Trieste, scontro durissimo Dipiazza-Pucci: «Donna ridicola». La consigliera PD: «Superato il limite»

È scontro politico durissimo a Trieste tra il sindaco Roberto Dipiazza e la consigliera comunale del Partito Democratico Rosanna Pucci, dopo che il primo cittadino l’ha definita «donna ridicola» in un intervento pubblicato sulla propria pagina Facebook.
Pucci replica senza arretrare e trasforma il caso in una questione che va oltre il confronto sui lavori di piazza Sant’Antonio, chiamando in causa il rispetto del ruolo istituzionale dei consiglieri, il linguaggio utilizzato nei confronti delle donne e il diritto dell’opposizione a esercitare la propria funzione di controllo.
Pucci: «Ho semplicemente svolto il mio ruolo di consigliera»
La consigliera PD ricostruisce l’origine dello scontro.
«Essere definita “donna ridicola” dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza per aver svolto la mia funzione di consigliera comunale d’opposizione, presentando un’interrogazione sui ritardi dei lavori di piazza Sant’Antonio, dimostra quanto al primo cittadino sfuggano i principi che regolano l’attività di controllo dei consiglieri comunali».
Pucci rivendica quindi la natura istituzionale della propria iniziativa: un’interrogazione indirizzata all’amministrazione per chiedere conto dei ritardi dell’opera, dei tempi e delle conseguenze economiche per il Comune.
«Non è la prima volta che mi offende»
Secondo Pucci, l’episodio non sarebbe isolato.
La consigliera richiama quanto avvenuto durante la seduta del Consiglio comunale del 12 giugno 2025, quando, durante un suo intervento dedicato alla libertà di stampa, Dipiazza le avrebbe rivolto una pernacchia in diretta.
«Non è la prima volta che mi offende», afferma.
Questa volta, però, secondo la consigliera sarebbe stato superato un confine ulteriore.
L’accusa: «È ricaduto nel sessismo»
Pucci interpreta l’espressione utilizzata dal sindaco come qualcosa di più di una normale durezza politica.
«È ricaduto nel sessismo, nello svalutare le donne», sostiene.
Una valutazione netta che sposta il confronto dal merito dell’interrogazione alla qualità del linguaggio politico e istituzionale.
Per Pucci, essere definita «donna ridicola» non rappresenterebbe soltanto un’offesa personale, ma un modo di delegittimare una consigliera proprio mentre svolge il proprio mandato di opposizione.
«Non indietreggerò»
La consigliera annuncia quindi che continuerà a esercitare il proprio ruolo senza lasciarsi intimidire.
«Personalmente non indietreggerò di fronte a coloro che disprezzano le donne, cercano di ammutolirle, di sminuirne il valore e l’autorità».
Parole che trasformano la replica in una rivendicazione politica più ampia.
Pucci lega infatti la vicenda alla difesa della parità tra uomini e donne e alla necessità di preservare conquiste che considera tutt’altro che definitivamente acquisite.
«Come tenere la linea del Piave»
La consigliera utilizza un’immagine particolarmente forte per descrivere questa battaglia.
«È come tenere la linea del Piave, per difendere a denti stretti ciò che ci rimane di più prezioso della nostra società civile: la parità tra uomo e donna, tanto desiderata, raggiunta con tanta fatica e che molti contrastano perché hanno paura di perdere i privilegi garantiti dalla cultura conservatrice e patriarcale».
Un passaggio che porta lo scontro ben oltre la singola polemica municipale.
L’appello alle nuove generazioni
Pucci guarda quindi soprattutto alle giovani donne.
Secondo la consigliera, chi ricopre ruoli istituzionali ha una responsabilità particolare nel dimostrare che il confronto politico può essere duro senza trasformarsi in delegittimazione personale.
«Occorre dare l’esempio alle giovani donne, alle nuove generazioni, affinché credano veramente che una politica fondata sul rispetto reciproco sia possibile, rigeneratrice di un’Italia più giusta e migliore».
Paglia: «Pucci non ha mai attaccato gli operai»
Sulla vicenda interviene anche Maria Luisa Paglia, segretaria del Partito Democratico di Trieste, che respinge una lettura secondo la quale l’interrogazione di Pucci avrebbe messo in discussione il lavoro degli operai impegnati nel cantiere.
«Rosanna Pucci non ha mai messo in discussione l’impegno degli operai, che hanno lavorato in condizioni certamente difficili e ai quali va riconosciuto pieno rispetto».
Secondo Paglia, il punto dell’interrogazione è completamente diverso.
«Il Comune deve rispondere sui ritardi e sui costi»
«La sua interrogazione riguarda invece i ritardi dell’opera, i tempi di realizzazione e i costi che ricadono sulle casse cittadine: questioni precise delle quali l’Amministrazione comunale ha il dovere di rispondere», afferma la segretaria dem.
Paglia accusa quindi Dipiazza di utilizzare il riferimento agli operai per spostare il confronto.
«Il sindaco non può utilizzare il lavoro degli operai per sottrarsi alle proprie responsabilità politiche e amministrative, né reagire a una legittima attività di controllo con un’offesa alla persona».
«A una domanda istituzionale si risponde nel merito»
La conclusione del PD è altrettanto netta.
«A una domanda istituzionale si risponde nel merito, con dati e spiegazioni, non con attacchi personali e sessisti».
Paglia esprime infine «piena solidarietà» a Rosanna Pucci da parte del Partito Democratico di Trieste e chiude con una frase destinata a diventare il centro politico della replica:
«Il rispetto delle donne e delle istituzioni non è facoltativo, nemmeno per il sindaco».
Lo scontro su piazza Sant’Antonio si trasforma così in una polemica ben più ampia, che investe il linguaggio della politica, il rapporto tra maggioranza e opposizione e il modo in cui viene esercitato il confronto all’interno delle istituzioni triestine.
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