Trieste, Rabaccio-Governa sul turismo: «Può attirare nuovi residenti» – «Attenti alle conseguenze» (VIDEO)

Dal futuro del Porto Vecchio-Porto Vivo alla crescita del turismo, passando per casa, qualità della vita, investimenti, ruolo degli imprenditori e inevitabilmente Comunali 2027. È stato un confronto a tutto campo quello tra Pamela Rabaccio, segretaria provinciale della Lega, e Arturo Governa, segretario comunale di Azione, protagonisti del secondo faccia a faccia politico della stagione 2026/2027 condotto da Luca Marsi.
Un botta e risposta nel quale non sono mancate le differenze, soprattutto nel giudizio sull'azione dell'Amministrazione comunale, ma dal quale sono emersi anche diversi punti di contatto. Il più evidente riguarda proprio Porto Vecchio: sia Rabaccio sia Governa hanno respinto l'idea che la trasformazione dell'area possa essere considerata patrimonio esclusivo di una parte politica.
Porto Vecchio, Governa: «La città deve fare il tifo per il recupero»
Il primo grande tema affrontato è stato il lavoro dell'attuale Amministrazione sul Porto Vecchio-Porto Vivo, con una domanda precisa: la Giunta sta gestendo bene la trasformazione oppure avrebbe dovuto compiere scelte differenti?
Governa ha scelto di partire da un riconoscimento netto: «Io credo che la città e la politica debbano fare il tifo affinché Porto Vecchio giunga a un recupero che stiamo aspettando e che la città attende da fin troppo tempo».
Per l'esponente di Azione esistono obiettivi che non dovrebbero trasformarsi in «battaglie di parte». Le differenti visioni politiche possono rimanere, ma il traguardo del recupero dell'area dovrebbe essere condiviso.
Nel giudicare il lavoro della Giunta, Governa ha riconosciuto «la volontà di portare avanti questo progetto», aggiungendo però un rilievo sui tempi: «Le tempistiche non sono evidentemente quelle che erano state auspicate inizialmente». Al momento della diretta, ha inoltre sottolineato, «ad oggi non c'è ancora un bando di gara».
Le due marine indicate da Azione come possibile volano
All'interno del grande progetto, Governa ha posto l'accento su un elemento del quale, a suo giudizio, si parla troppo poco: le due marine.
Secondo il segretario comunale di Azione potrebbero rappresentare un importante volano, perché risponderebbero a una domanda di mercato e sarebbero compatibili con l'assetto dell'area. Governa ha invitato quindi ad adottare una visione maggiormente pragmatica, orientata alle ricadute economiche e sociali che il recupero del Porto Vecchio potrà produrre sul territorio.
La sua richiesta è quella di uscire da ciò che definisce una visione talvolta «propagandistica e ideologica» del riutilizzo dell'area e concentrarsi invece sulle opportunità concrete.
Rabaccio: «Porto Vivo è di Trieste e sarà un regalo alle future generazioni»
La risposta di Pamela Rabaccio ha mostrato immediatamente un terreno comune.
«Sono molto contenta della risposta che ha dato il mio collega», ha esordito la segretaria provinciale della Lega, proprio perché quelle considerazioni arrivavano da un esponente di un partito diverso dal suo.
Poi la frase destinata a sintetizzare la sua posizione: «Porto Vivo innanzitutto è di Trieste. Non è di una determinata fetta politica, ma di tutti quanti i triestini. E sarà soprattutto un regalo per le generazioni future».
Per Rabaccio non bisogna affrontare Porto Vivo attraverso una contrapposizione ideologica. Il progetto, nella sua visione, potrà permettere di «vivere in una città totalmente diversa» e dovrà essere considerato non come un punto d'arrivo, ma come un punto di partenza capace di generare benefici ben oltre i confini dell'area.
Dalla logistica alle strutture ricettive: «Bisogna avere pazienza»
Rabaccio ha riconosciuto l'esistenza di una fase di transizione nella quale dovranno essere affrontati problemi di logistica e trasporti, oltre a possibili chiusure temporanee legate ai lavori strutturali.
La richiesta ai cittadini è stata quella di guardare al lungo periodo.
Lo sviluppo, secondo la rappresentante della Lega, dovrà coinvolgere lo specchio di mare e la componente portuale e logistica, per arrivare agli uffici e alle strutture ricettive che potranno svilupparsi progressivamente. I benefici, nella sua prospettiva, potranno quindi estendersi al resto della città e anche al Carso.
«Al di là dei tempi, che magari non sono stati rapidissimi, i tempi burocratici sono quelli», ha osservato Rabaccio, sostenendo che il progetto possa offrire nuove prospettive alle future generazioni e contribuire alla qualità della vita.
Governa alla Giunta: «Apritevi maggiormente a comitati e associazioni»
Proprio la fase ancora non definitiva del progetto, secondo Governa, rappresenterebbe però l'occasione per correggere e rimodulare alcuni aspetti.
Il segretario comunale di Azione ha rivolto quindi una richiesta precisa all'Amministrazione: utilizzare l'ultima parte del mandato per aumentare il coinvolgimento della città.
Governa ha citato associazioni e comitati, anche quelli nati più recentemente, sostenendo che la Giunta dovrebbe aprirsi a proposte e visioni differenti dalle proprie.
«O noi individuiamo in Porto Vecchio un'opportunità di rilancio che va a beneficio dell'intera città, indipendentemente da come la si pensi, oppure noi continueremo ad avere un'opportunità persa», ha dichiarato.
Una richiesta che Governa ha accompagnato, però, anche con una critica a una parte della stessa opposizione. Fare opposizione è «legittimo» e «lecito», ha spiegato, ma alcuni toni sarebbero a suo giudizio «poco costruttivi».
Da qui l'appello finale rivolto alla maggioranza: «Il mio auspicio è che da qui fino alla fine di questo mandato amministrativo, la maggioranza di centrodestra faccia questo sforzo che va nell'interesse della città».
Rabaccio rilancia sugli imprenditori: «Vanno coinvolti per tempo»
Rabaccio ha raccolto il tema della partecipazione, indicando però una categoria alla quale prestare particolare attenzione: gli imprenditori.
«La critica è utile quando è costruttiva. Quando vuole essere distruttiva, fine a se stessa, è meglio non farla perché è un boomerang», ha affermato.
Per la segretaria provinciale della Lega, l'apertura dovrebbe riguardare soprattutto associazioni di categoria e mondo imprenditoriale. Un metodo che, secondo Rabaccio, non dovrebbe essere limitato al Porto Vivo, ma diventare parte di un'impostazione politica più ampia.
Gli imprenditori, ha spiegato, dovrebbero essere coinvolti «per tempo» nelle scelte, consentendo loro di programmare un'eventuale disponibilità a collaborare con il settore pubblico. Una collaborazione che, ha precisato più volte, deve avvenire «nella massima trasparenza».
Turismo, secondo terreno del confronto
Dal Porto Vecchio il faccia a faccia si è spostato sul boom turistico di Trieste e su una domanda destinata ad assumere un peso sempre maggiore: la crescita delle presenze può essere considerata un successo dell'Amministrazione oppure stanno emergendo effetti collaterali su affitti, commercio e qualità della vita?
Rabaccio è partita riconoscendo il dato generale: «Il turismo oggettivamente ha dei dati positivi che fanno molto bene alla città».
Ma per la rappresentante della Lega la crescita deve essere interpretata come «un punto di partenza e non un punto di arrivo». Una Trieste maggiormente conosciuta può attirare non soltanto visitatori, ma anche investimenti e nuove opportunità economiche.
Rabaccio ha citato anche le possibili ricadute sulle sponsorizzazioni nel mondo del calcio e del basket e, più generalmente, sui servizi e sullo sviluppo della città.
Casa, Rabaccio: «È un problema, ma non bisogna castigare il turismo»
Il punto più delicato è arrivato parlando di abitazioni.
«Gli alloggi sono un problema», ha riconosciuto Rabaccio, facendo riferimento alle difficoltà che possono incontrare una famiglia media o un giovane con minori possibilità economiche rispetto a un professionista nel raggiungere la propria indipendenza.
La risposta, però, secondo la segretaria provinciale della Lega non può essere quella di frenare il turismo.
«Non per questo devo andare a castigare il turismo. Devo trovare altre soluzioni, magari nel campo abitativo per altre fasce della popolazione».
Governa: «Il turismo cresce, ma può davvero rivendicarlo l'Amministrazione?»
Ed è proprio sul rapporto tra crescita turistica e merito politico che è emersa una delle differenze più marcate.
«Io non so se l'Amministrazione possa rivendicare i risultati sul turismo», ha affermato Governa.
L'esponente di Azione non ha contestato la crescita delle presenze, definendola un dato positivo e visibile, ma si è detto «molto più perplesso» sulla sua rivendicazione politica.
«Io non credo che i risultati derivino da scelte politiche e amministrative», ha spiegato, sostenendo che il fenomeno sarebbe determinato da dinamiche più ampie.
Il vero compito della politica, secondo Governa, è un altro: gestire la crescita.
Affitti, spazi pubblici e qualità della vita
Per Governa, le presenze turistiche non possono trasformarsi semplicemente in «un dato statistico con cui riempire comunicati e proclami».
Il turismo incide sulla vita quotidiana della città e deve quindi essere governato. Il rappresentante di Azione ha richiamato il mercato immobiliare e in particolare quello degli affitti, ma anche l'utilizzo degli spazi pubblici.
La presenza dei visitatori è positiva, ha sostenuto, ma non dovrebbe compromettere la qualità della vita dei cittadini.
Da qui una delle espressioni più forti dell'intero confronto: bisogna evitare che il turista si trasformi, «perdonate il termine, in una sorta di cavalletta che prende da questa città lasciando poco».
L'obiettivo, secondo Governa, deve essere esattamente opposto: trasformare il turismo in una risorsa della quale possa beneficiare l'intera città.
Governa cita Barcellona: «Trieste è lontana dall'overtourism, facciamo in modo che non ci arrivi»
Secondo Governa alcuni comparti economici hanno legittimamente costruito una crescita grazie al turismo, mentre una parte della città non avrebbe ottenuto gli stessi vantaggi e avrebbe invece sperimentato alcune conseguenze negative.
Il rappresentante di Azione ha quindi richiamato il caso di Barcellona, dove si sono manifestate forti contestazioni nei confronti della pressione turistica.
Governa ha però precisato chiaramente che Trieste è «lontana dal fenomeno dell'overtourism».
La sua tesi è preventiva: proprio perché la città non si trova in quella situazione, la politica avrebbe gli strumenti per impedire che vi arrivi.
Rabaccio: «Il turista di oggi può diventare il triestino di domani»
Nella replica, Rabaccio ha ulteriormente allargato l'orizzonte.
Attribuire esclusivamente al governo cittadino una «stelletta» per i risultati turistici sarebbe, secondo lei, «un po' limitativo», perché il fenomeno nasce anche dalla forza attrattiva di una città che ha definito «stupenda».
Ma il passaggio più interessante riguarda ciò che può accadere dopo la visita.
«Trieste è conosciuta oggi. Abbiamo tanti turisti. Un domani potremmo pensare che questi turisti scelgano di diventare cittadini triestini».
Rabaccio ha citato la ricerca e il turismo congressuale: persone che arrivano inizialmente per ragioni professionali o turistiche potrebbero successivamente scegliere Trieste come luogo nel quale vivere e lavorare.
Una maggiore attrattività, nella sua prospettiva, potrebbe contribuire persino a contrastare quello che ha definito «l'inverno demografico» della città.
Governa: «Preserviamo ciò che rende Trieste attrattiva»
Governa ha riconosciuto il valore di questa prospettiva, ma ha posto una condizione.
Se l'ambizione è trasformare la visibilità turistica in una capacità di attrarre persone stabilmente, Trieste deve continuare a garantire ciò che oggi la rende interessante, a partire dalla qualità della vita.
«Il rischio è che se noi non gestiamo il turismo, Trieste si trasformi in qualcosa d'altro», ha spiegato.
Secondo Governa, quindi, non basta ricevere passivamente i flussi: bisogna governarli e trasformarli in un'opportunità di lungo periodo, facendo sì che l'attrattività turistica possa tradursi anche in lavoro, nuovi residenti e famiglie che decidono di costruire qui il proprio futuro.
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