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Cronaca

Trieste, Dipiazza torna all’attacco sui maranza: “Servono leggi serie, chi accoltella non può stare libero” (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, Dipiazza torna all’attacco sui maranza: “Servono leggi serie, chi accoltella non può stare libero” (VIDEO)

La sicurezza torna al centro del discorso di Roberto Dipiazza, che durante la diretta di Trieste Cafe dal Citybar Tergesteo ha alzato i toni sul tema dei maranza, della violenza urbana e della necessità, a suo dire, di leggi più severe. Il sindaco parte da un riferimento alla movida e ai luoghi frequentati dai giovani, ma allarga subito il quadro fino a toccare un tema che da tempo considera cruciale: la difficoltà di dare una risposta efficace a chi commette reati gravi e torna rapidamente in libertà.

La richiesta di una stretta normativa

Nel corso dell’intervista Dipiazza sostiene che per affrontare il fenomeno non bastino i correttivi locali o il semplice rafforzamento della presenza sul territorio. Pur citando l’introduzione degli steward e una maggiore attenzione nei contesti della movida, il sindaco chiarisce che il nodo vero, dal suo punto di vista, è legislativo. Il riferimento è a norme “adeguate”, capaci di colpire in modo più duro chi si rende protagonista di comportamenti violenti o gravemente antisociali.

Il primo cittadino usa un paragone forte, richiamando il passato delle leggi contro il terrorismo, per sottolineare che a suo giudizio servirebbe una risposta dello Stato più netta e più incisiva. Al centro del ragionamento c’è una convinzione semplice ma politicamente pesante: chi commette certi reati non può cavarsela con una percezione di impunità.

“Chi accoltella non può essere fuori”

Il passaggio più duro dell’intervento arriva quando Dipiazza fa riferimento a chi accoltella una persona e poi si ritrova libero. Per il sindaco è una stortura incomprensibile e inaccettabile, che finisce per trasmettere ai cittadini un senso di fragilità e di sfiducia. Da qui la richiesta di “galera” per chi sbaglia in modo grave, dentro un impianto retorico che punta a mostrare vicinanza a chi chiede più protezione e più rigore.

Il discorso non si limita a Trieste, ma si allarga a una riflessione più generale sulle grandi stazioni e sulle aree urbane percepite come problematiche. Dipiazza cita altre città italiane per sostenere che il tema non riguarda soltanto il capoluogo giuliano, ma un quadro più vasto in cui, a suo dire, servono risposte strutturali e non misure tampone.

Movida, giovani e controllo del territorio

La riflessione sulla sicurezza nasce dentro una conversazione più leggera, dedicata ai luoghi degli appuntamenti e alla Trieste dei giovani, ma prende presto una piega politica. Il sindaco torna a evocare il problema di gruppi di ragazzi che si comportano in modo aggressivo o intimidatorio e lo collega alla necessità di non lasciare sole le zone della socialità serale.

In questo passaggio emerge una doppia linea: da una parte la volontà di presidiare meglio la città, dall’altra l’idea che senza un impianto normativo più severo anche gli strumenti di controllo rischino di restare insufficienti. Gli steward, nella narrazione del sindaco, sono un tassello utile ma non risolutivo. La vera svolta, secondo lui, dovrebbe arrivare da una legislazione più rigida e da una certezza della pena molto più percepibile.

Una linea politica che punta sul rigore

Le parole di Dipiazza si inseriscono in una linea che il sindaco porta avanti da tempo: la convinzione che il tema della sicurezza non possa essere derubricato a polemica o a percezione, ma vada affrontato con strumenti più forti. Anche in questa occasione, il primo cittadino sceglie un linguaggio diretto, senza smussare gli spigoli, e punta a intercettare una preoccupazione diffusa in una parte dell’opinione pubblica.

Il suo intervento non entra nel dettaglio di proposte normative specifiche, ma il messaggio politico è chiarissimo: la risposta alla violenza deve essere più dura, più rapida e più leggibile. Chi aggredisce, chi accoltella, chi semina paura nei luoghi della vita quotidiana, secondo il sindaco, deve sapere di andare incontro a conseguenze certe.

Sicurezza come tema identitario del dibattito cittadino

Ancora una volta Dipiazza usa la diretta non solo per commentare l’attualità, ma per riaffermare una postura politica precisa. La sicurezza, nella sua visione, è uno dei terreni su cui si misura la credibilità di chi governa e dello Stato nel suo complesso. Non basta invitare alla calma o moltiplicare i richiami civici: servono, dice il sindaco, regole, controllo e sanzioni vere.

Il risultato è un intervento che riporta con forza il tema al centro della discussione cittadina. E che, con ogni probabilità, è destinato a far discutere ancora, soprattutto per la durezza con cui Dipiazza chiede una stretta contro chi trasforma la convivenza urbana in un terreno di paura e violenza.

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