Polidori: “Criminalità legata agli stranieri” – Menis: “Serve un approccio sociale” (VIDEO)

Un confronto acceso, senza filtri, su un tema che divide: Trieste sta davvero diventando una “capitale della droga e della violenza”? Questa è stata la domanda cardine della diretta serale di Trieste Café, condotta dal direttore Luca Marsi, che ha visto protagonisti due esponenti di spicco della politica cittadina: Paolo Menis (Movimento 5 Stelle) e Paolo Polidori (Lega).
Paolo Menis (M5S): "I dati non mostrano un aumento della droga, ma le nuove sostanze preoccupano"
Il primo a prendere la parola è stato Paolo Menis, che ha sottolineato come droga e violenza siano due temi collegati. Ha ammesso che ci sono episodi preoccupanti, ma ha evidenziato che i dati sui sequestri non indicano un incremento del fenomeno a Trieste.
Menis ha poi posto l’attenzione sulle cosiddette "droghe nuove", come il fentanyl, che ha devastato gli Stati Uniti e sta arrivando anche in Italia. Sul fronte della sicurezza, ha preferito mantenere un approccio prudente:
"Le zone rosse sono uno strumento nuovo, ma trarre conclusioni dopo pochi mesi di sperimentazione è difficile. Dovremo confrontare i dati prima e dopo la loro istituzione per capire se abbiano realmente inciso sulla criminalità."
Secondo Menis, le zone rosse avrebbero funzionato più come un palliativo, una sorta di "medicinale che cura i sintomi ma non la malattia". La vera sfida, secondo lui, è intervenire sulle cause della violenza, non solo sulla repressione.
Paolo Polidori (Lega): "Trieste non è la capitale della violenza, ma le regole stanno saltando"
Paolo Polidori ha risposto con toni decisi, ribadendo che non condivide l’etichetta di "capitale della droga e della violenza" per Trieste, ma ha ammesso che la situazione è peggiorata.
"Vedo soprattutto un incremento della violenza da strada. Non parlo di crimini efferati, ma di bande, risse e degrado urbano. In alcune zone della città i triestini si ritirano, non frequentano più determinati luoghi. Questo è il primo segnale di allarme."
L’esponente della Lega ha puntato il dito contro la presenza di gruppi di giovani stranieri che, secondo lui, sono la causa principale di risse e disordini.
"Non si tratta di razzismo, ma i numeri parlano chiaro. Se il 90% degli episodi violenti è causato da minori stranieri, allora bisogna affrontare la questione in modo serio. Non possiamo permettere che determinate zone della città diventino irrecuperabili."
Immigrazione e sicurezza: due visioni a confronto
Il dibattito si è poi spostato sulla gestione dell’immigrazione e dell’accoglienza, con i due esponenti politici su posizioni opposte.
Per Menis, la criminalità è spesso legata a situazioni di degrado sociale e non si può pensare solo alla repressione. Ha citato anche l’iniziativa del vigile di quartiere, promossa dal M5S in Consiglio comunale, come uno strumento utile per presidiare il territorio e prevenire situazioni di marginalità.
Polidori ha invece attaccato duramente l’idea dell’accoglienza senza limiti, parlando di "business dell’immigrazione":
"Dobbiamo porre un freno. L’accoglienza ha un limite e quel limite è stato superato. Se non riusciamo a gestire chi arriva, la città finisce nel caos. La nostra società sta pagando un prezzo altissimo per queste politiche fallimentari."
L’esponente della Lega ha poi difeso le politiche del governo Meloni, citando il centro di accoglienza in Albania come possibile soluzione per alleggerire la pressione migratoria sull’Italia.
Un dibattito acceso che infiamma il pubblico
La diretta di Trieste Café ha mantenuto ritmi serrati, con un confronto che non ha risparmiato momenti di tensione, ma che ha toccato tutti i nodi cruciali della sicurezza a Trieste.
Luca Marsi, in chiusura, ha lasciato spazio alle riflessioni finali, ribadendo che la questione sicurezza resta un tema centrale per la città, con visioni diverse su come affrontarla.
La discussione è tutt’altro che chiusa, e i prossimi mesi potrebbero essere decisivi per capire se le misure adottate finora abbiano avuto effetti reali.
DI SEGUITO IL VIDEO
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