giovedì 17 settembre 2026
Breaking
Trieste, “Di nuovo tra le stelle”: sabato all’Ariston una serata dedicata al ritorno sulla Luna Turismo boom a Trieste, Dipiazza: «Siamo pieni di turisti, è quello che volevo» (VIDEO) «Sua nipote ha avuto un incidente»: 82enne truffata, Carabinieri arrestano un 25enne Trieste, Dambrosi: «Il diritto allo studio dei bambini con disabilità non è una concessione» Beatrice la gallina felice”, parla la titolare dopo lo stop: «Mi sono sentita sola e persa» Trieste, Rabaccio-Governa sul turismo: «Può attirare nuovi residenti» – «Attenti alle conseguenze» (VIDEO) Salvatore Marino scommette ancora sulla città: apre “Al banco di Trieste” nel cuore di Cavana (VIDEO) Trieste, Currò (ASGRI): «Chi lavora nella sicurezza sa quando esce di casa, non sa se ritorna» (VIDEO) Trieste, Camber incalza la sinistra su accoglienza e sicurezza: «Qual è la vostra proposta?» (VIDEO) Trieste, rumori e problemi nei parchi di notte: De Gavardo invita a segnalare subito al 112 (VIDEO) Ponziana, campo Ferrini verso il pieno utilizzo: la soluzione temporanea per gli spogliatoi (VIDEO) Trieste, Bertoli respinge le accuse sulla programmazione: «Bilancio viene approvato a dicembre» (VIDEO) Trieste fa poker a Miss e Mister Film Festival: quattro giovani triestini conquistano le fasce nazionali Trieste, dj Ricky Ottolino: «Sui social anche contenuti sciocchi possono fare numeri pazzeschi» (VIDEO) Ilaria Fantini: «Lo sport può aiutare i giovani a uscire dal telefono e tornare a comunicare» (VIDEO) Trieste, “Di nuovo tra le stelle”: sabato all’Ariston una serata dedicata al ritorno sulla Luna Turismo boom a Trieste, Dipiazza: «Siamo pieni di turisti, è quello che volevo» (VIDEO) «Sua nipote ha avuto un incidente»: 82enne truffata, Carabinieri arrestano un 25enne Trieste, Dambrosi: «Il diritto allo studio dei bambini con disabilità non è una concessione» Beatrice la gallina felice”, parla la titolare dopo lo stop: «Mi sono sentita sola e persa» Trieste, Rabaccio-Governa sul turismo: «Può attirare nuovi residenti» – «Attenti alle conseguenze» (VIDEO) Salvatore Marino scommette ancora sulla città: apre “Al banco di Trieste” nel cuore di Cavana (VIDEO) Trieste, Currò (ASGRI): «Chi lavora nella sicurezza sa quando esce di casa, non sa se ritorna» (VIDEO) Trieste, Camber incalza la sinistra su accoglienza e sicurezza: «Qual è la vostra proposta?» (VIDEO) Trieste, rumori e problemi nei parchi di notte: De Gavardo invita a segnalare subito al 112 (VIDEO) Ponziana, campo Ferrini verso il pieno utilizzo: la soluzione temporanea per gli spogliatoi (VIDEO) Trieste, Bertoli respinge le accuse sulla programmazione: «Bilancio viene approvato a dicembre» (VIDEO) Trieste fa poker a Miss e Mister Film Festival: quattro giovani triestini conquistano le fasce nazionali Trieste, dj Ricky Ottolino: «Sui social anche contenuti sciocchi possono fare numeri pazzeschi» (VIDEO) Ilaria Fantini: «Lo sport può aiutare i giovani a uscire dal telefono e tornare a comunicare» (VIDEO)
Politica

Trieste, Dambrosi: «Il diritto allo studio dei bambini con disabilità non è una concessione»

redazione·
Trieste, Dambrosi: «Il diritto allo studio dei bambini con disabilità non è una concessione»

Famiglie costrette ogni anno a ripartire da zero, cambi continui degli insegnanti di sostegno e degli educatori, orari ridotti nei primi mesi di scuola e bambini che, anziché vivere pienamente la classe insieme ai propri compagni, trascorrerebbero parte del tempo fuori dall'aula. È un intervento molto duro quello della consigliera della Quinta Circoscrizione Roberta Dambrosi, che porta al centro dell'attenzione le difficoltà raccontate dalle famiglie con figli con disabilità tutelati dalla Legge 104.

«Quando si ascoltano i racconti delle famiglie con un bambino con la Legge 104, quello che si prova non è solo vicinanza: è una rabbia profonda», afferma Dambrosi, ponendo una domanda che racchiude il senso della sua denuncia: «Com'è possibile che genitori che già affrontano quotidianamente complessità enormi debbano combattere, ogni anno, la stessa logorante battaglia per ottenere ciò che spetta loro di diritto?».

«Inclusione, ma la realtà racconta spesso un'altra storia»

Il punto centrale dell'intervento della consigliera riguarda la distanza che, secondo Dambrosi, esisterebbe tra i principi dichiarati e ciò che alcune famiglie sperimentano concretamente.

«Inclusione è una delle parole più amate e sbandierate dalla burocrazia scolastica e dalle amministrazioni, ma la realtà dei fatti racconta spesso un'altra storia», sostiene.

Il tema assume un peso particolare perché il quadro normativo italiano riconosce espressamente il diritto all'educazione e all'istruzione delle persone con disabilità e individua nell'inclusione scolastica uno degli strumenti fondamentali per sviluppare apprendimento, comunicazione, relazioni e socializzazione. Il sistema del PEI, inoltre, è costruito proprio per individuare il percorso e le misure di sostegno necessarie al singolo alunno.

Il nodo della continuità didattica

Tra le criticità indicate da Dambrosi c'è innanzitutto quella della continuità. Il cambio frequente delle figure che seguono il bambino, secondo la consigliera, rischia di avere conseguenze che vanno ben oltre la normale organizzazione scolastica.

«Ogni anno scolastico ricomincia da capo», denuncia Dambrosi. Cambiare continuamente docente di sostegno o educatore significherebbe infatti, nella sua ricostruzione, obbligare i genitori a spiegare nuovamente «le peculiarità, i bisogni e i codici comunicativi del proprio figlio».

A questo si aggiungerebbe un secondo problema: «Spesso ci si trova davanti a personale senza una formazione specifica per il disturbo del bambino assegnato».

La questione della continuità non è estranea al quadro legislativo nazionale: la normativa sull'inclusione scolastica ha esplicitamente indicato tra i propri obiettivi la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità e la possibilità di mantenere lo stesso insegnante di sostegno. Anche la formazione del personale rappresenta uno degli elementi previsti dalla disciplina nazionale.

L'orario ridotto e le difficoltà delle famiglie

Altro punto sollevato dalla consigliera della Quinta Circoscrizione è quello dell'orario scolastico nei primi mesi.

Dambrosi descrive una situazione nella quale alcune famiglie si troverebbero a fare i conti con una frequenza progressiva e fortemente ridotta: «Oggi un'ora, domani forse due».

Una modalità che, secondo la consigliera, finirebbe per scaricare sui genitori le conseguenze delle difficoltà organizzative: «Dà per scontato che i genitori siano a completa disposizione dei ritmi scolastici. È una gestione che ignora il diritto al lavoro dei genitori e trasforma la scuola in un servizio a singhiozzo».

Per Dambrosi, dunque, il problema non riguarda soltanto l'alunno, ma investe l'intero equilibrio familiare, soprattutto quando madre e padre devono conciliare l'assistenza al figlio con gli impegni professionali.

La denuncia: «Troppo tempo fuori dall'aula»

Il passaggio più severo dell'intervento riguarda però ciò che Dambrosi definisce, sulla base delle situazioni riferite dalle famiglie, una vera contraddizione rispetto al concetto stesso di inclusione.

«In troppe scuole, il sostegno si traduce in ore passate fuori dall'aula, lungo i corridoi, al bar del rione o nei parchi vicini», afferma.

La consigliera contesta radicalmente questo modello: «Un bambino separato dai compagni non sta facendo un percorso inclusivo; viene semplicemente parcheggiato altrove».

Un'affermazione molto forte, con la quale Dambrosi vuole riportare l'attenzione sulla finalità del sostegno: non semplicemente garantire la presenza di una figura accanto al bambino, ma permettergli di partecipare alla vita scolastica e alle relazioni con il gruppo classe.

La provocazione delle «classi distinte»

Proprio le difficoltà denunciate portano Dambrosi ad affrontare anche un tema particolarmente delicato: quello delle cosiddette «classi distinte».

La consigliera non le presenta come la soluzione auspicata, ma come una provocazione che, a suo giudizio, può diventare comprensibile quando una famiglia percepisce il fallimento dell'inclusione nella scuola ordinaria.

«Di fronte a un percorso così tortuoso ed estenuante, non sorprende che qualcuno arrivi a considerare la provocazione delle "classi distinte", come avviene in diverse realtà europee, come un'alternativa preferibile», afferma Dambrosi.

Il ragionamento della consigliera è netto: «Quando il sistema ordinario fallisce nel garantire dignità e competenze, anche un'opzione segregante rischia di sembrare un rifugio più sicuro rispetto al caos».

Resta fermo che l'ordinamento italiano è strutturato sul principio dell'inclusione degli alunni con disabilità nelle classi comuni e sulla predisposizione di misure individualizzate di sostegno.

Dambrosi: «Servono strumenti concreti per le famiglie»

La consigliera passa quindi dalla denuncia alle proposte, partendo dalla necessità di costruire una rete capace di sostenere le famiglie anche nella conoscenza e nella tutela dei propri diritti.

Secondo Dambrosi sarebbe necessario favorire forme associative di tutela in grado di accompagnare i genitori quando ritengono che gli impegni previsti non vengano rispettati, a partire dall'attuazione del Piano educativo individualizzato.

Il PEI costituisce infatti uno degli strumenti centrali del percorso di inclusione scolastica e viene elaborato con il coinvolgimento della famiglia e delle figure professionali interessate.

«Formazione strutturata e non affidata alla buona volontà»

L'altra richiesta avanzata da Dambrosi riguarda direttamente il personale scolastico.

«Non ci si può affidare solo alla buona volontà dei singoli insegnanti formati», sottolinea. Per la consigliera occorre puntare su una preparazione strutturata sulle disabilità, che coinvolga il personale curricolare e quello di sostegno.

L'obiettivo indicato è evitare che il livello dell'inclusione dipenda dalla fortuna di incontrare, anno dopo anno, una determinata figura professionale particolarmente preparata o sensibile.

È proprio la continuità, secondo Dambrosi, a rappresentare uno dei fili che collegano tutte le criticità denunciate: continuità delle persone, delle competenze, del progetto educativo e del rapporto costruito con il bambino e con la famiglia.

«Non è una concessione della scuola»

La conclusione dell'intervento della consigliera della Quinta Circoscrizione riporta il dibattito al principio dal quale, secondo Dambrosi, dovrebbe partire qualsiasi decisione organizzativa.

«Garantire il diritto allo studio di un bambino con la 104 non è una concessione né una gentilezza della scuola: è un dovere costituzionale».

Un richiamo con cui Roberta Dambrosi chiede di spostare l'attenzione dalle difficoltà burocratiche e organizzative ai diritti degli alunni e delle loro famiglie, affinché la parola inclusione trovi una corrispondenza concreta nella quotidianità scolastica.

Articoli correlati