Festival delle comunità di Habitat Microaree: futuri immaginabili, possibili e desiderabili

Martedì 8 settembre presso l’Auditorium ITIS di via Pascoli 31 si è svolta la terza edizione del Festival delle Comunità di Habitat Microaree. I lavori sono stati aperti dall'assessore alle Politiche sociali, Massimo Tognolli, seguito dalla direttrice generale dell'Itis Maria Teresa Agosti, dal direttore socio-sanitario di Asugi, Giulio Antonini e dal presidente Ater, Daniele Mosetti. Una giornata di confronto, partecipazione e progettazione del futuro dei quartieri, tra welfare di comunità, prossimità, salute, casa e nuove forme di partecipazione. Immaginare il futuro per costruirlo già nel presente. È stato questo il filo conduttore del Festival con un’ampia partecipazione di istituzioni, operatori dei servizi, realtà del Terzo Settore, comitati rionali e cittadini provenienti da diversi quartieri della città. Promosso da Comune di Trieste, ASUGI e ATER e organizzato dalle cooperative sociali La Quercia e Duemilauno Agenzia Sociale, insieme a ITIS, il Festival ha avuto come tema “Comunità future. Far fiorire comunità a Trieste”. Una giornata dedicata a interrogarsi su quali comunità vogliamo costruire, quali relazioni desideriamo coltivare e quali nuove forme di partecipazione, collaborazione e cura possano sostenere la vita dei quartieri, soprattutto quelli più periferici.
Ad aprire i lavori è stata una riflessione sui futuri possibili e desiderabili, a partire dai contributi del professor Rocco Scolozzi dell’Università di Trento e dello psicologo di comunità Stefano Carbone. Due prospettive differenti, accomunate dall’idea che interrogarsi sul futuro significhi innanzitutto mettere a fuoco le scelte del presente e comprendere come queste possano orientare ciò che verrà. Nel corso della mattinata si sono susseguiti interventi e confronti tra istituzioni, servizi e comunità. Stefano Chicco, direttore del Servizio Sociale Comunale, ha posto al centro della riflessione il valore di Habitat Microaree, interrogando anche l’intelligenza artificiale sulla sua utilità, sul suo impatto sulle comunità e sulla sua sostenibilità economica. Una riflessione che ha portato a ribadire l’importanza di proseguire e rafforzare il modello di intervento socio-sanitario e abitativo, anche alla luce della riorganizzazione in corso del Dipartimento Servizi e Politiche Sociali.
Sul tema della sanità territoriale sono intervenuti Giulio Antonini, direttore Socio Sanitario ASUGI, e Francesco Cecchini, responsabile delle professioni sanitarie ASUGI, indicando nella costruzione di un welfare di comunità e nel ruolo delle Case di Comunità uno degli assi portanti della sanità del futuro. A sottolineare il ruolo dell’abitare nella costruzione delle comunità sono stati il presidente di ATER Trieste Daniele Mosetti e la direttrice Raffaella Delai, che hanno ricordato come Trieste, con Habitat Microaree e il Festival delle Comunità, rappresenti un punto di riferimento a livello regionale e nazionale. Gestire il patrimonio abitativo, è stato evidenziato, significa anche contribuire alla costruzione delle comunità: i complessi ATER non sono infatti realtà isolate, ma parte integrante dei quartieri e delle relazioni che li attraversano, tra servizi, Terzo Settore, forze dell’ordine, comitati e cittadini.
Particolarmente significativa è stata poi la voce degli operatori dei servizi socio-sanitari e delle persone provenienti dai diversi rioni cittadini. Dal confronto è emersa con forza la necessità di continuare a lavorare insieme, affinché chi opera sul territorio non si senta solo e affinché la presenza nei quartieri possa consentire di intercettare precocemente bisogni e fragilità, prima che diventino criticità consolidate o malattia. È stata inoltre ribadita l’importanza di far conoscere sempre di più Habitat Microaree e le opportunità che il programma offre, rafforzando la comunicazione e la capacità di raccontare ciò che già esiste e il “bello” che quotidianamente prende forma nelle comunità.
A dare volto e voce a questo patrimonio di esperienze è stato il video “Far fiorire il bello della Comunità”, realizzato da Zunami film, con la regia e il videomaking di Giulio Ladini e il racconto di Matteo Verdiani. Le immagini e le testimonianze hanno accompagnato il pubblico alla scoperta di alcune delle persone e delle esperienze che animano i territori. Uno spazio specifico è stato dedicato al Patto Territoriale di Cologna, raccontato da Francesco Mosetti di ITIS e Marta Pari di Hangar Teatri – Vita Lenta. Un’esperienza recente che, attraverso la collaborazione tra realtà del territorio e ATER, guarda già al futuro, facendo della cultura e della partecipazione strumenti concreti di inclusione e costruzione di comunità.
Il tema della prossimità è tornato anche nell’intervento di Annalisa Castellano, responsabile P.O. dell’ufficio Direzione, programmazione e controllo dell’Ambito, dedicato alle comunità di genitori e alle esperienze sviluppate dal Centro per le Famiglie del Comune di Trieste. Ascoltare, esserci e stare accanto alle persone, alle giovani generazioni e alle famiglie sono stati indicati come elementi fondamentali tanto per il presente quanto per il futuro. A chiudere i lavori è stato l’assessore alle Politiche sociali, Massimo Tognolli, che ha sottolineato come le comunità future non siano qualcosa che semplicemente accadrà domani, ma qualcosa che viene costruito ogni giorno attraverso relazioni, esperienze e scelte collettive. In questa prospettiva, l’integrazione rappresenta la strada maestra: integrazione tra servizi e politiche, tra istituzioni e realtà del Terzo Settore, tra persone e territori, ma anche tra ambiti apparentemente lontani, come le politiche sociali e quelle turistiche. Un metodo di lavoro necessario per affrontare la complessità e costruire comunità capaci di futuro. Habitat Microaree è stato indicato come un’esperienza da potenziare, difendere e diffondere, non soltanto come eccellenza e modello unico nel panorama italiano delle politiche sociali, sanitarie e abitative, ma come patrimonio concreto di relazioni e pratiche da continuare a far crescere.
Il Festival non si è fermato al confronto istituzionale. Nel pomeriggio, con “Le Comunità insieme”, gli spazi dell’ITIS si sono trasformati in luoghi di incontro e partecipazione, con giochi tradizionali, scambi intergenerazionali sul digitale e attività legate al saper fare, dall’uncinetto all’arte. In serata, lo sport è diventato a sua volta occasione di socialità con “Sport popolare, sport di comunità”: un minitorneo di calcio che ha coinvolto circa trenta giovani provenienti da diversi territori, riuniti in squadre miste grazie alla collaborazione con Fani Olimpia, presso il campo di calcio da essa gestito. La giornata si è conclusa con un momento conviviale, a conferma di come anche lo stare insieme, giocare, creare e condividere possano diventare strumenti di costruzione della comunità.
La terza edizione del Festival ha così tracciato rotte e traiettorie possibili, provando a immaginare futuri desiderabili nei quali ogni persona, nessuna esclusa, possa sentirsi parte di una comunità solidale, nella quale la presenza di ciascuno possa fare la differenza. Forse è proprio questo il principale insegnamento emerso dalla giornata: la costruzione delle comunità future non riguarda soltanto la politica, la tecnica, i servizi o i grandi equilibri del mondo. Riguarda anche noi. E il futuro delle comunità, a Trieste, comincia già oggi.
COMTS
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