare richiede preparazione

Manni pone comunque un limite netto: «Puoi osare, ma devi saperlo fare».

«Non è che ti puoi improvvisare, devi sapere cosa dire e come dirlo», prosegue.

La ricerca di originalità, nella sua visione, richiede controllo. Cambiare tono, aumentare l’intensità o provare un intervento diverso significa anche comprendere quando il pubblico è pronto a seguirlo.

Luca Marsi allarga il ragionamento ai rischi economici che possono accompagnare le novità, osservando come in diversi settori sia difficile proporre formule di rottura. Manni riporta l’attenzione sulla competenza di chi si espone: la possibilità di rischiare dipende anche dalla capacità di gestire ciò che si sta facendo.

Il limite delle parolacce ripetute

Uno dei passaggi più espliciti riguarda il linguaggio al microfono. Manni esprime perplessità verso l’uso dei doppi sensi e della volgarità come scorciatoia per attirare l’attenzione.

Rebek distingue tra una singola espressione, eventualmente collocata in un momento particolare e comunque rischiosa, e un’animazione costruita su parolacce ripetute.

«Stufa, stanca anche i giovani», osserva.

Secondo l’opinionista, anche un pubblico giovane può reagire male quando la voce diventa continuamente offensiva. L’energia della serata, quindi, non si misura semplicemente dal volume o dalla provocazione.

Il confronto converge sulla necessità di dosare gli interventi. Manni richiama anche l’importanza di imparare osservando professionisti esperti: ascoltare come usano il microfono, capire le loro scelte e sviluppare gradualmente un proprio modo di coinvolgere le persone.

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