Trieste, Rebek: «A settembre arriva un po’ di freddo e per il triestino l’estate è finita» (VIDEO)

A Trieste la fine dell’estate non sarebbe determinata soltanto dal calendario, ma da una sorta di interruttore psicologico capace di scattare non appena arrivano vento e temperature più basse. È la provocatoria analisi proposta da Stefano Rebek durante il confronto di Trieste Cafe su feste, movida ed eventi.
Partendo dalle difficoltà raccontate da Luca Zini nell’organizzare appuntamenti all’aperto quando le condizioni meteorologiche cambiano, Rebek ha descritto con ironia una caratteristica che considera particolarmente marcata nel pubblico triestino.
«A Trieste la chiusura è improvvisa»
Secondo Rebek, rispetto ad altre città regionali, Trieste avrebbe un rapporto molto più netto con il passaggio dall’estate all’autunno.
«L’apertura e soprattutto la fine della stagione estiva, Udine, Gorizia cambia poco, Trieste è drastico dalla temperatura. È una chiusura proprio improvvisa».
Il primo calo termico diventa quasi un segnale definitivo.
«Come il triestino sente un po’ di freddo... l’estate è finita, basta, non esco più».
Rebek ha inserito anche se stesso nella categoria, trasformando l’osservazione in una fotografia ironica delle abitudini cittadine.
Più facile febbraio di settembre
Il paradosso, secondo l’opinionista, è che la stessa temperatura viene percepita in maniera diversa a seconda del periodo dell’anno.
«È più facile portarlo fuori a febbraio coi primi soli piuttosto che a settembre, come inizia a fare un po’ freddo».
A settembre, insomma, il pubblico sarebbe ancora mentalmente legato all’estate e vivrebbe il primo vento o il primo abbassamento termico come una cesura.
Una settimana può sembrare quindi la conclusione definitiva della stagione, salvo poi ritrovarsi pochi giorni dopo con condizioni nuovamente favorevoli.
«A settembre magari la settimana chiudi, quella dopo fa di nuovo caldo e allora fai un’extra date».
Un’incertezza che complica inevitabilmente la programmazione degli organizzatori.
Zini: «È un automatismo mentale»
Luca Zini ha concordato pienamente con l’analisi.
«Il pubblico triestino è sempre stato particolare per queste cose. Credo che sia proprio un automatismo mentale».
E il discrimine non sarebbe necessariamente la temperatura in sé.
«Se ti arriva il vento d’autunno ti va bene psicologicamente, se arriva d’estate allora non va bene».
Un meccanismo che gli operatori della notte conoscono bene e con cui devono inevitabilmente fare i conti quando costruiscono il calendario degli appuntamenti di fine stagione.
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