Trieste, don Ciotti scuote il Molo Audace: “la guerra è un fallimento dell’umanità” (FOTO - VIDEO)

Una mattinata intensa, carica di significato e partecipazione quella andata in scena al Molo Audace, dove cittadini, associazioni e rappresentanti del territorio si sono ritrovati per un invito alla pace che ha visto protagonista don Luigi Ciotti.
Alle 10.30 il cuore di Trieste si è trasformato in uno spazio di riflessione collettiva, attraversato da parole forti, dirette, che hanno richiamato la responsabilità individuale e collettiva di fronte ai conflitti in corso nel mondo.
“La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità”
Nel suo intervento, don Ciotti ha voluto partire da un messaggio chiaro, riprendendo le parole di Papa Francesco: la guerra non è solo tragedia, ma una sconfitta complessiva, una resa che coinvolge istituzioni e coscienze.
Un concetto ribadito con forza davanti ai presenti: i conflitti non solo uccidono, ma distruggono e inquinano, diventando un “trittico di morte” che colpisce soprattutto i più deboli.
Il richiamo al coraggio e alla responsabilità
L’invito lanciato dal palco è stato quello di compiere “uno scatto in più”. Non basta indignarsi o restare spettatori: secondo don Ciotti, è necessario mettersi in gioco, rompere il silenzio e contrastare l’indifferenza.
“Se abbiamo le mani pulite ma le teniamo in tasca, siamo complici”, ha affermato, sottolineando come l’inerzia rappresenti una forma di partecipazione passiva alle ingiustizie.
Le guerre come affare e la denuncia del sistema
Nel corso dell’intervento è emersa anche una denuncia netta: le guerre vengono descritte come un grande affare per mafie, trafficanti di armi e interessi economici globali.
Un passaggio che ha toccato anche il ruolo dei Paesi coinvolti nella produzione di armamenti, evidenziando la contraddizione tra dichiarazioni di pace e realtà industriali legate alla guerra.
Il dramma delle vittime innocenti
Tra i momenti più toccanti, il riferimento ai bambini, indicati come le vittime più fragili dei conflitti. Le immagini evocate, fatte di lenzuoli bianchi e vite spezzate, hanno segnato profondamente il discorso, richiamando la necessità di non restare indifferenti.
“Dobbiamo essere malati di pace”
Riprendendo le parole di don Tonino Bello, don Ciotti ha lanciato un messaggio simbolico e potente: coltivare una “malattia della pace”, qualcosa da non voler mai guarire, da sentire dentro come urgenza permanente.
Un invito a trasformare la pace da semplice aspirazione a impegno quotidiano, concreto, condiviso.
Trieste e la “città dentro la città”
Nel finale, uno sguardo positivo sulla realtà triestina: una città capace di esprimere una rete silenziosa ma attiva di persone, associazioni e movimenti impegnati nel sociale.
Una “città dentro la città”, fatta di partecipazione e volontà, che rappresenta la base da cui ripartire per costruire percorsi di pace.
Un messaggio che resta
La manifestazione si è chiusa con un lungo applauso e con un messaggio chiaro: non è più tempo di restare fermi.
La pace, è stato ribadito, ha bisogno di tutti.
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