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Cronaca

Trieste apre il cuore: una famiglia irachena accolta grazie ai corridoi umanitari Caritas

Luca Marsi·
Trieste apre il cuore: una famiglia irachena accolta grazie ai corridoi umanitari Caritas

Una notizia che profuma di speranza illumina l’attualità triestina: una famiglia di origine irachena arriverà nei prossimi giorni in città nell’ambito del Protocollo nazionale Caritas per i corridoi umanitari, stipulato dal Governo italiano con la Conferenza Episcopale Italiana e attuato da Caritas Italiana.

Il nucleo familiare fa parte di un gruppo di 41 persone atterrate ieri sera a Fiumicino, giunte dalla Giordania, in fuga da una vita segnata da conflitti e gravi violazioni dei diritti umani. L’Italia, ancora una volta, si fa portavoce di un modello di accoglienza legale e sicura, capace di sottrarre i più fragili al dramma delle traversate disperate nel Mediterraneo e sulle altre rotte di migrazione irregolare.

Il progetto dei corridoi umanitari – che si affianca a quelli lavorativi e universitari – rappresenta un pilastro di umanità e responsabilità condivisa. Finanziato dalla CEI e coordinato con le diocesi italiane, esso consente non solo di arrivare in sicurezza, ma anche di costruire un percorso di integrazione concreto e stabile, nell’ottica del bene comune: per chi accoglie e per chi è accolto.

Non è un caso che Trieste, città di confine e storicamente crocevia di popoli, sia stata scelta come una delle destinazioni di questo progetto. Oltre al capoluogo giuliano, saranno coinvolte altre diocesi italiane, da Pescara a Capua, da Teggiano a Teano e Cerreto Sannita. Una rete solidale che unisce territori diversi, ma accomunati dalla volontà di restituire dignità a chi l’ha perduta.

La famiglia irachena, accompagnata fin dall’arrivo dagli operatori Caritas, intraprenderà ora un cammino di inserimento nella comunità triestina. Un percorso non privo di sfide, ma sostenuto dalla certezza che la legalità dell’ingresso e la cura dell’accoglienza possano davvero aprire nuove prospettive di vita.

Trieste, ancora una volta, si prepara ad essere non soltanto città di frontiera, ma soprattutto porta di umanità.

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