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Cronaca

Trieste, presidi nelle piazze: «Meglio avere le forze dell’ordine libere per intervenire» (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, presidi nelle piazze: «Meglio avere le forze dell’ordine libere per intervenire» (VIDEO)

Operatori incaricati di osservare e segnalare i problemi, con le forze dell’ordine disponibili a intervenire dove emerge una necessità. È l’impostazione sostenuta da Stefano Rebek durante il confronto sulla gestione di piazza Libertà e sulla sicurezza a Trieste.

L’opinionista ha espresso perplessità sull’efficacia di una distribuzione delle pattuglie in postazioni fisse, proponendo un diverso equilibrio tra presenza sul territorio e capacità di intervento.

«Secondo me è meglio avere le forze dell’ordine libere», ha affermato, collegando questa disponibilità alla possibilità di raggiungere i luoghi nei quali si verificano i problemi.

La proposta è emersa durante la trasmissione condotta da Luca Marsi, nel confronto con Martin Furlan di Fesica Confsal e Paul Pisani della GIS.

L’idea di un controllo basato sulla segnalazione

Rebek ha attribuito alla vigilanza privata una possibile funzione di osservazione, descrivendo il controllore come «colui che guarda e chiama quando c’è bisogno».

Nel suo ragionamento, una presenza di questo tipo potrebbe essere utile per riconoscere le criticità e richiedere l’intervento delle forze dell’ordine attraverso un collegamento diretto.

«È un aiuto fondamentale per chiamare le forze dell’ordine in modo diretto, proprio quando serve», ha dichiarato.

L’opinionista ha indicato il Comune come soggetto che, nella sua proposta, dovrebbe sostenere economicamente il servizio. Si tratta di un’ipotesi formulata durante il dibattito, non della descrizione di un nuovo servizio annunciato dall’amministrazione.

Le perplessità sulle postazioni fisse

Rebek ha messo in discussione la scelta di mantenere pattuglie distribuite stabilmente in più piazze.

La sua obiezione riguarda la possibilità che i problemi si verifichino altrove, rendendo meno efficace una presenza concentrata su singoli punti.

Nel suo intervento ha richiamato anche l’esperienza delle zone rosse, esprimendo un giudizio critico sui risultati di un controllo che, a suo avviso, può essere aggirato spostando i comportamenti problematici.

La proposta dell’opinionista mira quindi a privilegiare la disponibilità delle forze dell’ordine a muoversi verso le criticità segnalate.

La diversa valutazione di Furlan

Martin Furlan ha espresso una posizione differente sul caso di piazza Libertà, chiedendo che il presidio fosse affidato alle forze dell’ordine.

Il rappresentante di Fesica Confsal ha richiamato la preparazione della vigilanza privata e il rischio di attribuirle compiti che considera di ordine pubblico.

Il confronto ha così fatto emergere una questione decisiva: quali attività dovrebbero effettivamente svolgere gli operatori presenti nella piazza?

Rebek ha sostenuto l’utilità dell’osservazione e della chiamata; Furlan ha concentrato l’attenzione sui rischi di un servizio che possa richiedere interventi oltre il ruolo assegnato.

Il punto aperto sull’organizzazione dei servizi

La discussione non si è conclusa con un modello condiviso. Ha però chiarito due esigenze emerse nel dibattito: garantire la capacità di intervento delle forze dell’ordine e definire con precisione il lavoro degli eventuali operatori di supporto.

Rebek ha difeso un’organizzazione nella quale la segnalazione delle criticità consenta di indirizzare le pattuglie dove servono. Furlan ha insistito sulla necessità di evitare che il personale privato venga esposto a incarichi impropri.

Nel confronto sulla sicurezza a Trieste, resta centrale il rapporto tra ciò che viene osservato sul territorio e la risposta che può essere attivata.

DI SEGUITO IL VIDEO

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