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Cronaca

Trieste, annuncio da baby sitter e chat da brividi: foto scollata, 18 euro l’ora e il nome della figlia 16enne

Luca Marsi·
Trieste, annuncio da baby sitter e chat da brividi: foto scollata, 18 euro l’ora e il nome della figlia 16enne

Doveva essere un semplice contatto per un lavoro da baby sitter, si è trasformato invece in una conversazione dai contorni sempre più strani, tanto da spingere una triestina a interrompere tutto, bloccare l’interlocutrice e raccontare pubblicamente l’accaduto per mettere in guardia gli altri.

La vicenda, condivisa dalla donna sui social, parte da un annuncio pubblicato su Subito con cui cercava lavoro come baby sitter. Un’iniziativa normalissima, come tante, per provare a trovare un’occupazione. A risponderle sarebbe stata una donna che le avrebbe scritto dicendo che a una zia serviva un aiuto, lasciandole un numero di telefono per proseguire la conversazione direttamente in privato.

A quel punto la triestina avrebbe contattato il numero indicato, ricevendo risposta da una persona che si sarebbe presentata come “Luisa”. Fin dai primi messaggi, però, la situazione avrebbe iniziato a prendere una piega che la donna ha definito inquietante. Secondo il suo racconto, questa presunta Luisa le avrebbe inviato una propria fotografia in top scollato, chiedendole a sua volta una foto.

Nel corso della chat, la triestina avrebbe chiesto informazioni sulla bambina o sul bambino di cui avrebbe dovuto occuparsi. La risposta, però, avrebbe spostato ancora di più la conversazione su un terreno ambiguo. La donna le avrebbe infatti scritto che la “figlia” aveva 16 anni, usciva poco di casa perché si vergognava delle proprie forme abbondanti e che avrebbe avuto bisogno di compagnia.

Un passaggio che avrebbe subito insospettito la triestina, anche per il tono della conversazione e per il modo in cui la presunta richiesta di lavoro stava cambiando natura. Ma il messaggio che l’avrebbe convinta definitivamente a troncare il contatto sarebbe arrivato poco dopo, quando la donna le avrebbe scritto di dover andare a farsi la doccia e di volerle quindi “passare” direttamente la figlia.

A quel punto la triestina ha raccontato di aver bloccato immediatamente il contatto, decidendo di non proseguire oltre. Una scelta maturata di fronte a una situazione percepita come anomala e poco chiara, ben lontana da quello che dovrebbe essere un normale contatto per un impiego da baby sitter.

Dopo aver interrotto la conversazione, la donna ha spiegato di aver provato a fare una verifica in autonomia, utilizzando la fotografia ricevuta. Inserendo l’immagine su Google, ha raccontato di essersi imbattuta in un profilo riconducibile a un’altra signora, con un nome diverso da quello utilizzato nella chat. Da qui il sospetto che la foto possa essere stata presa dai social e usata da terzi per costruire un’identità falsa e contattare persone in cerca di lavoro.

“Ora, ci vengono rubate le foto dai social per fare questi giochetti?”, si chiede la triestina nel suo sfogo, aggiungendo di voler contattare la donna ritratta nella foto per avvisarla di quanto accaduto. Un passaggio che apre un altro fronte delicato, quello dell’uso improprio di immagini personali recuperate online e riutilizzate, secondo il suo sospetto, per creare profili fittizi e agganciare persone vulnerabili o comunque in buona fede.

Il racconto rilancia così un tema sempre più attuale: quello dei contatti sospetti che possono nascondersi dietro annunci di lavoro apparentemente innocui, soprattutto su piattaforme di compravendita o di ricerca di impiego dove il primo approccio avviene spesso tra sconosciuti. In casi come questo, spiega indirettamente la stessa testimonianza, basta poco perché una conversazione nata per motivi lavorativi prenda una piega opaca, ambigua o potenzialmente pericolosa.

La triestina non usa mezzi termini nel descrivere il proprio sconcerto. “Non ho parole”, scrive alla fine del suo racconto, lasciando emergere tutto il disagio per un episodio che, da semplice candidatura per un lavoro da baby sitter, si sarebbe trasformato in una chat surreale e sospetta.

Resta ora il suo interrogativo, che è anche un avvertimento per chi utilizza la rete per cercare occupazione: dietro un’offerta apparentemente normale può nascondersi tutt’altro. Ed è proprio per questo che la donna ha scelto di raccontare pubblicamente quanto accaduto, nel tentativo di mettere in guardia altre persone e accendere i riflettori su un episodio che, almeno nel suo racconto, ha fatto scattare più di un campanello d’allarme.

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