Attacco CLPT: "Ancora intimidazioni gratuite contro i lavoratori"
Pubblichiamo da CLPT
"Il 25 novembre 2021 CGIL, CISL e UIL hanno proclamato per il 17 dicembre uno sciopero dei porti contro i progetti di privatizzazione delle Autorità Portuali e di introduzione della possibilità dell’autoproduzione, nonché per l’inclusione del lavoro portuale tra i lavori usuranti. Il CLPT ha aderito allo sciopero ritenendo le sue motivazioni serie e condivisibili, aggiungendoci la richiesta che il Governo provveda a comunicare all’UE l’esclusione del Porto Libero di Trieste dal territorio doganale dell’UE, contro le rappresaglie di AdSPMAO e aziende verso i lavoratori contrari alla certificazione verde per lavorare, per la sua abolizione e la messa in pratica di misure efficaci per la prevenzione della diffusione del COVID19 sui posti di lavoro. Tuttavia il 16 dicembre verso le ore 19.00 CGIL, CISL e UIL comunicavano ai media di aver revocato lo sciopero. Lasciamo da parte le oscurissime motivazioni di tale decisione, quello che conta è che revocare uno sciopero con solo 5 ore di anticipo sul suo inizio (ore 0.00 del 17/12), comunicandolo solo ai media, MA NON AI LAVORATORI, significa fregarsene dei lavoratori. Perché è chiaro che non tutti i lavoratori avrebbero potuto sapere che lo sciopero era stato revocato. Tanto più se a tentare di informarli direttamente è stato il solo CLPT, mentre i rappresentanti locali dei “sindacati rappresentativi” se ne stavano zitti (ma forse neanche loro erano stati informati, il che è anche peggio…). La conseguenza è stata che il 17 dicembre alcuni lavoratori, convinti che ci fosse lo sciopero, non sono andati a lavorare, beccandosi per questo contestazioni disciplinari da parte delle aziende. Da parte nostra non ci ha mai interessato lanciarci in guerre tra sigle sindacali per fare qualche tessera in più. Riteniamo queste contestazioni disciplinari un ulteriore esempio di intimidazione e prevaricazione e comunichiamo a tutti i lavoratori, iscritti e non, che il CLPT è disponibile per difenderli dalle contestazioni disciplinari. Perché il CLPT è nato dai lavoratori per essere uno strumento per la difesa dei loro diritti e della loro dignità, e non per fare la guerra tra lavoratori o tra sigle".
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