Test del DNA per i cani, la proposta di un triestino contro degrado urbano e "cacche selvagge"

Un cittadino triestino ha condiviso una riflessione che molti genitori, residenti e frequentatori di parchi e spazi pubblici della città conoscono bene: la maleducazione di alcuni proprietari di cani, che lasciano gli escrementi dei loro animali sul suolo pubblico senza raccoglierli. La sua esperienza, avvenuta durante una passeggiata estiva con la figlia al Giardino Pubblico, si è trasformata in uno spiacevole confronto con una proprietaria che, colta in flagrante, ha negato le sue responsabilità con arroganza.
Un problema di civiltà e di legge
Il cittadino racconta di aver osservato la scena: il cane fa i suoi bisogni, la padrona si guarda intorno e si allontana senza raccogliere. Quando le viene fatto notare, non solo nega l’accaduto, ma reagisce alzando la voce, spostando l’attenzione e accusando chi ha osato riprenderla. "Mi ha dato dello screanzato, come se fossi io il criminale!", scrive l’autore dell’intervento, evidenziando la frustrazione e l’impotenza di fronte a situazioni simili.
La legge comunale prevede l’obbligo di raccogliere gli escrementi dei propri cani, ma senza una prova evidente o una pattuglia di vigili pronta a intervenire sul momento, spesso queste situazioni restano impunite.
Un’idea innovativa: il test del DNA per identificare i trasgressori
Riflettendo sulla propria esperienza, il cittadino propone una soluzione interessante, già adottata in alcuni comuni italiani: il test del DNA per ricondurre gli escrementi al cane e, di conseguenza, al suo proprietario. Questo sistema sfrutta il microchip obbligatorio per i cani, che potrebbe contenere anche le informazioni genetiche dell’animale.
Come funziona?
- Gli escrementi abbandonati vengono raccolti e analizzati.
- Grazie al DNA si risale al proprietario del cane, che riceve direttamente a casa una multa comprensiva del costo delle analisi.
- Con alcune multe esemplari, anche i più incivili sarebbero spinti a raccogliere i bisogni dei loro cani, temendo le conseguenze.
"Non servirebbe cogliere i padroni sul fatto", sottolinea il cittadino, "le prove restano lì per settimane e basterebbe applicare il sistema per pochi mesi per vedere un cambiamento".
Il disagio quotidiano: tra parchi, strade e scuole
La frustrazione del cittadino non si ferma al Giardino Pubblico. Racconta di come le strade che percorre ogni giorno con la figlia per andare a scuola siano costellate di escrementi, una visione che degrada la città e trasmette un messaggio negativo ai più piccoli. "Mia figlia mi chiede perché la gente non raccoglie, e non so cosa risponderle", scrive, evidenziando come l’inciviltà non sia solo un fastidio per gli adulti, ma anche un esempio sbagliato per i bambini.
Un appello ai triestini e al Comune
L’intervento si conclude con un invito a tutti i cittadini, in particolare ai padroni di cani rispettosi delle regole: scrivere al Comune per chiedere l’introduzione del sistema del test del DNA. Solo con un approccio innovativo e mirato si potrebbe risolvere un problema che da troppo tempo sporca Trieste, una città che potrebbe essere splendida se non costringesse i suoi abitanti a camminare con gli occhi puntati a terra.
"Immaginate una Trieste dove possiamo finalmente alzare lo sguardo per godere della sua bellezza, senza preoccuparci di dove mettere i piedi", conclude il cittadino, con un messaggio che invita tutti a riflettere sul senso civico e sul rispetto per la comunità.
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