Trieste, caso ex Obelisco: «Errore materiale o modifica sostanziale?». Punto Franco: 'Si fermi delibera' (VIDEO)

Ritirare la proposta di delibera sul Piano del Commercio e chiarire, prima di procedere, se la modifica indicata come correzione di un errore materiale sia effettivamente tale oppure intervenga sulle scelte di pianificazione. È la richiesta avanzata dalla Lista Russo Punto Franco nella conferenza stampa tenuta martedì 20 ottobre alle 10.30 davanti al Municipio di Trieste.
A illustrare le contestazioni sono intervenuti Paolo Altin, Giorgio Sclip e Roberto Mandler. Al centro dell’iniziativa, la sostituzione del riferimento alla zona G1c – Balneari della Costiera con quello alla zona G1d – Turistico-ricettive del Carso, nell’allegato del Piano che disciplina l’insediamento delle medie strutture di vendita.
Un cambiamento apparentemente tecnico che, secondo il gruppo, consentirebbe superfici commerciali di vendita fino a 1.500 metri quadrati in ambiti non contemplati dall’attuale tabella. Particolare attenzione è stata dedicata all’area retrostante l’ex Hotel Obelisco di Opicina.
Altin: «Una vera e propria modifica sostanziale»
Ad aprire la conferenza è stato Paolo Altin, che ha richiamato la proposta di delibera a firma della vicesindaco e assessore Serena Tonel, attesa all’esame della terza commissione mercoledì 21 ottobre.
Secondo Altin, il provvedimento dovrebbe essere ritirato perché presenta come rettifica un intervento che avrebbe effetti più ampi.
«A nostro modo di vedere viene descritta come correzione di errore materiale una vera e propria modifica sostanziale del Piano del Commercio», ha dichiarato.
Il nodo, ha spiegato, non è la dimensione grafica della modifica, ma ciò che essa renderebbe possibile. La sostituzione di una sola lettera, nella lettura proposta durante la conferenza, inciderebbe infatti sulle dimensioni degli insediamenti commerciali ammissibili nelle aree interessate.
Dai 400 ai 1.500 metri quadrati, gli effetti contestati
Altin ha illustrato la distinzione tra le superfici di vendita fino a 400 metri quadrati e quelle superiori, fino a 1.500 metri quadrati, sostenendo che la rettifica aprirebbe a queste ultime anche nelle zone oggetto dell’intervento.
«All’interno del Piano del Commercio vengono sostituiti due allegati che consentiranno la realizzazione di superfici commerciali di vendita oltre i 400 metri quadrati e fino ai 1.500 metri laddove prima non c’era», ha affermato.
Il comunicato distribuito dalla lista individua precisamente il passaggio dalla classificazione G1c alla G1d. È su questa estensione delle possibilità commerciali che il gruppo chiede un approfondimento prima dell’esame del provvedimento.
Il dubbio sulla natura dell’errore materiale
La contestazione riguarda soprattutto la procedura scelta dall’amministrazione.
Secondo la posizione espressa dalla Lista Russo Punto Franco, un errore materiale deve essere oggettivamente riconoscibile e la sua correzione non deve comportare nuove valutazioni discrezionali. Il gruppo sostiene che gli atti della proposta non illustrino adeguatamente gli elementi necessari a ricostruire con certezza la volontà del Consiglio comunale che approvò il Piano nel 2021.
Altin ha ricordato che quel voto precede l’insediamento dell’attuale amministrazione, chiedendosi su quali basi si possa escludere che la precedente formulazione corrispondesse a una scelta deliberata.
La richiesta è dunque di documentare dove si trovi l’errore e perché la sostituzione proposta rappresenti una rettifica inequivocabile, anziché una nuova decisione.
Piano regolatore e Piano del Commercio: la distinzione sollevata
Un altro punto riguarda il rapporto tra gli strumenti di pianificazione.
Altin ha contestato che il richiamo all’allineamento con il Piano regolatore sia sufficiente a motivare la correzione. Nella sua argomentazione, i due strumenti hanno funzioni autonome e il fatto che uno ammetta determinate destinazioni non chiarisce automaticamente quale fosse la scelta compiuta nell’altro.
Il comunicato sintetizza così la posizione: la possibilità di destinazioni commerciali nelle zone G1d prevista dal Piano regolatore non dimostrerebbe, da sola, che il Piano del Commercio intendesse consentire superfici fino a 1.500 metri quadrati.
Per il gruppo, qualora si voglia modificare una scelta sostanziale, occorre seguire il relativo procedimento, con le valutazioni previste. Altin ha prospettato che tale percorso possa comportare anche approfondimenti di carattere ambientale.
L’area ex Obelisco e il riferimento al progetto Eurospar
Il caso che ha ricevuto maggiore attenzione è quello dell’area retrostante l’ex Hotel Obelisco di Opicina, classificata G1d.
Durante la conferenza, Altin ha richiamato un articolo del Piccolo del 10 febbraio 2026 che, secondo quanto riportato anche nel comunicato della lista, descriveva un interesse per la realizzazione di un supermercato Eurospar.
Nella ricostruzione richiamata dai promotori, l’operazione immobiliare sarebbe subordinata alla possibilità di realizzare una superficie di vendita di almeno 1.000 metri quadrati.
La modifica del Piano potrebbe quindi assumere rilevanza anche rispetto a quel progetto, sostiene la lista. Il gruppo precisa tuttavia di non voler stabilire collegamenti o intenzionalità non dimostrati, chiedendo invece che la circostanza venga approfondita.
Altin ha esplicitamente richiamato la buona fede di tutti, ma ha giudicato prudente una riflessione ulteriore sugli effetti di un atto pubblico rispetto a un’operazione tra privati.
Sclip: «Gli atti devono essere trasparenti e chiari»
Nel secondo intervento, Giorgio Sclip ha confermato le osservazioni di Altin, concentrandosi sulla trasparenza amministrativa e sulle ricadute territoriali.
«Il bene pubblico deve prevalere sul bene privato», ha dichiarato, aggiungendo che l’amministrazione si esprime attraverso atti che devono essere «assolutamente trasparenti e chiari».
Il consigliere ha rivendicato il compito di vigilanza dell’opposizione e la necessità che le conseguenze della modifica entrino in un dibattito consiliare nel quale ciascuno possa esprimere la propria posizione.
Sclip ha inoltre richiamato il tema del tessuto commerciale e sociale, manifestando preoccupazione per gli effetti che nuovi supermercati possono avere sui negozi di prossimità.
Mandler, i parcheggi e gli equilibri commerciali di Opicina
Il terzo intervento, affidato a Roberto Mandler, ha portato l’attenzione sulle possibili conseguenze per Opicina, sia sul piano della mobilità sia su quello dell’offerta commerciale.
Tra le preoccupazioni espresse figura la disponibilità di spazi di sosta nella zona del quadrivio, utilizzati anche come punto di interscambio per raggiungere la città con i mezzi pubblici.
Mandler ha sollevato il rischio che un nuovo insediamento possa incidere su questi spazi, chiedendo coerenza tra l’obiettivo di incentivare il trasporto pubblico e le scelte riguardanti i parcheggi.
Ha inoltre posto una questione di equilibrio tra le attività già presenti: un nuovo punto vendita di dimensioni importanti, nella sua valutazione, potrebbe avere conseguenze sulla sostenibilità degli esercizi esistenti.
Il ragionamento ha distinto la riqualificazione complessiva del comprensorio dell’ex hotel dall’eventuale realizzazione di un nuovo insediamento commerciale, chiedendo chiarezza su ciò che risulta effettivamente definito.
La modifica riguarda anche altre aree
Rispondendo alle domande, Altin ha precisato che l’ambito della delibera non si esaurisce nell’area ex Obelisco. Ha citato anche una zona vicina alla statale 202 e un’area nei pressi di Padriciano.
La scelta di concentrare l’attenzione sul caso di Opicina è stata motivata con l’esistenza delle notizie già pubblicate sul possibile intervento commerciale.
La richiesta della lista riguarda comunque la natura e gli effetti complessivi della rettifica, non soltanto una singola localizzazione.
La richiesta alla Giunta prima della commissione
La Lista Russo Punto Franco chiede che la proposta non venga trattata nella commissione prevista per il 21 ottobre e che la Giunta la ritiri per un supplemento di verifica.
Nel comunicato il gruppo precisa di non contestare a priori la possibilità di nuovi insediamenti commerciali, ma di ritenere necessario che eventuali modifiche sostanziali siano affrontate attraverso le procedure previste, con adeguate valutazioni e piena trasparenza. Altin ha inoltre espresso contrarietà alla prospettiva dell’insediamento di grandi dimensioni nell’area ex Obelisco.
La conclusione affidata al documento riassume la richiesta: «Se si tratta davvero di un errore materiale, lo si dimostri con gli atti. Se invece si intende modificare una scelta del Piano del Commercio, si segua il procedimento previsto, assumendosi apertamente la responsabilità della decisione».
DI SEGUITO IL VIDEO
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