Piazza Libertà, Lippolis: «Carità in un altro ambiente». Monti: «Garantire sicurezza e dignità»(VIDEO)

Piazza Libertà, il futuro dopo Roberto Dipiazza e la trasformazione di Porto Vecchio: sono i temi sui quali si sono confrontati Antonio Lippolis, esponente di Fratelli d’Italia, e Federico Monti, portavoce di Adesso Trieste, durante la diretta di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi, martedì 20 ottobre.
Un confronto serrato, nel quale alla disponibilità di entrambi a riconoscere il valore dell’assistenza umanitaria hanno fatto seguito posizioni diverse sulle responsabilità delle istituzioni e sull’organizzazione degli aiuti. Il dibattito si è poi spostato sul lavoro, sul turismo e sulle prospettive delle prossime amministrative, fino alle ipotesi sui candidati sindaco.
Lippolis: «Dar da mangiare è un’opera buona, il contesto è sbagliato»
Il primo terreno di confronto è stato quello delle prescrizioni sull’assistenza ai migranti in piazza Libertà.
Lippolis ha aperto riconoscendo il valore dell’impegno dei volontari: «Dar da mangiare a delle persone è sempre un’opera buona». La sua critica riguarda però il luogo in cui l’attività viene svolta.
«Il contesto è sbagliato», ha sostenuto, descrivendo piazza Libertà come uno spazio pubblico che dovrebbe rispondere anche ad altre esigenze della città. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, le attività di aiuto dovrebbero trovare una collocazione diversa, al chiuso.
«Non si nega la carità, ma che lo facciano in un altro ambiente», ha concluso su questo punto.
Monti: «Il posto deve essere trovato»
Monti ha raccolto il riconoscimento del valore del volontariato, contestando però l’idea che la questione possa essere risolta limitando le attività nella piazza.
Ha ricordato la presenza di diverse realtà solidali, anche provenienti da fuori città, e respinto una lettura esclusivamente politica del loro lavoro.
Il punto, secondo il portavoce di Adesso Trieste, è garantire un luogo dove le persone possano ricevere cure, cibo e assistenza all’interno di un percorso organizzato.
«Il posto deve essere trovato», ha affermato. «Pensare solo di dire no, non potete farlo qua, si risolve il problema è un grave errore».
Da qui il richiamo alla proposta dell’ex Mercato di via Gioia, indicato come possibile spazio coperto e controllato nel quale organizzare gli interventi.
Chi deve trovare lo spazio? Il botta e risposta sulle istituzioni
È sulla responsabilità di individuare una sede alternativa che le posizioni si sono distanziate maggiormente.
«Non è che le istituzioni devono trovare un posto a queste associazioni», ha replicato Lippolis. Nel suo ragionamento, le realtà private che intendono svolgere attività caritative dovrebbero organizzarsi attraverso i propri soci e le proprie risorse.
«Le istituzioni devono fare le istituzioni, le associazioni private che facciano le associazioni private», ha aggiunto.
Monti ha contestato questa impostazione: «Le istituzioni devono garantire la sicurezza e la dignità umana a tutti». Secondo il portavoce, affidare esclusivamente al volontariato la risposta ai bisogni delle persone significa trasferire ai privati responsabilità che spettano anche all’amministrazione pubblica.
Per Monti, uno spazio organizzato potrebbe inoltre rispondere contemporaneamente alle esigenze dell’assistenza e a quelle della sicurezza.
Il confronto su accoglienza, servizi e diritti
Il dibattito si è fatto più acceso affrontando la condizione delle persone migranti e l’accesso ai servizi.
Lippolis ha sostenuto la necessità di distinguere l’aiuto essenziale dalle ulteriori prestazioni, esprimendo preoccupazione per le conseguenze sulle risorse disponibili per i cittadini italiani.
Monti ha replicato invitando a non sovrapporre condizioni amministrative differenti e richiamando i percorsi di accoglienza e regolarizzazione. Ha inoltre contestato il paragone tra i servizi disponibili per i residenti e la situazione di chi dorme all’aperto o dipende dall’assistenza dei volontari per un pasto.
«Sono cose molto differenti e credo che in mezzo ci stia l’umanità», ha osservato.
La conclusione del suo intervento è tornata alle misure sulla piazza: secondo Monti, intervenire soltanto attraverso divieti non offre una soluzione all’emergenza.
Dopo Dipiazza, Monti chiede lavoro e nuove priorità
Alla domanda di Marsi sul futuro della città dopo Dipiazza, Monti ha risposto indicando la necessità di una diversa attenzione al lavoro e alle famiglie in difficoltà.
Ha richiamato le crisi occupazionali del territorio, sostenendo che Trieste debba costruire prospettive industriali e tecnologiche capaci di affiancare lo sviluppo turistico.
«Non si può pensare di vivere soltanto di questo», ha detto a proposito del turismo. L’obiettivo, nel suo ragionamento, deve essere offrire occupazione di qualità e consentire ai giovani di restare in città.
Lippolis ha replicato distinguendo le competenze delle amministrazioni locali dalle possibilità di intervento sulle crisi aziendali. Ha sostenuto che il Comune non possa essere chiamato a risolvere direttamente le difficoltà di grandi imprese, richiamando il ruolo delle altre istituzioni e dei soggetti privati.
Monti ha quindi precisato: «Non ho detto che è compito del Comune salvare l’azienda». La sua richiesta, ha spiegato, riguarda la presenza dell’amministrazione accanto ai lavoratori e la costruzione di una progettualità per il rilancio economico.
Lippolis ipotizza un ruolo di Dipiazza nella prossima giunta
Sul futuro politico del sindaco, Lippolis ha avanzato una possibilità legata all’eventuale vittoria del centrodestra.
«Potrebbe tranquillamente fare, per esempio, l’assessore della prossima giunta», ha affermato, immaginando un impegno di Dipiazza sul Porto Vecchio, progetto al quale il sindaco attribuisce particolare importanza.
Si tratta di un’ipotesi espressa durante il confronto, non dell’annuncio di un incarico o di un accordo.
Lippolis ha auspicato la continuità amministrativa, sostenendo che il centrodestra possa portare avanti la trasformazione dell’area. Monti ha invece ribadito la necessità di un cambiamento nelle priorità e nella visione della città.
Porto Vecchio, Lippolis: «Siete contro tutto». Monti: «Piedi di piombo»
Anche il futuro di Porto Vecchio ha diviso gli ospiti.
Per Lippolis, Dipiazza ha avviato «una grande opera», destinata a richiedere tempi lunghi per il completamento. Rivolgendosi all’altra parte politica, ha accusato Adesso Trieste di un atteggiamento contrario ai progetti: «Voi invece siete contro tutto».
Ha quindi espresso il timore che le differenze interne al centrosinistra possano rallentare la trasformazione.
Monti ha sostenuto invece la necessità di valutare con cautela le scelte sull’area: «Il Porto Vecchio credo che sia un capitolo sul quale dovremmo andare coi piedi di piombo ed essere sicuri che sia un vero sviluppo per la città».
Due posizioni differenti: Lippolis ha indicato nella continuità la strada per completare il progetto; Monti ha chiesto garanzie sui benefici effettivi della trasformazione.
Turismo e Barcolana, due letture dello sviluppo
Nel confronto è entrato anche il rapporto tra turismo, grandi eventi e vita cittadina.
Lippolis ha richiamato la capacità della Barcolana di attrarre visitatori e investimenti, mettendo in discussione la compatibilità tra le critiche all’overtourism e una possibile candidatura di Mitja Gialuz nel centrosinistra.
Monti ha risposto distinguendo le criticità del turismo continuativo da un evento di rilevanza mondiale. Ha riconosciuto il valore dell’indotto della Barcolana, sostenendo al tempo stesso la possibilità di migliorarne alcuni aspetti organizzativi.
La divergenza è rimasta sulla prospettiva generale: per Monti il turismo deve inserirsi in un’economia più articolata; Lippolis ne ha evidenziato la capacità di generare opportunità e attrattività.
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