Sicurezza, Siulp: "Certezza della pena svuotata, chi viene fermato torna subito in strada” (VIDEO)

Francesco Marino, rappresentante del Siulp, ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe analizzando uno dei punti più nervosi del dibattito sicurezza: la certezza della pena. Un tema che, in una città scossa da episodi violenti, non riguarda soltanto il diritto penale o il lavoro dei tribunali, ma riguarda una questione molto più ampia: il messaggio che passa alla società.
Il cortocircuito: fermati oggi, visti domani
Il concetto espresso in diretta è chiaro e non ha bisogno di traduzione: capita che le forze dell’ordine procedano all’arresto e che, poche ore dopo, o il massimo il giorno seguente, la persona torni sulle strade. Marino, parlando di “reati di violenza” e di “reati di sangue”, ha posto l’accento su un fatto preciso: non si tratta di situazioni leggere o marginali. È proprio questo che rende la percezione di impunità ancora più devastante.
Quando un cittadino vede un episodio grave, immagina che la risposta sia altrettanto grave. Se invece la risposta appare debole o rapidissima, si crea un’idea tossica: conviene, oppure comunque non fa paura.
Il senso dell’impunità come carburante dei reati
Marino ha usato un’espressione netta: “il senso dell’impunità dilaga”. E qui si apre una dimensione psicologica che spesso viene sottovalutata. La criminalità non vive solo di opportunità. Vive anche di percezione. Se chi delinque percepisce che le conseguenze sono lontane, incerte o minime, la soglia di inibizione si abbassa.
E non è solo un problema di chi delinque: è un problema di chi vive la città. Perché la città che pensa di essere in balìa diventa una città che si ritrae, che si divide, che smette di fidarsi.
Trieste e il bisogno di un segnale forte
In questo passaggio, Marino si aggancia a quanto affermato anche da Stefano Rebek in diretta, riconoscendo che il tema non può essere liquidato con frasi di circostanza. La certezza della pena non è vendetta, nella logica espressa in trasmissione. È deterrenza. È protezione. È rassicurazione sociale.
Ed è qui che si crea il conflitto: se la società chiede protezione e vede invece fragilità, allora cresce l’esasperazione. E l’esasperazione, quando diventa diffusa, finisce per mangiare la fiducia nelle istituzioni.
Il problema non è una singola scelta: è il sistema
Marino non presenta la questione come il capriccio di un giudice o come il caso isolato. La descrive come una serie di concause. È un tema strutturale. E infatti lo collega a un modello più ampio, quello della sinergia tra istituzioni. Se un pezzo lavora e l’altro no, il risultato è che la catena si spezza.
In una città sotto pressione, la catena spezzata non è solo un problema: è un moltiplicatore di rischio.
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