martedì 29 settembre 2026
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Politica

Porto di Trieste, Forza Italia SHOCK: "Passi avanti del progetto egemonico cinese"

Luca Marsi·
“C’è chi non brinda a queste “novità”, che altro non sono che passi avanti del progetto cinese di piantare una bandierina rossa sul porto di Trieste-Monfalcone: quando si parla di Cina, l’aspetto geopolitico è legato a doppio filo con quello commerciale”. Lo afferma il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Giuseppe Nicoli, commentando la cerimonia di lunedì 27 giugno con la quale Cosco ha inaugurato un treno di collegamento tra il porto di Trieste e un sito produttivo sloveno, annunciando anche l’intenzione di sviluppare il traffico merci dal capoluogo regione sino all’Ungheria.
 
“Cosa si intende fare per salvaguardare le nostre infrastrutture portuali e ferroviarie? Lo chiederò con una interrogazione al presidente della Regione – annuncia Nicoli -. Non vogliamo che il porto di Trieste-Monfalcone diventi il nuovo Pireo, una piattaforma logistica svenduta a uso e consumo di uno stato autoritario, che non si fa scrupoli a continuare a fare affari con la Russia di Putin e l’Ungheria di Orban. Il tutto sotto la gestione di un’Autorità di sistema che già si era resa protagonista, nel 2019, di un accordo di cooperazione con Cosco, che fortunatamente è stato fermato. Ora si cercano altre strade, ma i rischi restano gli stessi”.
 
“Gli entusiasti dei nuovi sviluppi commerciali e logistici – osserva - sono accecati dagli annunci di buone intenzioni, riferite al rafforzamento della cooperazione commerciale tra Italia e Cina a suon di investimenti, ma continuano a non tener conto di cosa rappresenta la Cina e come agisce al proprio interno e nel mondo. Non basta sottolineare come la collocazione atlantista dell’Italia abbia fatto venir meno la nuova Via della seta “politica”: l’invasione commerciale, logistica e di ricerca di materie prime a livello globale sono esse stesse parte del disegno egemonico cinese”.
 
“L’interesse sui moli triestini presenti e futuri – conclude Nicoli - è un campanello d’allarme e la diplomazia serve a poco: è necessario un “no” politico a qualsiasi tentativo, già in atto a piccoli passi, di monopolizzare le nostre infrastrutture”.

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