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Politica

"Ospedali italiani a rischio paralisi! Ben 1056 infermieri contagiati nelle ultime 24 ore!"

Luca Marsi·
 «In un solo giorno siamo passati (base ultimi 30 giorni) da 9019 a ben 10.308 operatori sanitari infettati nelle corsie degli ospedali. Questo significa 1289 in più contagiati tra il 30 e il 31 dicembre oggi. Ma soprattutto, equivale a 1056 infermieri nelle ultime 24 ore e a ben 1891 nelle ultime 48! 
 
Gli ospedali italiani rischiano concretamente la paralisi, non è affatto retorica o eccesso di allarmismo da parte nostra, dal momento che la carenza di personale, di base già altissima, è pronta a superare i massimi livelli, passando dal triste dato attuale, di 85 mila unità in meno, sino a superare, con le correnti malattie e quarantene, le 120 mila unità da Nord a Sud. 
 
Tutto questo è molto più di una mera previsione. Con le nuove infezioni di infermieri e medici si rischia di lasciare irrimediabilmente a casa sempre più professionisti, ogni giorno che passa. E allora chi sosterrà il peso dei nuovi ricoveri?».
 
Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.
 
«In queste ultime ore, come sempre facciamo, stiamo monitorando con attenzione la situazione Regione per Regione con i nostri referenti locali.
 
Il nostro report ci disegna situazioni da Zona critica almeno in tre territori chiave».
 
Lombardia: prima Regione per crescita di ricoveri, alcuni ospedali rischiano già la saturazione. Ed è per questo che è stato deciso di riaprire almeno tre moduli da 15 posti l’uno alla Fiera di Milano, per quanto riguarda le terapie intensive.
 
Ma dove sono gli infermieri? Dove sarà reperito personale? La Regione avrebbe voluto schiacciare tutto il peso dell’emergenza sugli ospedali del capoluogo, reperendo personale dal Niguarda e dal Policlinico. E poi, convertire reparti ordinari in reparti Covid, e quindi agire con strumenti di emergenza dopo un anno e mezzo dall'inizio dell'emergenza, dimostra una gestione oculata? Il nostro sindacato ha chiesto che si possa esercitare una mobilità interna anche dai nosocomi della provincia, come il San Gerardo di Monza.
 
Campania: riaperto l’hub Covid dell’ospedale del Mare, ma dove sono gli infermieri? Manca il personale per supportare le 23 postazioni. Ci chiediamo cosa accadrebbe se mai fosse necessario utilizzarle tutte!
 
Piemonte: carenza di personale ai massimi livelli. Il nostro sindacato si è mosso per proporre, oltre allo sblocco della mobilità interna, l’inserimento degli infermieri neolaureati. Ma la prima proposta delle aziende sanitarie è stata a dir poco oscena: contratti di soli tre mesi. Come noto, i neo laureati già iscritti all’ordine ma mai assunti dal SSN dipendono dalle agenzie interinali e per loro l’inserimento, laddove l’emergenza è forte, può essere molto più rapido. Ma ripetiamo si abbia il coraggio di contratti degni di tal nome di almeno un anno.
 
«La preoccupazione, da parte di un sindacato professionale come il nostro, continua De Palma, che ogni giorno guarda negli occhi gli infermieri, cresce sempre di più. 
 
E’ pur vero, ripetiamo, che la mortalità rimane più bassa rispetto alla prima ondata, soprattutto per chi è forte di tre dosi di vaccinazione. Ed è vero, come afferma il Viceministro Sileri, che stiamo passando da una emergenza pandemica ad una emergenza endemica. Ma senza quegli infermieri, costretti a rimanere a casa per i contagi, come sosterremo il fardello dei nuovi ricoveri da Omicron? E soprattutto cosa ne sarà della sanità ordinaria, se l’impegno quotidiano degli operatori sanitari deve concentrarsi sui soggetti affetti da Sars Cov 2 ? 
 
Chi coprirà i posti lasciati vacanti in quegli ospedali dai quali viene preso il personale da destinare ai reparti Covid? 
 
Insomma, ci rendiamo conto del fatto che aprire nuovi reparti Covid senza assumere un numero adeguato di operatori, troppo spesso significa chiudere o sospendere l'attività di altri reparti ordinari, cioè quelli dai quali viene distolto il personale da dedicare ai pazienti Covid?    
 
E poi come ci si può dimenticare degli anziani, dei malati cronici, dei diabetici, di coloro che devono sostenere percorsi oncologici, dei pazienti che ogni giorno hanno bisogno di cure e attenzione. La possibile paralisi della sanità e la carenza di personale rischiano di pesare come un macigno insostenibile prima di tutto sui cittadini».

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