Trieste dice addio a Ettore Monti: "Dal Mandracchio a Marina San Giusto, era una bella persona”

Trieste piange Ettore Monti, scomparso nella giornata di oggi, mercoledì 24 giugno 2026, all’età di 63 anni. La notizia della sua morte ha colpito chi lo conosceva e chi, nel corso degli anni, aveva condiviso con lui pezzi di vita, amicizie, collaborazioni e momenti legati al mondo della città. Tra i ricordi più sentiti c’è quello di Max De Palma, che ha voluto affidare a poche parole, pronunciate con evidente commozione, il suo saluto a un uomo con cui aveva mantenuto un rapporto lungo decenni.
Il ricordo di De Palma parte da lontano, da una Trieste di anni passati, da legami nati in un contesto cittadino che per molti rappresentava un pezzo di vita intensa e condivisa. Max De Palma racconta infatti di conoscere Ettore Monti da tantissimi anni, addirittura dai tempi del Mandracchio, evocando una stagione precisa della città e della sua vita, legata alle feste su musiche degli anni Settanta e Ottanta insieme a Fabio Del Bello e Mauro Maro.
È un passaggio che restituisce la profondità di un rapporto non occasionale, ma costruito nel tempo, sedimentato attraverso frequentazioni, collaborazioni e una conoscenza che affonda le radici in una Trieste vissuta giorno dopo giorno. Non un ricordo freddo, dunque, ma la memoria di una presenza costante, di un volto familiare, di una persona rimasta dentro una rete di affetti e rapporti che non si erano mai spezzati.
Nel suo ricordo, De Palma sottolinea proprio questo aspetto: “abbiamo sempre avuto un’amicizia molto bella fra di noi”. Una frase semplice, ma forse proprio per questo ancora più forte, perché restituisce il senso di un legame autentico, senza bisogno di grandi costruzioni. Un’amicizia coltivata nel tempo e accompagnata anche da momenti di collaborazione concreta, come quella citata dallo stesso De Palma al Marina San Giusto, altro tassello di un rapporto che non si era fermato ai ricordi del passato, ma che aveva continuato a vivere anche in anni più recenti.
Nel suo intervento, Max De Palma non nasconde la fatica del momento. Le parole arrivano spezzate, appesantite dalla notizia appena appresa, dal colpo emotivo che una scomparsa improvvisa o comunque dolorosa porta con sé. “Mi dispiace tantissimo”, dice, quasi cercando una frase capace di contenere il dolore, senza però riuscire davvero a trovare un modo per racchiudere in poche battute quello che la perdita di Ettore Monti rappresenta sul piano umano.
È proprio in quel passaggio finale che il ricordo assume un peso ancora maggiore. De Palma definisce Ettore Monti “una bella persona”, una formula che, nel linguaggio di chi resta, vale spesso più di tante altre parole. Non è solo un modo per omaggiare chi non c’è più, ma la sintesi di un giudizio umano, di una stima maturata in anni di conoscenza, di un rapporto che evidentemente aveva lasciato un segno profondo.
La morte di Ettore Monti arriva così a scuotere una parte di Trieste che lo aveva conosciuto, frequentato o incontrato nel corso degli anni. Il suo nome si lega, almeno nel racconto di chi oggi lo ricorda, a una stagione di relazioni, di iniziative, di momenti condivisi e di amicizie nate in un tessuto cittadino che nel tempo ha continuato a riconoscersi in volti e storie come la sua.
Il ricordo affidato da Max De Palma è, in questo senso, anche una fotografia di quella continuità: dagli anni del Mandracchio alle collaborazioni al Marina San Giusto, passando per un rapporto umano che lui stesso descrive come sempre bello e sincero. In poche frasi emerge il ritratto di un uomo che, al di là dei ruoli o delle occasioni pubbliche, viene ricordato prima di tutto per la qualità del legame costruito con gli altri.
In una giornata segnata dal lutto, resta dunque la voce rotta di chi lo ha conosciuto bene e oggi fatica a trasformare il dolore in parole. Resta quel “mi dispiace tantissimo” pronunciato quasi d’istinto, resta il ricordo di una “bellissima amicizia”, resta soprattutto l’immagine di Ettore Monti come di una persona che, per chi gli è stato vicino, ha lasciato una traccia umana profonda.
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